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LINGUE DEL SUD

Maureen Millward, la poliglotta scozzese che racconta il Siciliano e il Napoletano al mondo

Europa, Lingua Napoletana, Mondo | 10 Luglio 2017

“’A semmana passata, sò ghiuta a Scozia pe ’a primma cummunione ’e nepotema. E’ stato n’evento speciale pecche a bona parte d’’a famiglia abbita luntàno da essa e accussì nun stammo ’nzième spisso. (…)”

Sembrerebbe l’incipit di un articolo di una blogger napoletana che ama esprimersi nella sua lingua madre, dopo averne studiato con attenzione l’ortografia. E invece no, la frase viene dal blog di Maureen Millward, poliglotta scozzese con una passione per le lingue locali e minoritarie: la fotografia che abbiamo scelto la raffigura accanto a un cartello in lingua scots, nel dialetto delle Isole Shetland. Millward parla non solo un perfetto italiano, messo in pratica soprattutto durante i suoi vari soggiorni in Italia, prima a Milano e poi in Sicilia, ma si è interessata a due importanti lingue locali, il napoletano e il siciliano.

“L’Italia è il mio paese preferito e ho passato molti anni a studiare l’italiano. Quando sono stata in Sicilia, alcune persone hanno voluto insegnarmi espressioni in siciliano, lingua di cui a quel tempo non sapevo nulla. Alcuni anni dopo, su italki, una piattaforma con la quale si possono dare e ricevere lezioni di lingua attraverso Skype, una ragazza siciliana mi ha offerto alcune lezioni di lingua siciliana. Allora ho iniziato una sfida per imparare il siciliano in tre mesi e ho fatto un video, in cui parlo siciliano con lei senza ricorrere all’italiano o all’inglese, e ce l’abbiamo fatta! Sono ancora in contatto con lei e continuo a imparare.
Poi è stata la volta del napoletano. Ho conosciuto un’altra ragazza italiana, con cui ho parlato della mia esperienza con il siciliano. Lei mi ha detto che parlava napoletano; io allora le ho chiesto se lo insegnava e lei è rimasta sorpresa, ha detto: ‘Nessuno me lo ha mai chiesto!’ Io le ho detto ‘Io sono interessata.’ e le ho proposto di fare con me un’altra sfida di tre mesi, stavolta con il napoletano: lei è stata entusiasta. Solo che lei mi disse di non avere alcun materiale didattico, perciò abbiamo dovuto costruire tavole verbali, ma soprattutto ci siamo basate sulla conversazione. Ora sono alla fine dei tre mesi, trascorsi con il ritmo di una lezione a settimana. Ho da poco realizzato un altro video, in cui parlo napoletano per 15 minuti. “

Maureen Millward, in quanto scozzese, è molto sensibile ai problemi delle lingue in pericolo per via della sua esperienza con il gaelico scozzese, la lingua dei suoi avi, oggi seriamente minacciata di estinzione. Ascoltando il suo racconto di come il gaelico si è avviato all’estinzione, si notano alcune preoccupanti similitudini con la situazione del napoletano oggi:

“Io vengo da una famiglia monolingue. Il gaelico è una lingua minoritaria in Scozia ed è in pericolo; i miei bisnonni lo parlavano. Ma in molte famiglie scozzesi il gaelico non è stato trasmesso ai bambini, perché non era permesso parlarlo a scuola e per questo le persone non trovavano alcuna ragione di tramandarlo. Un duro colpo per il gaelico fu l’emigrazione di massa dalla Scozia nel XIX secolo, che ridusse drasticamente il numero di parlanti. Ho deciso di imparare il gaelico, perché è parte della mia eredità culturale.”

Dal 25 al 27 agosto Maureen Millward sarà al LangFest, il Festival delle Lingue di Montréal, in Canada, una manifestazione dedicata agli amanti delle lingue, durante la quale terrà una presentazione sulle lingue d’Italia.

“Parlerò delle altre lingue dell’Italia: mostrerò una mappa del paese, che mostra dove sono parlate le lingue regionali e le lingue minoritarie. Farò degli esempi dal napoletano e dal siciliano; infine terrò una breve lezione di siciliano, in cui includerò alcune canzoni.”

Sapevi già della grande diversità linguistica che c’è in Italia, prima di conoscere il paese?

Da quando ho iniziato a interessarmi di siciliano, ho cominciato a leggere di tutte le diverse lingue che si parlano in Italia. Questo mi ha anche permesso di trovare nuovi amici, perché facevo domande nei gruppi su internet, su Facebook: ho incontrato amici che parlano lingue minoritarie, come il griko.

Che cosa risponderesti a chi dice che imparare e trasmettere lingue regionali o minoritarie è inutile?

Se nessuno preservasse queste lingue, si estinguerebbero. È fondamentale insegnare queste lingue ai bambini e continuare a trasmetterle. Se non lo facciamo perderemo le nostre culture, la nostra identità. Ciò che è perso non tornerà mai.

Paragoneresti per noi la situazione del gaelico scozzese con quella delle nostre lingue?

In passato il gaelico si trovava in una situazione molto simile a quella del siciliano e del napoletano: godeva di basso prestigio ed era escluso da qualsiasi situazione ufficiale, ma ora è diverso: il gaelico si impara a scuola, è protetto ufficialmente. All’ultimo momento, per fortuna, si è deciso di preservarlo, altrimenti nel giro di vent’anni si sarebbe estinto. Vorrei che il siciliano e il napoletano avessero in Italia gli stessi diritti del gaelico in Scozia, che fossero inseriti nel sistema d’istruzione.

Pensi che il napoletano e il siciliano siano in pericolo, se le cose non cambiano?

Sì. Questo è un punto che tratterò sicuramente durante la mia presentazione al LangFest: il fatto che si tratta di lingue in pericolo: sono considerate tali dall’UNESCO, così come il gaelico, che si trova in una situazione ancora più difficile, con soli 57.000 parlanti.

In futuro cosa pensi si debba fare per prevenire l’estinzione?

Penso che gli sforzi delle singole nazioni non siano sufficienti: l’Unione Europea dovrebbe farsi carico della difesa delle lingue regionali e minoritarie, molto più di quanto abbia fatto finora. L’Europa dovrebbe patrocinare più progetti dedicati alle lingue minoritarie e incoraggiare l’uso di queste lingue nell’istruzione.

In virtù della tua esperienza con le lingue regionali e minoritarie, che consigli daresti ai parlanti napoletano e siciliano per difendere le loro lingue?

La cosa fondamentale, come dicevo, è che vengano insegnate nelle scuole. Poi è importante che vengano prodotti e diffusi più testi in forma scritta: libri, romanzi, giornali, siti internet. La mia insegnante di napoletano mi ha detto che a scuola i ragazzi tra loro parlano in napoletano, ma poi le lezioni si svolgono esclusivamente in italiano. Penso che i ragazzi abbiano bisogno di tempo dedicato alla loro lingua.

Teresa Apicella

Un articolo di Teresa Apicella pubblicato il 10 Luglio 2017 e modificato l'ultima volta il 10 Luglio 2017

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