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L’INTERVISTA

Il Brasile in era covid e la follia di Bolsonaro raccontate da un napoletano che ci vive

Altri Sud | 15 Giugno 2020

In Brasile il coronavirus continua a mostrare numeri impressionanti facendone l’attuale epicentro mondiale della pandemia.

Secondo i dati del Ministero della Salute i contagi sono arrivati alla cifra impressionante di 850.000 mentre il numero di deceduti è salito a 42.700, 900 solo nelle ultime 24 ore.

Numeri che indurrebbero a pensare ad un elevato numero di test effettuati, invece no: il Brasile è il paese con il minor numero di test al mondo (313 tamponi per milione di abitanti) e i dati nazionali sono fumosi, classisti e poco attendibili.

L’amministrazione del paese, in controtendenza con i crescenti numeri ma in linea con una gestione della pandemia del tutto inadeguata, sembra andare controcorrente: molte restrizioni sono state allentate, spiagge (solo per attività sportive) e negozi sono di nuovo aperti e lunghe file si sono formate davanti ai centri commerciali di San Paolo.

La fotografia del paese

A San Paolo, la città più colpita, le immagini strazianti mostrano una fila dopo l’altra di tombe scoperte pronte a seppellire le vittime nel cimitero di Formosa mentre i Caterpillar aspettano il momento di prelevarli e trasferirli in grandi buche rettangolari. E dove non c’è posto nei cimiteri, come in Amazzonia, ci si organizza con fosse comuni grandi come campi di calcio che ogni giorno rosicchiano più terra alla vita relegandola all’oblio (in continuità con la linea bolsonara).

E se non c’è posto nei cimiteri negli ospedali la situazione è anche peggio in un paese dove la sanità pubblica più che una risorsa è un rischio che pochi vogliono correre. Per non parlare di tutti gli invisibili delle favelas che vivono ammassati in 8 in 40 metri quadrati il più delle volte senza neanche il sistema fognario. Provate a parlargli di distanziamento sociale e igiene.

Dal punto di vista economico la situazione è a un passo dal baratro. A Rio de Janeiro e San Paolo, i centri commerciali sono stati aperti una settimana prima del previsto. Il braccio di ferro tra sanità e associazioni di imprenditori per revocare le restrizioni è stato vinto dagli imprenditori e lo stato, in mancanza di liquidità per ammortizzare le perdite, ha dovuto cedere alle pressioni.

I posti di lavoro persi sono decine di migliaia e almeno il 20% delle attività ha dichiarato bancarotta ancora prima di attendere la fine della pandemia.

L’immagine del paese sudamericano non è apocalittica ma post-apocalittica, è la fotografia di un paese già morto le cui speranze sono state vanificate dai proclami insensati e irrispettosi di Jair Bolsonaro.

 

Dal negazionismo all’insabbiamento di dati fino al caos politico: tutti i danni di Jair Bolsonaro

 

Le uniche certezze del popolo brasiliano sono legate all’edizione straordinaria del Tg delle 20:30 che racconta il macabro bollettino sanitario sciorinando dati non sempre reali, recentemente oscurati o ricontati dall’amministrazione di Brasilia.

Ad inizio giugno il Ministero della Salute ha improvvisamente rinviato il conteggio giornaliero di infezioni e decessi a poco prima delle 22:00. Un goffo tentativo del governo di insabbiare il disastro sanitario, tentativo fortunatamente bloccato dal Tribunale Supremo Federale che ha obbligato le istituzioni a fornire tutti i dati relativi al contagio ripristinando il vecchio bollettino.

Più volte abbiamo parlato del presidente come di un personaggio che definire pericoloso è riduttivo. Le sue esternazioni, le teorie complottiste sugli incendi in Amazzonia, l’intolleranza verso le minoranze, il tutto condito da un’irritante superbia, hanno cancellato quanto di buono è stato fatto nel paese negli ultimi 20 anni.

