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L’INTERVISTA

Franco Arminio: “Ritroviamo il ruolo della parola”. E nel prossimo futuro ci anticipa di un film e un libro

Cultura, Libri | 22 Febbraio 2019

 

Franco Arminio è uno scrittore e poeta originario di Bisaccia (Av). Da tempo ha inventato la paesologia, lo studio dello spopolamento dei paesi: si occupa di questo, oltre che attraverso i suoi scritti, anche con iniziative come un festival annuale ad Aliano (Mt), il centro in cui fu confinato Carlo Levi in epoca fascista. E poi con una struttura chiamata Casa della paesologia presente dal 2014 a Trevico (Av) e da qualche mese nel suo paese natio. Lo contattiamo al telefono per parlare dei progetti che ha, soprattutto del ruolo della parola oggi.

Partendo da “Terracarne”

 Arminio ci risponde con un tono pacato, calmo. Iniziamo proprio dalla sua disciplina che, riassumendo dal libro “Terracarne” , è osservazione senza pretesa di insegnare, è il racconto di uno sfinimento. “È un esercizio di osservazione”, dice,  “è vedere i  luoghi senza giudizi precostituiti. Vederli e farli vedere, raccontare luoghi tuttora ancora poco raccontati. È anche una responsabilità, in un certo senso, perché farli vedere li porta all’attenzione. Queste sono le cose che ho più a cuore: il guardare e l’attenzione”.

La citazione

Passiamo a una citazione diretta, dalla silloge poetica “Cedi la strada agli alberi”, in cui la poesia è definita “un mucchietto di neve/ in un mondo con il sale in mano”, domandando se la parola possa ancora cambiare qualcosa. “Noi siamo sommersi da parole”, risponde, “Forse per questo la parola vera è ancora più necessaria, se uno riesce a trovarla. C’è ancora spazio per la parola. Serve dire qualcosa che non sia chiacchiera, che non sia rumore, nonostante la distrazione. È molto difficile raggiungere le persone perché tutti sono impegnati a dire piuttosto che ad ascoltare. Però questo rende ancora più necessario trovare una parola veramente profonda. Assolutamente non possiamo cavarcela col silenzio, con la rinuncia alla parola. È come dovessimo amplificare lo sforzo per trovare una parola silenziosa e parlante allo stesso tempo, che non faccia rumore ma che dica ancora qualcosa a qualcuno”.

Il potere della memoria

Andando avanti parliamo della nostra terra, della memoria che pare stia scomparendo. “La memoria è sfilacciata, c’è una sorta di crollo della memoria. Per esempio i morti non vengono quasi più evocati: uno muore, si fa il funerale e non se ne parla più. Prima venivano continuamente evocati nelle discussioni che si facevano in paese, oggi c’è una sorta di oblio. Questo capita anche con i post su Facebook, che sono vecchi dopo due ore. Però poi alcune cose tornano. Magari una cosa scompare e un anno dopo ritorna. È un altro tipo di memoria. Forse perché abbiamo troppe cose da ricordare ci riusciamo meno”.

Il festival di Aliano e la Casa della Poesia

Parliamo del festival ad Aliano e della casa della poesia. “Queste sono azioni che affianco alla scrittura sui paesi. Mi preme anche una questione militante: fare qualcosa per i paesi oltre che raccontarli, fare qualcosa contro lo spopolamento. Sono molto contento perché sono azioni comunitarie, la scrittura la fai da solo invece queste sono azioni condivise. Perché sì, si scrive da soli ma poi è il mondo il tuo oggetto”. In conclusione parliamo dei progetti futuri dopo “Resteranno i canti”, la sua ultima raccolta. “Un libro sull’Italia di oggi. Sulla depressione, sul male di vivere, sulla stanchezza degli italiani. Dovrebbe uscire a maggio, non ha ancora un titolo. E poi un film con Davide Ferrario, si chiama “Nuovo cinema paralitico”, che dovrebbe essere pronto a giugno. È una sorta di lungo esercizio di osservazione dei luoghi, un film sulla poesia e sui luoghi”. 

Domenico Carrara

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 22 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 22 Febbraio 2019

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