domenica 25 agosto 2019
Logo Identità Insorgenti

L’INCONTRO

Sebastiao Salgado a Napoli: “La fotografia per me è vita e luce”

Arte e artigianato | 19 Ottobre 2017

Martedì scorso si è tenuto al Maschio Angioino, in occasione dell’apertura della sua mostra fotografica intitolata “Genesi”, un incontro pubblico con il fotografo Sebastiao Salgado. Siamo andati ad ascoltarlo.

Nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino c’è così tanta gente che hanno dovuto aggiungere le sedie per aumentare i posti a sedere. Ci sono tanti giovani, molti con la macchina fotografica e i libri di Salgado. C’è anche, in attesa, in prima fila, Mimmo Jodice, maestro di fotografia napoletano; lo troviamo molto spesso alle presentazioni di suoi colleghi importanti. Ci dà l’idea che sia uno che non smette di confrontarsi, che non ha paura di stare ad ascoltare. C’è pure un signore che vediamo entrare con gli occhiali scuri e un sottile bastone bianco.

La mattina, all’anteprima al PAN per la stampa, Salgado non aveva fatto in tempo ad arrivare: “ritardo del volo aereo”, ci avevano detto. Invece questo pomeriggio c’è, arriva con in testa un berretto con la visiera, salendo la scalinata del castello.

Ci passa davanti, poi viene intercettato dai fotografi. La nuvola di braccia alzate con macchina fotografica attraversa la grande sala fino al primo scranno, il posto d’onore. Si dev’essere seduto ma rimane sommerso per un bel po’.

Riappare mentre porge il cappellino ad un assistente. E, dopo una introduzione da parte dell’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele, inizia a raccontare.

Solo quattro giorni fa si trovava in Amazzonia, da due mesi, per il suo attuale progetto fotografico, poi ha preso un aereo, è passato per Parigi (dove vive) ed è atterrato a Napoli.

Sebastiao Salgado, classe 1944, nasce in Brasile e fa studi di economia. Dopo aver lavorato per l’ “Organizzazione Internazionale per il Caffè” ed aver visto l’Africa, decide di fare il fotografo.

Io provengo dagli studi sociali, come economista di impronta marxista. Agli allievi della nostra scuola di fotografia (sua e di sua moglie Lélia Deluiz Wanick) facciamo seguire anche lezioni di materie di studi sociali, storia, economia. Vengono spesso ragazzi molto bravi, con un grande senso dell’immagine; ma si fanno delle foto soltanto belle se non si hanno altri bagagli culturali. Se non si ha il senso dell’etica, se non c’è un’idea più profonda dietro quella foto.

Il suo primo grande reportage lo ha fatto sul lavoro manuale nel mondo, si chiama: “La mano dell’uomo”. Perché dice: il lavoro dell’uomo è alla base di tutto: è quello che sta dietro la tecnologia, di cui la tecnologia si vuole appropriare, è quello che sta sotto l’accumulazione del capitale; ecco perché mi sono interessato a quello.

Ma dire reportage forse è riduttivo: i suoi progetti durano anni: Ho fatto solo 4 o 5 progetti in vita mia.

Va sul posto, o meglio viaggia in tutti i posti che riguardano quel tema. Guarda, approfondisce, vede.

Hanno cercato di definirmi in molti modi: il fotografo-economista, il fotografo-antropologo, ma in realtà la fotografia per me è molto di più, è il mio modo di vivere, di approcciarmi al mondo. Io amo la luce ma non è solo questo che conta; conta il poter capire qualcosa del mondo e poterlo raccontare con le fotografie.

Sebastiao Salgado per molti anni della sua carriera si è occupato delle zone del pianeta in cui si verificavano conflitti, carestie, esodi di massa. Poi, dopo aver documentato il conflitto in Jugoslavia è entrato in crisi. Il suo corpo ha cominciato a fargli capire che ne aveva abbastanza. Ed ha smesso di fotografare.

Allora sua moglie, che lo accompagna dal 1967, ha avuto un’idea. Tornare ad occuparsi della grande fattoria in cui Salgado è nato. Circa 600 ettari, che negli anni avevano subito un quasi completo disboscamento e la conseguente erosione del suolo. Hanno cominciato, insieme alle sue sette sorelle, a rimboschire quei luoghi. Sembra che dopo un po’ l’acqua, che prima, in assenza degli alberi, dilavava il terreno e provocava frane, ha ricominciato a scorrre in ruscelli e torrenti, e Salgado è rinato.

Da allora ha ripreso a fotografare e ad occuparsi del progetto Genesi, quello rappresentato in questa mostra: documentare la bellezza naturale del nostro pianeta, delle piante, degli animali e delle tribù che ancora vivono in equilibrio con la Terra.

Ci torna in mente che un anno fa, in questa stessa sala, un altro grande fotografo: Steve McCurry annunciò che nei suoi progetti fotografici non si sarebbe più occupato di guerre ma di buddhismo; non più di conflitti ma di armonia.

Ci sono alcune foto nella mostra in cui questo pianeta sembra davvero uno. In una foto che sembra molto semplice, le giraffe in controluce, il terreno sotto i loro piedi, gli uccelli in volo, in qualche modo, non so in che modo, per qualche istante sono una cosa sola, si muovono e stanno in una sola armonia.

La vita di questo signore sembra l’esempio evidentissimo di quella che potrebbe essere una ricetta da applicare a tutta la popolazione del pianeta: rinnovando il contatto ed il rispetto per la natura, riconoscendo che siamo solo una parte di qualcosa di più grande, possiamo continuare a vivere.

Alla fine della conferenza c’è spazio per alcune domande del pubblico. Si alza subito quel signore con il bastone bianco. Chiede il permesso di parlare in francese (Salgado ha parlato in francese durante la conferenza, con la traduzione di Roberto Koch, fondatore e presidente dell’agenzia Contrasto) e dice: ho perso la vista, sono un ex fotografo, sono francese ma vivo a Napoli, mi sta molto a cuore il problema della guerra, secondo lei riusciremo a sconfiggerla?

E’ una domanda enorme, dice Salgado, io non so se ci riusciremo…

Però ci viene da pensare: Genesi dà un bel contributo perché tutta quella bellezza, la guerra la fa apparire parecchio ridicola.

Noi vi consigliamo di andarla a vedere questa grande mostra: 245 foto su due piani di palazzo Roccella (il PAN); rifatevi gli occhi con la bellezza (non quella solita, a colori, patinata, ma in bianco e nero) della Terra.

Testo e foto Francesco Paolo Busco

Fino al 28 gennaio 2018

Pan Palazzo Arti Napoli

Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, la biglietteria chiude un’ora prima. Martedì chiuso

Costo: 11 euro. Riduzioni per gruppi, scuole e minori di 26 anni (minori di 6 anni gratis)
Info: 199.15.11.21
Sito: www.mostrasalgadonapoli.it

Un articolo di Francesco Paolo Busco pubblicato il 19 Ottobre 2017 e modificato l'ultima volta il 20 Ottobre 2017

Articoli correlati

7arti | 12 Giugno 2019

L’INTERVISTA

Mario Talarico, storico ombrellaio: “Sogno una scuola di artigiani per non perdere le antiche tradizioni”

Arte e artigianato | 28 Maggio 2019

IL MURALE

Ai Colli Aminei c’è il Maestro Avitabile. Mane mane firmato da Naf-Mk

Arte e artigianato | 19 Marzo 2019

BENI COMUNI

A Napoli “L’Asilo”, modello e riferimento sul tema usi civici

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi