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LINGUA NAPOLETANA

Il Console ucraino Hamotskyi a fine mandato: “Amo Napoli e la sua lingua”

Lingua Napoletana | 12 Agosto 2020

Scade quest’anno il mandato del console ucraino a Napoli, Viktor Hamotskyi. In occasione del suo congedo con Napoli, cogliamo  l’occasione per ripercorrere la nostra indagine sulla vitalità della nostra lingua, iniziata ormai qualche anno fa, che ha percorso il mondo delle associazioni e dei soggetti che si impegnano per la sua sopravvivenza.

Il legame tra il Console e la lingua napoletana inizia appena giunto in città, nel 2016, quando, conquistato dalla nostra cultura, ha deciso di imparare anche la nostra lingua. Ha così frequentato il corso tenuto da Davide Brandi dell’associazione I Lazzari, che da anni si svolge a Palazzo Venezia.

Così ci ha raccontato in un’intervista che risale a 3 anni fa:

“Sono venuto a Napoli un anno fa e la città mi è piaciuta subito, non solo e non tanto per il sole e il paesaggio: è stato per la gente, che è così aperta, così genuina, orgogliosa di far parte di questo posto”.

Viktor Hamotskyi si disse conquistato, sin dai suoi primi giorni qui, dal temperamento delle persone:

“Mi ricordo i miei primi giorni a Napoli. Mi trovavo in piazza del Plebiscito, mi sono perso e ho chiesto dove si trovasse via Toledo. Le persone che ho incontrato non si sono limitate a indicarmi la direzione, ma mi hanno raccontato in pochi minuti la storia di questa importante strada, che ha cambiato nome in via Roma, per poi tornare via Toledo. Questo mi ha molto colpito. Le persone che si trovano in città per i più vari motivi, perché ci lavorano, ci abitano o ci sono nati, sentono di far parte di questa città, fanno il tifo per lei: anche se vengono da altrove, si sentono napoletani.

Certo, ci sono dei problemi, ma non esiste una città senza problemi. Però qui la gente è sempre positiva, disponibile a comunicare, ad incuriosirsi degli altri, genuinamente, senza arroganza. Mi ha colpito molto anche la prontezza dei napoletani nell’aiutare gli altri.

Sono in macchina, mi fermo al rosso e vedo davanti a me due persone sullo scooter che in questi dieci secondi trovano il tempo di parlare tra di loro, per poi andarsene per le loro strade appena scatta il verde.

È una città piena di sfaccettature, eppure qualcosa la tiene insieme: la simpatia, l’orgoglio, il senso di appartenenza. Questo mi ha conquistato: la diversità interna e al tempo stesso l’unicità di questa città”.

Perché ha deciso imparare il napoletano, nonostante conoscesse perfettamente l’italiano?

Pur conoscendo l’italiano, in segno di rispetto e di simpatia nei confronti di chi abita qui, non posso fare a meno di imparare anche il napoletano.

Venendo qui a Napoli mi ha colpito quanto la lingua napoletana sia parlata, richiesta: le persone parlano, certo, italiano, ma tra loro molti preferiscono parlare il napoletano. Questo significa che sentono una forte necessità di esprimersi in questa lingua, che essa è per loro un elemento vitale.

La lingua e la canzone napoletana sono ambasciatori dell’Italia nel mondo, alla pari dello sport, della moda, del settore agroalimentare. Ci sono all’estero tanti istituti Dante Alighieri, che insegnano la lingua italiana. Anche il napoletano, grazie alla canzone e alle tante persone che per i più vari motivi si trovano all’estero, non solo sopravvive tra altre lingue, ma ha anche un ruolo importantissimo.

L’incontro con I Lazzari e l’Associazione Palazzo Venezia

Tutte queste ragioni hanno spinto il Console a cercare un corso di napoletano:

“Ho googlato un po’ e ho trovato l’associazione I Lazzari, presieduta dal dottor Davide Brandi, un grande patriota napoletano. Ho scoperto poi l’associazione Palazzo Venezia, che fa tantissimo per promuovere e raccontare la cultura napoletana.

Il corso di napoletano è stato per me una specie di trampolino per approfondire di più: mi sono state suggerite un paio di grammatiche della lingua napoletana. Adesso inizierò studiare il napoletano così come sono abituato, seguendo i metodi delle facoltà linguistiche: approfondendo grammatica, vocabolario, pronuncia”.

La varietà linguistica, ricchezza dell’Italia

Il console Viktor Hamotskyi, laureato all’università Taras Shevchenko di Kiev in francese, italiano e inglese, ha deciso, proprio grazie all’interesse per la lingua italiana, di intraprendere la carriera diplomatica.

