mercoledì 28 luglio 2021
Logo Identità Insorgenti

LINGUA NAPOLETANA

Corso gratuito alla Libera Pluriuniversità: “Mparammoce ‘o Napulitano”

Attualità, Eventi, Lingua Napoletana, NapoliCapitale | 18 Gennaio 2016

troisi napoletano

La Libera Pluriversità è un progetto volto a far incontrare chi vuole insegnare e chi vuole apprendere. Nasce dall’idea che la libera condivisione dei saperi, delle informazioni e delle idee sia una ricchezza irrinunciabile. Il corso di Lingua Napoletana nasce dall’esigenza di un gruppo di discussione, in cui si è riscontrato che il Napoletano, la lingua riconosciuta anche dall’Unesco, non è adeguatamente conosciuta dai suoi stessi locutori, soprattutto nella sua forma scritta. Nasce così ‘Mparammoce ‘o Napulitano Corso GRATUITO di Lingua Napoletana scritta e recitata. Grammatica e letteratura Napoletana.  Si parte il 22 gennaio dalle 18,30 alle 19,30 al Mumble Rumble Via G. Bonito, 19 – Napoli.  A Nicola abbiamo chiesto di spiegarci ragioni e finalità del suo corso. Ecco cosa ci ha risposto.

 

Si può rimanere inerti di fronte ad un sopruso? Una violenza? Un dissacrazione? No, ed a maggior ragione se queste nefande azioni vengono fatte nei confronti di una madre, la tua madre Lingua!

Ecco la ragione per la quale rinnoviamo il corso di Lingua Napoletana tenuta sotto l’egida della Libera Pluriversità di Napoli, un’associazione no profit che ha come scopo la condivisione del sapere, la conoscenza che rende liberi e consapevoli.

Sociologi e ricercatori sostengono che la base del potere si fonda sulla mancata conoscenza, sulle asimmetrie cognitive che se usate in modo privato garantiscono il predominio, la sopraffazione.

Conoscere e condividere quindi per riscattare la posizione di subalternità dei poteri che ci attanagliano nella loro morsa. Chi più di noi meridionali ha sperimentato questo tipo di sopraffazione? Chi più di noi napoletani è nel mirino della denigrazione e dello scherno?

Ecco che l’espressione: “Siamo a Napoli!”, “i soliti napoletani!”, e chi più ne ha più ne metta, risuonano come condanna, come pena da espiare sine die.

Ma cosa facciamo noi napoletani per opporci a questi clichè? Nulla, ci adeguiamo supini a questi ed anzi proviamo una sorta di masochistica soddisfazione. Cosa c’entra tutto questo con il corso “ ‘Mparammoce ‘o Napulitano”? C’entra! C’entra nella misura in cui non consentendo ai nostri detrattori di voler darci i loro suggerimenti o le loro autorizzazioni a parlare in un modo diverso dal quale siamo abituati, a trasformare la nostra lingua in un miscuglio, un ibrido, un molle dialetto da screditare e svalutare non considerandolo “Majateco e chiantuto” come lo definiva il Cortese.

Anche la Treccani ha deciso di “mettere lingua” (come diceva Pappagone) inserendo nel suo vocabolario l’appocundria in onore del nostro compianto Pino Daniele, ma cos’è l’appocundria se non una mistificazione. Ti riconoscono per screditarti, per deviarti, per depistarti, a Napoli esiste “ ‘a pucundria” che ogni buon napoletano sa definire.

In giro, leggendo gli orridi codici fiscali che vorrebbero essere la trascrizione della Lingua napoletana, e indignandomi per questi, molti mi hanno detto che imponendo delle regole al “popolo” queste fanno perdere la spontaneità, la poeticità, il guizzo estemporaneo che caratterizza la nostra lingua.

Ma, allora, siamo obbligati a subire questo declino? Io dico di no! La lingua francese ha la sua Académie de la langue Française, l’italiano ha la sua Accademia della Crusca. E Noi Napoletani cosa abbiamo? Molti napoletani ancora oggi si ostinano a chiamare il napoletano dialetto e non lingua sebbene sia stato riconosciuto dall’Unesco e rispetti le regole ISO per essere considerata Lingua. Nonostante sia la lingua della “Canzone Italiana” nel mondo. Nonostante sia più ricca di letteratura e traduzione del Basco, del Catalano, del Gaelico idiomi delle minoranze linguistiche rispettate nei loro proprii paesi e talvolta più ricca di lingue nazionali più riconosciute.

E allora ecco il motivo per fare un corso di Lingua Napoletana, per stabilire e ricordare la grammatica non scritta nei libri ma nella letteratura che ci caratterizza e distingue, codificate nei testi, nella prosa e nelle poesie che vanno dal Cortese al Basile da Viviani a Eduardo, da Bovio a Russo e a tutti i nostri autori e cantautori contemporanei.
Chi perde la propria Lingua perde la sua cultura, la sua identità, la sua bandiera che lo distingue nella lotta e lo affratella ai suoi simili rendendolo parte distinguibile di questa umanità che tende alla massificazione ed al degrado.

Pirciò nuje napulitani ‘mparammoce ‘o nnapulitano!

Nicola Terracciano

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 18 Gennaio 2016 e modificato l'ultima volta il 18 Gennaio 2016

Articoli correlati

Attualità | 30 Maggio 2021

Identità Insorgenti vi saluta. Ci vediamo a settembre su SulSud.it

Attualità | 14 Maggio 2021

De Luca: “Se non arrivano i vaccini sarà impossibile immunizzare la Campania entro l’estate”

Attualità | 7 Maggio 2021

De Luca: “Entro luglio la città di Napoli sarà immunizzata”