venerdì 23 agosto 2019
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L’INCHIESTA

Termovalorizzatore di Acerra: evitare nuove ecoballe durante la manutenzione è possibile

Senza categoria | 26 Luglio 2019

Torna l’incubo dei rifiuti a Napoli, e di conseguenza in tutta la Campania. Un incubo che deriva dalla chiusura dell’Impianto di Termovalorizzazione rifiuti di Acerra, quantificato in 75.000 tonnellate di rifiuti dalla Regione e che dovrebbe durare dal 26 agosto al 12 ottobre 2019. Nei giorni di fermo dell’Impianto, come detto, secondo i calcoli della Regione Campania, si accumuleranno circa 75.000 tonnellate di frazione secca, considerando che per la 1° settimana le linee n° 2 e n° 3 continueranno a lavorare, la tempistica di chiusura sarà la seguente:

Naturalmente durante lo stop dell’inceneritore si produrrà anche la solita quantità di frazione umida e, quindi, complessivamente ogni giorno bisognerà ammassare altre 3.270 tonnellate. La Regione Campania ha già trovato una “soluzione”: stoccare questa enorme massa di rifiuti, come “eco”balle, in piazzole riattivate in vari siti di stoccaggio sparsi per il territorio regionale:

Intanto, e per fortuna, cominciamo a dire che la quantità teorica di stoccaggio è molto superiore al fabbisogno emergenziale, sempre che le quantità ipotizzate non siano maggiori di quelle reali, o che i tempi di fermo impianto non siano maggiori di quelli auspicati. Proteste da parte di popolazioni già enormemente vessate da quegli sversamenti, seppur “controllati”. Proteste da parte di gruppi politici e civici, associazioni e organizzazioni, anche le stesse Amministrazioni Comunali coinvolte hanno fatto la voce grossa.

Blocco programmato per improrogabili lavori di manutenzione

Quello che a noi interessa, tuttavia, è comprendere perché e percome si è arrivati a questo. E se si può ancora bloccare il tutto. Ma procediamo per gradi. Come già scritto il tutto nasce dal fatto che l’Impianto di Termovalorizzazione di Acerra dovrà subire un blocco programmato per improrogabili lavori di manutenzione straordinaria alla turbina elettrica. Manutenzioni di cui si sapeva da anni, come è normale che sia. Senza quelle manutenzioni la buona funzionalità dell’Impianto ne avrebbe nocumento, quindi esse vanno assolutamente fatte nei tempi previsti. E allora? Cominciamo con dare alcuni dati su quell’Impianto. L’Impianto di Termovalorizzazione di Acerra è costituito da:

La prima accensione a rifiuti della:

Il termovalorizzatore e la produzione di energia elettrica

Mentre la prima immissione in rete di energia elettrica (creata dalla sezione comune di produzione energia elettrica) ceduta al G.S.E. – Gestore del Servizio Elettrico nazionale risale al 12.05.2009. “Il termovalorizzatore recupera e trasforma in elettricità l’energia contenuta nei rifiuti non riciclabili, che vengono pretrattati negli impianti S.T.I.R. regionali (Stabilimenti di Tritovagliatura e Imballaggio Rifiuti). Un sistema di controllo vigila in ogni istante sull’impianto, che viene bloccato automaticamente in caso di anomalie. Ogni linea è verificata con fermate periodiche e ogni anno si fanno investimenti per interventi di aggiornamento e di miglioramento. Il controllo delle emissioni avviene tramite un doppio sistema di monitoraggio continuo e attraverso analisi periodiche affidate a laboratori esterni certificati.

L’A.R.P.A. – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente effettua verifiche e controlli ai sistemi di rilevamento. La A2A S.p.A. conduce in autonomia misurazioni con propria strumentazione. I fumi prodotti dalla combustione sono sottoposti a processi di depurazione per garantire il rispetto dei limiti imposti dalla legge, ed una volta raffreddati e depurati vengono rilasciati in atmosfera attraverso i 3 camini alti 110 metri. Dalla combustione dei rifiuti residuano le cosiddette ceneri pesanti, trattate da aziende specializzate per separare le varie frazioni metalliche, da avviare alle fonderie, mentre i materiali inerti sono utilizzati per impieghi edili.”

Grossomodo l’Impianto tratta circa 800.000 tonnellate/anno di rifiuti, producendo circa 650.000 kWh/anno di energia elettrica prodotta, equivalenti a circa 125.000 T.E.P. – Tonnellate Equivalenti di Petrolio all’anno come risparmio quantificato. Ed eccone lo schema di funzionamento esemplificato di una sola linea di termodistruzione con relativa valorizzazione:

Inceneritore in funzione anche durante la manutenzione?