“Sono sempre stato attratto dall’Italia,” racconta, “un paese ricco e variegato. Penso che la sua ricchezza sia anche la grande varietà linguistica”.

Il rapporto del Console con Napoli

“Mi sento a casa qui,” ci racconta il Console, “condivido tutto ciò che contraddistingue questa popolazione: il desiderio di esprimersi, la genuinità, la sincerità. Sono orgoglioso di rappresentare la mia comunità in questa città, che ha già rubato il mio cuore. Oltre ai canali nazionali, da quando sono qui non posso fare a meno di guardare la tv regionale: mi interessa molto sapere cosa la gente di qui sta vivendo.

Sono contento della crescita del numero di turisti, che all’estero abbiano scoperto la bellezza di Napoli e non si limitino a Venezia, Firenze e Roma. Perché Napoli merita: c’è tanto sul piano culturale, storico. Sono stato forse tre o quattro volte al museo archeologico, ci andrò ancora tante altre volte; sono stato a Capodimonte, alla Cappella Sansevero, a vedere il Cristo Velato; e c’è ancora tantissimo da vedere, in città e nei dintorni”.

‘O sole mio, Napoli e Ucraina: un antico legame

“Penso che i miei connazionali condividano questi miei sentimenti, perché il legame e l’affinità tra l’Italia, Napoli in particolare, e l’Ucraina è antico e forte.

Pochi sanno che la canzone napoletana più famosa, che rappresenta l’Italia nel mondo, ’O sole mio, fu musicata da Eduardo di Capua mentre era ad Odessa alla fine dell”800.

I miei connazionali che vivono qui sono molti, circa 22.000, perciò Napoli è molto conosciuta e ambita in Ucraina. La nostra comunità si pone al primo posto tra altre le comunità straniere. Sono molti gli ucraini che vivono, lavorano e danno il via alle attività commerciali, contribuendo allo sviluppo socio-economico di Napoli e della Campania. Gli ucraini si sentono a casa qui, sono bene accolti: la nostra comunità qui è molto bene integrata.

Sopravvive immutato l’interesse reciproco nato negli anni ’90, quando gli uomini d’affari italiani furono tra i primi a scoprire il mercato ucraino.

Molti sono i matrimoni misti e i bambini che nascono da questi matrimoni: solo l’anno scorso sono stati contratti circa 700 matrimoni e sono nati circa 400 bambini. I nostri bambini parlano napoletano con i loro coetanei napoletani, fanno il tifo per il Napoli, e nel fine settimana frequentano la scuola ucraina.

Ci troviamo bene qui, perché siamo popoli molto simili: abbiamo entrambi bisogno di esprimerci liberamente, siamo sinceri, non arroganti e detestiamo l’ingiustizia”.

Cosa l’ha colpita di più del napoletano?

Forse in primo luogo la musicalità, la fonetica, poi tante altre cose: le parole, che per me erano del tutto sconosciute, molte delle quali derivano dalle lingue dei tanti popoli che hanno abitato questa terra, dall’arabo, dallo spagnolo, dal francese.

Ciò che mi è piaciuto durante questo corso è che tutti erano napoletani, che non si sono limitati a parlare la lingua, ma hanno deciso di approfondirne la conoscenza. Avevano tante domande, c’era un intenso interscambio. L’interesse per il napoletano è sempre acceso, e questo è un indice della sua vitalità.

La lingua è parte integrante di questo popolo, un ingrediente naturalissimo della sua cultura. Se un giorno qualcosa dovesse succedere e questa lingua dovesse sparire, mancherebbe tanto a questo luogo, ma sono fiducioso: anche solo camminando per strada, si sente spessissimo parlare napoletano; lo si parla al mercato, nelle sedi istituzionali, lo parlano i giovani.

La cultura napoletana esiste grazie alla lingua e la lingua trova nella cultura ciò che le serve per continuare ad essere parlata.

Quando sarò di nuovo in Ucraina, tornerò col ricordo al bellissimo quadro del golfo di Napoli dal Lungomare. Avrò bisogno di usare Youtube per poter continuare ad ascoltare il napoletano, perché è una vera musica, non una lingua come molte altre, ma dalla pronuncia fino ad ogni suo aspetto, è una lingua bella ed inimitabile.

Teresa Apicella

Un articolo di Teresa Apicella pubblicato il 12 Agosto 2020 e modificato l'ultima volta il 12 Agosto 2020

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