mercoledì 16 gennaio 2019
Logo Identità Insorgenti

L’INTERVISTA

Dario Sansone (Foja): “Onorati di portare la “bandiera” di Napoli in giro per il mondo”

Musica | 15 Dicembre 2018

Incontriamo Dario Sansone frontman dei Foja, voce e chitarra del gruppo partenopeo formato da Ennio Frongillo (chitarra elettrica), Luigi Scialdone – chitarre, ukulele, mandolini Giuliano Falcone (basso elettrico) e Giovanni Schiattarella (batteria): i Foja sono reduci da un lungo tour che ha visto la rock band esibirsi in America e in mezza Europa: abbiamo pensato di intervistarli in vista della festa di fine tour che si terrà a Napoli il 29 dicembre alla “Casa della Musica”.

Il tour in America e in Europa

A Dario chiediamo subito di raccontarci del tour, come prima cosa: “È andata bene – ci racconta – siamo felici di essere tornati a casa e di aver fatto una grandissima esperienza, ci auguriamo di portare a casa tutto quello che abbiamo visto nei posti dove ci siamo esibiti, abbiamo visto un modo diverso di fare musica, anche il modo di affrontare le serate, i concerti finivano alle undici di sera e questa cosa per noi era assurda, ma chesta cosa se’ po’ fa e soprattutto da la possibilità alle persone di essere presenti e il giorno dopo andare a lavoro, anche a noi musicisti che possiamo affrontare diverse date di seguito senza morire (ride) magari questo è un qualcosa che dobbiamo fare tesoro. Ci ha fatto piacere incontrare anche tanti napoletani emigranti che ci hanno abbracciato, è stato davvero emozionante, è difficile spiegarlo a parole”.

La responsabilità di cantare Napoli e in napoletano

Cantare in Napoletano, rappresentare Napoli… è una responsabilità per i Foja? “La responsabilità i napoletani la tengono sempre, a prescindere dal mestiere che fanno, bisogna avere sempre fede a quei valori nobili che il passato di questa città ci impone. Al di là di questo noi siamo ragazzi normali che vengono da una città particolare che fanno la propria musica, poi la fanno con una grande comunità che s’identifica in questo linguaggio e in questa musica, non è responsabilità, è purtà na’ bandiera, e siamo contenti e fieri di farlo senza sentire alcun peso”. E quando rientrate a Napoli cosa pensate? “Innanzitutto io sono uno di quelli che appena atterra all’aeroporto di Capodichino ‘llè vene voglià e vasà per terra, perché ho un affezione particolare legata al grande senso di anarchia e libertà di questa città, e fuori da Napoli ti senti un po’ più fortunato, se sei legato alla liberta. La sensazione è che noi dobbiamo fare ancora un grande lavoro per rispettare l’immagine che abbiamo, perché l’Italia fuori dall’Europa è rappresentata da Napoli paradossalmente, dalla canzone napoletana, e quindi dobbiamo restare sempre all’altezza della situazione, sia come artisti e come strutture che lavorano nell’ambito culturale, ma anche come pubblico, non dobbiamo dimenticare che il pubblico fa parte di una testimonianza culturale, la sensazione è che c’è ancora da lavorare chiaramente”.

Il disagio per la politica italiana

“Ho provato – aggiunge Dario – anche una grande situazione di disagio rispetto al momento politico che viviamo nel nostro paese, perché abbiamo incontrato tanti emigranti, e pensare che oggi il nostro paese, in particolare la nostra città, non sia accogliente è una casa ca’ nun me’ fa stà bbuono che non mi piace, siccome ci siamo sempre vantati di essere un popolo di grande accoglienza dobbiamo continuare a farlo. Basti pensare che già nel 500 i pellegrini perseguitati in Africa venivano a Napoli per già in quell’epoca la nostra terra era considerata città di grande accoglienza. In questo momento dobbiamo essere veramente durissimi e scendere in campo, non dobbiamo restare lontani perché il momento è delicatissimo, e se possiamo, anche attraverso quest’intervista continuare a sottolineare queste cose lo dobbiamo fare. E poi mi devono sempre spiegare, i miei concittadini e la gente del sud, come hanno fatto a votare uno del genere, incredibile.

