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L’INEDITO

Forcella, la strada dei baraccari, dei pannaioli e del Trianon di Cafiero-Fumo in un racconto di 80 anni fa di Cangiullo

Storia, Teatro | 27 Febbraio 2019

Da “Le vie della città” di Francesco Cangiullo, Tommaso Pironti Editore, 1937 un racconto su Forcella e le mura greche, risalente a circa 80 anni orsono.

“Forcella” era un torneo sospeso ai fili. Ne ho un ricordo tra “L’ariosto” i Reali di Francia e ‘O Cantastorie. La si vedevano paladini a spasso; belli, intrepidi, desiderosi di combattimento: le armi pronte a colpire, gli scudi a parare; le corazze, le visiere, i cimieri, tutto lucente, come d’acciaio e d’oro ansiosi di sprizzare faville e lampeggiare.

Però a Forcella, ove si fabbricavano anche pastori speciali, i gloriosi guerrieri si vendevano per poche lire, e le mulignanelle destinate sempre a cadere sul campo, si davano per qualche lira.

Senza dubbio, in queste adiacenze, erano più gli abitanti di creta e di stagno che in carne e ossa.

La caratteristica via, che in tal modo poplava presepi e teatrini di pupi, s’apriva con il Largo Crocelle ai Mannesi, che ancora esiste e dispone della traversa S’Agostino alla Zecca, dove oggi direi che il caso voglia dare un saggio del suo potere; poiché leggo tra alcuni resti laceri di affissi murali: “Vestire gli ignudi” e mi domando: “A Sant’Agostino alla Zecca?… ma se qui non fanno altro… essendo il quartiere dei baraccari, vale a dire dei pannaioli.

Cappotti, giacche, giubbe, calzoni sciasse gilé a dozzine, sospesi per aria, nuovi, usati, a righe, a quadriglie, a fantasia. E’ una parata, un’appesa, un versimento che tampona le botteghe, le quali aspettano fambe e braccia da infilare, di povera gente cui occorre d’urgenza un indimento che si rifornisce con l’acqua alla gola, vale  a dire quando è ridotta ignuda. Il titolo pirandelliano, qunidi, non poteva trovare angolo più adatto. L’originale commediografo, involontariamente, aveva appioppato alla via, che fornisce tanti e solo vestiti approssimativi, tale un’etichetta che potev’essere vestito su misura!

Sono quali le sette, e un pollaiolo lascia in fretta, sulla soglia del rivenditore, la cesta coperta dalla grata di cordincella dalla quale allungano il collo le pollanche in clausura, e chiede un calzone da misurarsi, ché il suo lascia molto a desiderare.

La Ditta “Legumi” comincia a ritirare quei sacchi compatti tra loro, inoltrati fino al taglio del marciapiede. La luce screzia diversi fagioli avana con l’occhietto, sorvola sui ceci che sembrano rosari sgranati, indora la punta della piramide di farinella e fa il riso di Bologna di madreperla. Ma il baccalaiuolo mi dà una voglia di mussillo in bianco, pieno di languore… Non c’è che fare. Avrei voluto riparare, alla meglio, in via Cesare Sersale, già vico Chiavettieri al Pendino, presso una stagnola nera, bislunga, piatta, coperta da un sacco fumigante e presentata dal venditore, con un suono a riprecussione: Cu’e passe! cu ‘e passe! – ma francamente un casatiello non se ne scende.

Il fischio delle nocelline americane, i piumati carretti di fichidindia, i meloni di cedronauta… Niente. Un po’ di mussillo sfoglioso, olio e limone, me lo avrei fatto. Lo avevo ammirato alla luce elettrica, così bianco! quasi come questo niveo e smantato negozio di vasche, bagni, catinelle, che ti fa venire la voglia di metter casa, una bella casa di quelle nuove – ma fatte bene però.

***

In piaza Calenda, limite di sezione Mercato, di contro la ditta “Mobili Cantù” mobili che sembrano fatti coi “cicoli” si apre un teatro popolare chiamato “Trianon”. Nessun’affinità con Versailles, se mai, qualucna, probabilmente radicale con le mura greche, il vetusto trofeo della piazza, custodito in una cancellata circolare. Accanto v’è anche la farmacia Delle Mura Greche, con la reclame della “pasticca Caruso” cacofonica pasticca molto usata dai posteggiatori e dai cantanti di pianino… non si sa mai…

