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L’INTERVISTA

Bearzatti e Ioanna: sax e fisarmonica che si fanno favola

Cultura | 10 Febbraio 2020

Carmine Ioanna, fisarmonicista d’origine irpina, e Francesco Bearzatti, sassofonista cresciuto nella provincia friulana, s’incontrano per dar vita a una musica che crea un’atmosfera sospesa, a tratti magica: il titolo dell’album che hanno deciso di incidere dopo una serie di live insieme e da poco uscito è, non a caso, Favolando. Entrambi sono musicisti attivi nel circuito internazionale; Ioanna è in tour con il Cirque du Soleil e Bearzatti, tra le altre cose, si è aggiudicato un titolo come miglior musicista europeo nel 2011 dall’Accademie Jazz Francaise. Li incontriamo al Caffè letterario del Castello d’Aquino di Grottaminarda, sempre nell’ambito della rassegna di musica dal vivo proposta dai ragazzi che lo gestiscono, e dopo aver assistito al concerto rivolgiamo loro qualche domanda.

Partiamo dal vostro progetto, Favolando. Com’è nato?

Noi abbiamo cominciato a suonare due anni fa insieme – risponde Bearzatti – e ci siamo subito trovati a meraviglia perché facciamo tantissima improvvisazione, un’improvvisazione che spazia in qualsiasi genere musicale, cosa che entrambi abbiamo frequentato. Questo ci ha divertiti tantissimo, come stasera che ci siamo trovati senza fare una prova: ci divertiamo sempre e si diverte la gente con noi, per cui abbiamo deciso di testimoniare questa cosa. Anche se nel disco, essendo un lavoro in studio, è tutto diverso. Abbiamo portato alcune produzioni di Carmine, alcune mie, e ci sono anche le improvvisazioni; il tutto comunque suonato con uno spirito molto libero che è lo stesso che si può sentire dal vivo. Si intitola Favolando perché ci piace raccontare storie, in questo caso favole.

Siete tutti e due attivi sia a livello internazionale che a livello locale, com’è la differenza di percezione fra le due dimensioni?

Per quel che mi riguarda – dice Ioanna – negli ultimi tempi sto suonando molto in giro per il mondo, soprattutto il Sud America e gli Stati Uniti e sicuramente frequento due ambienti completamente diversi. Io suono col Cirque du Soleil che propone uno spettacolo commerciale, suonato bene e molto variegato. Un concerto di jazz è un po’ diverso perché hai un pubblico più selezionato, più ristretto, e il mio sogno è aprire questa musica a una platea più ampia possibile. È ovvio che il Cirque du Soleil  è entertainment mentre quando suoniamo in progetti come quello di stasera ci proponiamo, umilmente, di fare arte. E fare arte è proporre qualcosa a chi ci ascolta, ci domandiamo sempre se lo stiamo facendo in modo onesto, che è la cosa più importante. Chiaramente ci vuole un pubblico ricettivo che sia pronto a recepirlo e devo dire che, a differenza di quanto si pensa, il pubblico ha fame di queste cose, di questo tipo di approccio e ogni volta che suoniamo in qualsiasi posto, anche nei posti più remoti, in qualche modo la gente si riesce a connettere a noi e andiamo in questa favola tutti insieme.  Alla fine è sempre qualcosa di magico, quindi credo ci sia una certa volontà di farci rassegnare quando si dice che non è possibile fare musica un po’ più ricercata. Invece penso che la gente abbia fame di questo, quindi ben vengano i locali anche piccoli, i posti dove si fa musica dal vivo dove si sperimenta, dove si cerca di tenere l’asticella un po’ più in alto.

Diciamo che in questo senso la musica è un linguaggio universale, non si sente differenza.

Noi possiamo suonare – afferma Ioanna – con persone che vengono da ogni parte del mondo,  con un taiwanese io non ci potrò mai parlare probabilmente ma ci potrò suonare: la musica è un linguaggio universale.

Mi introduco nel discorso che stavate facendo prima, – interviene Bearzatti – il problema del pubblico non è un problema del pubblico stesso ma un problema di come viene educato. Invece di mangiare in un buon ristorante mangiano in un posto di allevamento, mangiano cose scadenti: la musica che viene mandata in radio spesso è musica fatta per essere molto commerciale, consumabile in poco tempo. Fa arrivare i soldi non tanto ai musicisti quanto ai produttori, viene creata al computer. E anche al computer si può fare grande musica, attenzione, solo che non viene fatta da grandi musicisti, viene fatta da produttori senza scrupoli che pensano solo al denaro e quindi si abbassa moltissimo il livello di ricezione. Se la gente fosse educata, se potesse scegliere, sarebbe diverso. Ma la gente non può scegliere, fa il giro delle radio e raramente capita musica che sia, tra virgolette, alta.

Quando suonate mi pare ci sia molta affinità e anche molto istinto nell’intesa, questo quando si concepisce un prodotto al solo scopo di vendere viene meno.

Viene a mancare un aspetto fondamentale proprio della vita, – risponde Ioanna – perché la musica è uno specchio perfetto della vita: viene a mancare l’amore che è qualcosa di istintivo e non può essere razionale. L’istintività che percepisci è la voglia di fare ciò che stiamo facendo, la voglia di essere connessi. Noi siamo connessi, poi il diritto di critica è sacrosanto e ci sarà sempre qualcuno che dirà “Questo concerto non mi è piaciuto”, e va rispettato ed è anche costruttivo, ma sicuramente nel nostro progetto c’è molto amore, c’è amore per quello che facciamo ed è quello che arriva in modo così diretto e va spesso anche oltre il tecnicismo.

Soprattutto c’è, secondo me, – prosegue Bearzatti – una bella mescolanza di ego, nel senso che non c’è nessuno che sovrasta l’altro. Questo potrebbe portare il concerto a essere sbilanciato, succede coi nostri colleghi quando qualcuno non è disposto a fare 50 e 50, a mescolarsi magari per paura.

E il concetto dell’amore è esattamente questo, – riprende Ioanna – due persone che si amano si completano, non si sovrappongono mai perché vanno nella stessa direzione. Ecco io consiglierei a tutti di studiare musica perché è un linguaggio molto immediato ed è lo specchio perfetto di quello che viviamo tutti i giorni.

Leggendo le vostre biografie ho visto che avete dedicato anche dei progetti alla memoria, a Pasolini, quindi mi interesserebbe sapere se per voi la musica può sensibilizzare rispetto a certe tematiche anche più impegnative.

Assolutamente sì, – dice Ioanna – la musica è qualcosa che è anche evocativo, spesso ascoltando la musica possiamo vedere un’immagine. Se penso al cinema, a un film di tre ore che vuole approfondire un tema che è più complicato è bene sempre prestare attenzione mentre la musica ti può portare dritta al punto. Poi come tutta l’arte è uno strumento che fa parte della cultura e penso che la cultura, a prescindere che si sia musicisti o semplici fruitori, è qualcosa che ci porta a scoprire un po’ di più noi stessi. Perché il grande problema non è studiare la storia ma cercare di capire i nostri limiti, studiare noi stessi, e credo che l’arte sia la cosa più interiore.

Sì, a me per esempio – continua Bearzatti – piace molto lavorare a dei concept album con il gruppo fisso che ho e quindi parlare di questi personaggi che avevano uno sguardo particolare, che erano molto sensibili  e vengono presi come icone ma non come esempio. Perciò mi piace molto rispolverare queste figure e farle scoprire a più persone. Ovviamente noi non facciamo musica di massa, non puntiamo al grande pubblico ma nel nostro piccolo cerchiamo di aprire delle piccole brecce.

Domenico Carrara

Un articolo di Domenico Carrara pubblicato il 10 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 17 Febbraio 2020

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