I Foja, l’identità, la lingua napoletana

“Io ho sempre scritto in napoletano e al momento sento di esprimermi ancora così, non posso escludere niente, ma già quello che ho scritto per il futuro non si distacca, i prossimi brani restano in madre lingua. Mi piace questo modo di esprimermi, come suona, anche se dici “Arragge” già ti stai “arraggianne” quando lo dici e questo suono onomatopeico che riesce a descrivere con una sola parola lo stato d’animo lo trovo forte, poi che sia vincente o non sia vincente non è una cosa che mi può interessare”.

Il successo di Gatta Cenerentola

E chissà se Dario immaginava il successo di “A chi appartiene” sountrack di Gatta Cenerentola. Glielo chiediamo. “Non immaginavo che strada avrebbe fatto questa canzone: ha subito tre riscritture, però sapevo che mi ero tolto qualcosa di dosso, quando finisci una canzone e sai che hai dato tutto quello che potevi dare dici vabbè allora vai, non finisce nel cestino, scrivo tanti pezzi e quello sapevo che aveva un sapore particolare. Poi quando la canto mi sento bene, e mi appassiono ancora di più. Quando a Parigi è venuta Pauline Croze, che in tutta probabilità verrà anche qui Napoli in occasione della festa di fine tour, la senti in un’altra lingua e significa che le cose possono continuare a vivere attraverso la voce di qualcun altro sembrano miracoli.

Da dodici anni insieme, chilometri fatti e musica suonata. I Foja sono stati la prima rock band a varcare le Porte del Teatro San Carlo, a tenere un concerto a Castel Sant’Elmo dinanzi a 6000 persone, a omaggiare  Pino Daniele nel giorno che Diego Armando Maradona diventava cittadino napoletano, a vincere i David di Donatello… “Ma io sono legato alle cose meno mediatiche, ad esempio ti posso raccontare di quando abbiamo suonato a San Marzano sul Sarno e in prima fila c’era un bambino, Francesco, che ha cinque anni, e lo vidi per tutto il tempo cantare tutte le nostre canzoni e l’ho fatto salire sul palco a cantare “ ’O treno che va”, sono queste le cose mi emozionano. Quando entri nelle storie di tutti i giorni delle persone, quelli sono i ricordi che mi piacciono di più.

Passato e futuro a suon di note

“’O sciore e ‘o viento” è la canzone del cuore di Dario.  “Sarebbe stupido non coccolare una canzone che è popolare e che ci ha permesso di entrate nel quotidiano delle persone, poi se ti devo dire la mia che mi fa stere bene quando la canto è “Tu me accire”ho un legame paricolare e quindi a’ voglio bene. Per il futuro c’è tanto da lavorare, abbiamo girato tanto che vorremo un attimo di respiro, ma continueremo con questo progetto internazionale, siamo stati a Charleston e abbiamo registrato “cagnasse tutto” con questa band americana, parallelamente abbiamo le nuove canzoni dei Foja da vestire e capire il nuovo sound che vogliamo affrontare nel prossimo disco, perché a me annoia fare sempre le stesse cose, quindi devo combattere la noia. Una festa, dobbiamo fare festa, ho pensato anche che ci salutiamo per un po’, anche in vista dei prossimi lavori, sappiamo che non sarà una cosa velocissima fare il quarto disco e dare una cosa dignitosa al nostro pubblico e quindi sarà una festa, ci saranno tanti amici che ci anno accompagnato in questi anni, napoletani e non, insomma dovete venire a festeggiare.

Ciro Marigliano

Un articolo di Ciro Marigliano pubblicato il 15 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 15 Dicembre 2018

Articoli correlati

Musica | 9 Gennaio 2019

EREDI

Gianfranco Gallo: “Mio padre Nunzio mi manca ogni giorno. Diversissimo da lui, ma il suo rigore mi appartiene”

Musica | 6 Gennaio 2019

L’INTERVISTA

Daniele Sanzone, frontman degli ‘A67: in arrivo il nuovo disco della band di Scampia

Identità | 5 Gennaio 2019

IL RICORDO

Un altro anno senza Pino Daniele: la sua Napoli “fata e diavolessa” non dimentica

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi