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Linea 6: a rischio la funzionalità della nuova metro di Napoli

Linea 6 deposito
Infrastrutture e trasporti | 17 Marzo 2021

Le tanto acclamate stazioni della Linea 6 della metro partenopea sono ormai in dirittura d’arrivo, e la messa in esercizio della tratta San Pasquale/Mostra – come annunciato con le dovute cautele dall’amministrazione locale – sembra finalmente essere imminente. C’è sempre un “ma”, tuttavia, quando bisogna raccontare la complessa gestazione di un’opera pubblica. C’è sempre da attendere o da rinviare quando si finisce nel pantano vischioso della burocrazia italiana.

La Linea 6 è infatti destinata a scalzare la tanto bistrattata Linea 1 dal novero delle metropolitane più odiate dai napoletani e il motivo è da ricercare nei gravi ritardi nella realizzazione del deposito/officina di via Campegna, di fondamentale importanza per la messa in servizio dei nuovi treni lunghi 39 metri (e peraltro non ancora avviati a produzione).

Il deposito di via Campegna della Linea 6

L’iter progettuale della linea 6 è l’esito di un susseguirsi di episodi che hanno portato prima alla definizione della tratta Mostra-Mergellina (inaugurata nel 2007 e poi accantonata), poi al suo prolungamento fino alla stazione di Municipio e infine all’individuazione del lotto Deposito Officina, che si estende da via Campegna a Mostra, grazie alla acquisizione e riqualificazione di aree dismesse.

I lavori per la realizzazione del deposito sarebbero dovuti partire nel 2018 ma un’indagine dell’Anac sulle concessioni stipulate tra Comune e Hitachi hanno al momento bloccato il progetto, peraltro già interamente finanziato per un importo superiore ai 200 milioni di euro.

Il deposito – neanche a dirlo – è di fondamentale importanza per lo svolgimento del pubblico esercizio della tratta Mostra/Municipio, attualmente in via di ultimazione. Senza un’officina adeguata, difatti, non sarà possibile immettere nel circuito i treni di nuova generazione necessari per estendere la circolazione fino al nodo di piazza Municipio.

Una flotta risicata

L’attuale flotta della Linea 6 è infatti composta da appena 6 treni (di dimensioni ridotte, perché si tratta dei vecchi mezzi della Linea Tranviaria Rapida adattati al servizio metropolitano e revampizzati) attualmente stipati in un piccolo fascio tronco prospiciente la stazione Mostra di Fuorigrotta capace di accogliere ben pochi treni. Un impedimento strutturale che rende il deposito di via Campegna di vitale importanza per garantire un servizio degno di questo nome sulla tratta Mostra – Municipio.

In sostanza, allungare il servizio fino a Municipio con soli 6 veicoli attualmente a disposizione dilaterebbe (e non di poco) i tempi di attesa alle banchine. Un po’ come accade da anni sulla Linea 1, con il servizio che viene spesso limitato a Dante per stringere il cerchio e garantire una frequenza maggiore in attesa della messa in esercizio dei nuovi treni arrivati dalla Spagna.

I dubbi sulla stazione Chiaia della Linea 6

E la carenza di treni sulla tratta, che si protrarrà almeno per qualche anno, getta un’ombra gigantesca sulla stazione Chiaia, una vera e propria opera architettonica che rischia di restare al palo per molto tempo, con tutte le conseguenze del caso in termini di manutenzione.

La stazione Chiaia, inserita nel cuore del quartiere e firmata dallo studio PROTEC (arch. Siola e associati), si articola verticalmente tra la quota della piazza di S. Maria degli Angeli e la quota stradale dell’omonima via con uno scarto di circa 40 ml tra piano della piazza e piano delle banchine.

La struttura architettonica dell’impianto consente attraverso la presenza di un percorso elicoidale di attraversare in verticale i due livelli del quartiere. A copertura dell’intero impianto è posta una cupola in acciaio e cristallo a “sesto ribassato” che unifica e potenzia l’immagine spaziale di tutta la complessa architettura di stazione.

Un’opera integrata con il territorio circostante e di straordinario valore architettonico che con ogni probabilità (così come il nodo di Municipio) dovrà attendere l’arrivo dei nuovi treni e la consegna del deposito/officina di via Campegna prima di poter essere goduta a pieno. L’alternativa è quella di allungare i tempi di attesa sulla tratta, che su un tragitto di 5,5 km e 8 fermate potrebbero sfiorare i 20 minuti. Di certo non una novità per i napoletani.

Il progetto di via Campegna

Il deposito dell’ex Arsenale di via Campegna intanto resta il nodo più complesso da sbrogliare. L’officina dovrà essere realizzata su un’area di 83.000 mq, dimensionato per ospitare fino a 50 Unità di Trazione (sufficienti anche per un eventuale sviluppo della linea fino a Posillipo) e dotato di un innovativo impianto fotovoltaico in grado di produrre sino a 0,5 MW.

E’ stata inoltre predisposta un’area verde attrezzata di circa 1000 mq per la fruizione della cittadinanza. Il progetto prevede la liberazione delle aree dagli impianti e dagli inquinanti eventualmente presenti sul sito, mediante interventi di smantellamento e di risanamento ecologico-ambientale.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 17 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 21 Maggio 2021

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