Nessuno però si sarebbe mai aspettato tanta idiozia, nemmeno il suo più ostinato detrattore. La gestione della pandemia è stata la più incosciente possibile: a cominciare dalle prime dichiarazioni negazioniste sull’esistenza del virus fino all’organizzazione ripetuta e rischiosa di manifestazioni autocelebrative, passando per la prescrizione di cure miracolose come zolfo, aglio e clorochina. Insomma, il Covid-19 ha trovato nel Trump sudamericano un valido alleato.


Andiamo a vedere da vicino cosa succede in Brasile con l’aiuto di Paolo Polliere, ingegnere napoletano che lavora e vive da 3 anni a Rio de Janeiro e che, in piena pandemia, è anche diventato padre del piccolo Simón.

In Italia ci giungono scene apocalittiche sul Brasile. Com’è la situazione adesso?

Il quadro non è chiarissimo come lo dipingono in Italia. Qui c’è una confusione totale a partire dal fatto che il governo fino a qualche giorno fa ricontava i bollettini camuffandoli. I dati infatti fino a qualche settimana fa erano comunicati al Tg delle 20.30 ma poi Bolsonaro ha avuto l’idea di posticipare l’uscita ufficiale dei dati proponendosi come “revisore” dei dati ministeriali.

Domenica scorsa ad esempio i dati secondo il ministero erano circa 1300 deceduti, dopo i ricontrolli sono scesi a 500 “spostando” 800 persone in “altre cause”. Ad oggi quindi il suo obiettivo è nascondere i dati e questo porta confusione e smarrimento.

Vi manca la presenza dello Stato?

La confusione è ancora più alta, si scontrano anche governatori e sindaci. Qui a Rio il governatore voleva già interrompere il lockdown e avviare quella che voi chiamate “fase 2”, poco prima del picco massimo, una pazzia a tutti gli effetti.

Il governatore di Rio ha provato ad aprire tutto ma il pubblico ministero ha inizialmente bloccato la flessibilizzazione, non collegata ad alcuna prova empirica, salvo poi concederla negli ultimi giorni.

Fortunatamente in Brasile esiste ancora una distinzione netta tra magistratura e politica. Anche per questo il prossimo obiettovo di Bolsonaro è quello di cancellare o depotenziare il Tribunale Supremo Federale.

Ma la differenza tra Stato e Stato c’è anche per quanto riguarda le leggi?

Si, come ti dicevo anche tra città e città. Al momento la situazione è ingestibile dal punto di vista sanitario, l’opposto dell’Italia.

Ti faccio un esempio: in Italia, se Conte dava una direttiva si tendeva a seguirla, al massimo i governatori le potevano inasprire ma in linea di massima a voi il lockdown è stato comune e rispettato e pare abbia portato buoni risultati.

Qui invece c’è stato uno scontro totale tra Bolsonaro e i Governatori , scontro che ha portato ad una disgregazione generale a livello di politica interna, con un leader assente e ostico e tanti cani sciolti.

Il lockdown come lo state vivendo?

In realtà qui non c’è mai stato un vero lockdown imposto dal governo ma più che altro un orientamento. Io sono in pieno lockdown per scelta personale ma potrei partire domattina per San Paolo, stiamo attraversando quella che voi chiamavate “fase 1” ma se volessi uscire senza mascherina o andare ad una manifestazione potrei farlo.

A Rio non ci sono restrizioni alla circolazione. Le strade sono piene, la maggior parte dei negozi aperti e questo grazie al governo centrale che ha imposto un graduale allentamento del lockdown andando contro le richieste dei sindaci trasformando la regione in una polveriera.

È sempre un enorme lotta a tre tra governatori, sindaci e Bolsonaro, a volte vince uno a volte l’altro e noi siamo in mezzo.

Credi che questa sorta di lockdown stia facendo il gioco di Bolsonaro?

Si perché i cortei a favore di Bolsonaro fino a qualche giorno fa erano gli unici in giro per via della pandemia e in queste manifestazioni di consenso il presidente dal pulpito insulta i governatori ribelli, incita i cittadini ad armarsi e minaccia di coinvolgere l’esercito in caso di processo nei suoi confronti.