Dicevamo che i lavori, programmati, dovranno essere eseguiti riguardano la sezione generazione energia formata da:

più specificatamente, dalle notizie giornalistiche, le manutenzioni riguarderanno la sola turbina. Come abbiamo già visto, con le date di accensione dell’Impianto, esso cominciò a lavorare, all’inizio, senza la sezione della produzione elettrica in funzione. Quindi, è possibile che, dovendo eseguire dei lavori di manutenzione alla turbina, le linee di termodistruzione rimangano in funzione?

Questa domanda diviene fondamentale per capire se quella massa enorme di rifiuti, 75.000 tonnellate, che dovranno riempire in fattezze di “eco”balle piazzole di stoccaggio in siti in giro per la Regione Campania, possano e debbano essere, invece, trattate normalmente, in incenerimento, nell’Impianto di Acerra. La risposta è: certo che sì!

Il problema è A2A

C’è solo un problema. Facendo funzionare le linee di termodistruzione e non la turbina, che produce elettricità, la società gestrice dell’Impianto, la A2A S.p.A., avrebbe una perdita di circa 61.000 kWh per il periodo di fermo della turbina stessa. Dunque perché spegnere anche le 3 linee indipendenti ed in parallelo di termodistruzione? Perché vanno manutenute anch’esse? Questa notizia non è trapelata da alcuna parte. Ma questi lavori potevano (e dovevano) essere programmati lontano e non contemporaneamente da altri eventuali lavori sulle 3 linee di termodistruzione, che, anzi, potevano comunque funzionare, anche con la sezione produzione elettrica in manutenzione!

Spieghiamo un momento perché l’Impianto ha 3 linee:

ovviamente queste 3 tipologie ruotano tra le 3 linee per avere una usura dei macchinari coerente col fine vita dell’intero impianto. Difficilmente (praticamente mai!) un impianto mette in funzione tutte e 3 le linee contemporaneamente ma solo ed esclusivamente in occasione di puntuali avvenimenti (brevi!) eccezionali!

La decisione, quindi, del blocco anche delle linee di termodistruzione è dettato esclusivamente dal fatto che la bresciana A2A S.p.A., che gestisce l’impianto di Acerra, non vuole avere delle perdite economiche. E, quindi, “ferma” tutto l’impianto, riversando, però, i costi di questa scellerata operazione sulla popolazione del bacino d’utenza che serve. Se si chiudesse solo la sezione della turbina (quella che deve avere la manutenzione), facendo rimanere in funzione le 3 linee di termodistruzione (cosa che si può fare), l’impianto continuerebbe a lavorare, ma senza autoprodurre energia, energia che viene utilizzata dall’impianto stesso per il funzionamento, ed energia in surplus che viene venduta al G.S.E.

L’energia che servirebbe dovrebbe, allora, essere completamente acquistata da G.S.E.. Acquisto che graverebbe sui costi di gestione della società A2A S.p.A. che vinse l’appalto di gestione dell’impianto di Acerra, tenendo anche conto dei mancati guadagni derivanti dall’energia in surplus venduta allo stesso G.S.E.. Chiudendo invece le 3 linee di termodistruzione all’A2A non occorre energia, che dovrebbe altrimenti acquistare (visto che quella che autoproducono con la turbina non la possono produrre e conseguentemente utilizzare)… risparmiando un bel po’!

Quindi, i costi (e non solo economici, ma anche ecoambientali!) della A2A – che erano programmati e programmabili – vengono scelleratamente riversati tout court sulla popolazione costretta a subire una mala gestione, non supportati, almeno nella conoscenza, neppure dalla Regione che dovrebbe invece tutelarla. In sostanza, fermare contemporaneamente turbina e le 3 linee di termodistruzione è una follia gestionale.

La A2A S.p.A. è una azienda privata che deve fare necessariamente fare profitto ma è anche vero che svolge in surroga una funzione di “pubblico servizio”, ed il fine ultimo è il benessere generale derivante dalla gestione del servizio pubblico stesso, non certo il profitto aziendale. Un’azienda attenta che investe e produce utili da un territorio già vessato come quello campano avrebbe dunque potuto programmare anche delle temporanee perdite, magari in accordo con gli enti locali. Insomma, invece di pensare a quale piazzola verrà utilizzata e riempita di monnezza perché non andare alla fonte del problema e garantire la funzionalità dell’impianto di Acerra? Perché guardare il dito quando invece bisognerebbe guardare la luna?

 

Di Vincenzo Delehaye

Consulente e Revisore Ambientale

Già R.S.P.P. e Responsabile Ambiente dell’Impianto di Termodistruzione di Marcianise

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 26 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 26 Luglio 2019

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