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L’INIZIATIVA

Chi ha mette, chi non ha mangia: la pizza sospesa di Santa Fede Liberata

Diritti e sociale | 5 Gennaio 2021

Come abbiamo visto anche negli scorsi giorni, la pandemia non ferma le iniziative di solidarietà nella nostra città. E il 2021, che è appena iniziato, è già un anno ricco di attività per chi ne ha più bisogno.

Come a Santa Fede Liberata, un ex-convento nel cuore di Napoli, dismesso e poi recuperato negli ultimi anni da tanti attivisti e volontari. Nonostante le misure di sicurezza restrittive, Santa Fede offre un servizio di mensa ogni martedì e venerdì. E in questi giorni è nata un’altra importante iniziativa tutta partenopea, la pizza “sospesa”.

Così come siamo abituati a sentire del famoso caffè sospeso, i volontari di Santa Fede hanno scelto di approfittare dell’unica giornata di zona arancione della settimana per poter offrire a tutti pizze fritte in occasione dell’Epifania. “Sospese”, per l’appunto, perché chi vuole può comprarla per sé con pochi euro, e comprarne altre per chi le vorrebbe ma non può. E al centro storico di Napoli, nonostante ci sia chi vorrebbe nasconderlo per il solito “decoro urbano”, sono molte le persone che ne hanno bisogno.

Un’intera comunità al servizio della solidarietà

“Qui non c’è né capo né coda, siamo una cosa sola” mi dice Luigi d’Alessio mentre cuciniamo le pizze. Luigi è volontario da tempo a Santa Fede, dove esercita l’arte di fare il pane. Perché quello che chiunque può vedere facendo un giro in questo spazio liberato della nostra città, è che tutti lavorano insieme, autogestendosi. Ma senza dimenticare distanziamento e mascherine. E come dice Luigi, sembra davvero un solo organismo con tante braccia che lavorano insieme.

Molti pensano che nelle mense per i più bisognosi il cibo sia scadente, preparato senza amore e nessuna cura igienica. Ma è un grave errore, come chi crede che per fare un’azione di solidarietà serva dare dei meri avanzi di quello che chi può non mangia.

Quello che ho visto, invece, è diverso. Ad esempio gli impasti, fatti con un lievito madre di 120 anni e nati da una farina autoprodotta del territorio napoletano. Prodotti la sera prima, curati e accuditi come se fossero dei bambini. E ancora la pasta, i dolci, i secondi. Tanti pasti che sono solo una parte delle attività che si svolgono in questo spazio dinamico che non dorme mai.

Nel corso dell’intera giornata decine di persone hanno visitato Santa Fede Liberata. E tra le tante facce nuove, anche molti bambini e davvero tante, tante pizze sospese. Tutto il ricavato ottenuto da questi eventi viene usato dagli attivisti per finanziare attività sociali e mobilitazioni nella nostra città. E a fine giornata, tra le tante esperienze condivise e le persone conosciute, quello che c’è di più bello è sapere di aver reso felice qualcuno. Perché per esserlo, tra le tante difficoltà, ci sono molti modi e uno di questi è il gusto.

E quando il cibo è condiviso, ha un sapore diverso.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 5 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 5 Gennaio 2021

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