Gli unici a prendere posizione contro il presidente per osteggiare questo “finto consenso” sono state le associazioni di Ultras di Rio e San Paolo che sono scese a manifestare il loro dissenso, stranamente però sono stati fermati dalla polizia, ma qualcosa si sta iniziando a muovere.

Ormai ha tutti contro sia internamente che tra i cittadini.

Con la pandemia sono saltati due Ministri della salute. Il primo Luiz Henrique Manetta è stato tagliato perchè era favorevole al lockdown. Quindi è stato rimpiazzato da Nelson Teich, inizialmente mero burattino di Bolsonaro, spodestato perché contrario alla storia della clorochina come cura al Covid-19. Teich si è infatti rifiutato di far passare il medicinale come “non prescrivibile”.

Quindi siete senza Ministro della sanità in un momento così delicato?

Praticamente sì. Ma non solo, è saltato anche il Ministro della giustizia, fatto epocale qui in Brasile.

Il presidente lascia governare solo i ministri che lo assecondano, quando è stato eletto si è circondato di tutti gli oppositori di Lula, facendo ministro Sergio Moro, protagonista di una serie indagini contro Lula.

In un secondo momento Bolsonaro si è ritrovato, insieme a tutta la sua famiglia, indagato per riciclaggio e per il caso di Marielle Franco, politica e attivista della comunità afro e Lgbt uccisa a pochi giorni dalle elezioni, i cui esecutori materiali sono uomini vicini al suo entourage.

Al che Bolsonaro ha imposto a Moro di sostituire il capo della polizia, il ministro si è rifiutato e si è dimesso. Le sue dimissioni hanno scoperchiato il vaso di pandora sulle azioni illegali del presidente.

Quindi oltre al virus abbiamo la più grande crisi e rivoluzione politica di tutti i tempi.

A livello sanitario come la gestite?

Qui il sistema sanitario ormai è diventato privato e la pandemia ne ha dato un’ulteriore conferma, se non sei assicurato o non puoi permetterti la sanità privata il test non te lo fanno neanche e non ti ricoverano, nemmeno in presenza di sintomi gravi. Se non sei assicurato o sei povero hai molte meno garanzie.

Stanno costruendo anche molti ospedali per il covid o almeno ci provano ma su questo punto è come in Italia: molti ospedali sono costruiti ma la burocrazia li blocca oppure si bloccano prima per infiltrazioni criminali negli appalti.

La crisi è totale…

Siamo in ginocchio a livello sanitario e politico ed anche quello economico inizia a vacillare. A Dicembre il rapporto Euro/Real era a 4,7, adesso siamo a 5.7 ma abbiamo toccato il picco di 6.3 a fine maggio e la situazione può solo peggiorare se continuano così.

L’unica speranza è che ci sia un ribaltone politico, che Bolsonaro cali ancora di più nei sondaggi e venga attivato il processo di impeachment, al momento le richieste in tal senso sono ben 32 e in gran parte legate alla sua incompetenza nella gestione della pandemia.

A livello sanitario invece dobbiamo sperare solo che il virus perda di intensità, non c’è alcuna speranza al momento di vedere un’azione esterna che possa accelerare la decrescita della curva.

***

L’ultima uscita pubblica  è forse l’emblema delle politiche controproducenti del presidente sovranista che ha invitato i brasiliani a: ” invadere gli ospedali, ispezionarli e filmare la mancanza di letti e il sovraffollamento”.

Un incitamento insensato che espone pazienti, medici e forze dell’ordine impegnate in trincea all’ennesimo rischio e la risposta dei suoi sostenitori non si è fatta attendere. Proprio in queste ore infatti, come riportato dal quotidiano brasiliano Extra-Globo, gruppi di fanatici stanno invadendo e vandalizzando le corsie degli ospedali Covid.

Il tempo sembra essere l’unico alleato dei brasiliani.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 15 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 15 Giugno 2020

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