Gaio, vario, tappezzato di cartelloni assortiti, pulsante di etnicità, il Trianon è la pedana e la cattedra della Cafiero-Fumo. Questa Compagnia dialettale, alla buona, alla casareccia, recita nel suo pubblico, appunto, come fosse in casa propria, con tanta naturalezza che, assistendo ad una rappresentazione, un po’ da osservatore, si giurerebbe che uno del pubblico saprebbe anche farla da attore. Pare quasi che questo popolare ed appassionato uditorio, fatto di lavoratori di ogni ceto, si specchi, si ritrovi nella scena che lo rappresenta, ne riflette gli amori, il sorriso canoro, la generosità, l’obbedienza, l’opra e la fede, infine la sua realtà. Questo pubblico sincerto, nello spettacolo che gli riguarda assai da vicino, si controlla e, nel medesimo tempo del suo consenso, si collaudano gli attori, i quali osservano, io ne son certo, più con soddisfazione morale che di cassetta: Il pubblico ci applaude.

Già, perché la platea che assiepa i teatri popolari e ne rende i palchi come di vinaccia umana, non ancora riesce a frenare l’istintivo applauso, e così dico non senza una vena d’ironia: rimarcando da tempo che gli spettatori di teatri di rango più elevato hanno scoperto che per darsi delle arie da poltrone non bisogna appaludire più. La cosa smonta gli affaticati interpreti, bisognosi di quel cenno che li rassicura.

A parer mio certe reciazioni riescono male e sciatte perché non riescono a sturare un applauso.

Viva la faccia del Trianon, ove i soldati reduci dall’Africa e i muratori reduci dalle impalcature con le biciclette in corridoio, prima di andare a pranzo a Casoria, sturano applausi e gassose.

Veramente bisognerebbe occuparsi con amore dei comici rivolti alle masse, le quali, essendo molto importanti, hanno il diritto di veder meglio considerati teatro e personaggi della loro essenza ed umanità. In generale guardare dall’alto in basso è facile, difficile è guardare dal basso in alto. Ma ricordiamo ancora, ben volentieri, i titoli famosi di Luigi Pirandello. Nelle Compagnie, economiche – per non ripetere, e lo ripeto, popolari – il suggeritore, lumaca sul copione, c’entra fino a un certo punto: compianto Maestro, là ogni sera si recita a soggetto. Per ciò gli attori sono gli infallibili collaboratori pratici degli autori teorici; e così l‘operazione teatrale riesce sempre.

Una locandina, scritta a mano, facente parte dei cimeli di famiglia della cara amica e attrice Anna Fiorelli, nipote di Eugenio Fumo e figlia di Nunzia Fumo pubblicata sulla pagina fb dell’attore Oscar Di Maio.

L’altra sera il Trianon, gonfio di calore e colore, di forza emotiva e, come direbbe Marinetti, di cuori pigiati, sferico com’è, sembrava un pallone pronto per innalzarsi. Questo era dovuto alla scena finale di una tenerissima attrice, diventata di scatto un fascio di enrvi, la quale riusciva ad annullare il suo corpo, riempendo il palcoscenico soltanto del suo spirito e, l’azione drammatica dei suoi occhi vaganti, enormi come due fiori di passione neri e spinosi. L’esile giovanetta fingeva una zingarella intrusa: forse in balìa dellonda una notte arenata a Santa Lucia, ove i luciani la vedevano male per ragione di razza: essa giocava la scena con l’unico suo amico, fedele come un cane bastardo, un attore sotto le spoglie di scemo quasi muto, cui nel borgo marinaro non toccava sorte migliore. L’attore, suo malgrado, fatalmente parea diventasse fantasma, una voce muta del destino segnato: e l’attrice un’anima bella che si espandeva, emergeva e vinceva i malnati sentimenti altrui solo con la forza di un amore puro. Per ciò, avanti che il velario del secondo atto rimarginasse del tutto, il pubblico, coinvolto anche egli nel dramma, come nuovola pregna d’elettricità plaudente, scaricava la sua calorosa ovazione.

Se non che, al riaprirsi del velario, venuoto aringraziare, il gruppo dei due si era trasformato di colpo: vibrante di commozione, quasi si trattasse di bambini pavidi emozionati e smarriti, apparve alla ribalta tutta accesa come un vezzo di perle elettriche. L’uomo teneva abbracciata la semplice creatura, di lineare psicologia, che nel teatro, egli aveva raccolta dal lastrico e ospitata nel suo stambugio, ma nella vita, e nell’applauso, era sua figlia: Nunziatina Fumo.

Francesco Cangiullo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 27 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Febbraio 2019

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