domenica 18 agosto 2019
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L’INTERVISTA

Il fondatore di “Sii turista della tua città”: difendiamo così Napoli e i suoi beni

Arte e artigianato, Attualità, Battaglie, Beni Culturali, Cultura, Economia, Emigrazione, Europa, Eventi, Identità, Italia, Lavoro, Lingua Napoletana, Made in Sud, Mondo, Musica, NapoliCapitale, Storia, Turismo | 14 Dicembre 2015

sii turista della tua città

Luca de Martino, classe ’88, è il ragazzo che ha inventato “Sii turista della tua città”. Un movimento nato quasi per gioco che poi nel tempo ha riscosso sempre più successo e non solo. Con il successo sono arrivate anche le critiche, le denunce e le accuse, “ma è chi non fa nulla, che non rischia di essere criticato” ci racconta Luca, che abbiamo incontrato a Piazza Bellini per un’intervista.

Ci conosciamo da anni e facciamo parte di quella generazione che ha subito in modo subdolo e violento la colonizzazione, oggi è bello poter constatare il suo impegno verso la città.

Da piazza Bellini scendiamo verso San Domenico. Luca si ferma arrabbiato quando nota che i cartelli descrittivi di palazzi e monumenti sono stati imbrattati. Il centro storico pullula di turisti, curiosi, avventurieri, studenti e musicisti. E tra questo via vai si alza una voce: “Vott’ a grazia!”. Si ferma per prendere un gigantesco babà con panna e Nutella, mentre per me il caffè da Scaturchio è d’obbligo. Alla cassa leggono entusiasti le recensioni dei turisti su Trip Advisor “la lunga fila è ripagata dal sapore della sfogliatella, da provare anche le arancine”.

Saliamo le scale in uno dei palazzi più antichi di Napoli, “ti ho portato qua, perché devo farti vedere una cosa”. La vista spettacolare di un appartamento per studenti. La piazza in tutta la sua meraviglia.

Luca, sono proprio di oggi, martedì 8 dicembre – data dell’intervista- le foto in cui migliaia di turisti sono stati immortalati in file chilometriche, fuori i monumenti napoletani. Come commenti questo successo? Lo senti in parte anche tuo? 

Finalmente! Era ora! Noi purtroppo, tu sei più piccola di me, io sono dell’88, siamo nati e cresciuti non con il lavaggio del cervello, ma con il lavaggio del Dna: abbiamo subito, da parte dei media e delle istituzioni, la cancellazione della memoria, della nostra cultura. Ci hanno tolto la lingua, ci hanno tolto tutto. Ora esiste una generazione che sta portando avanti un riscatto. La notizia di oggi, cioè che la Campania è stata la regione con maggior afflusso turistico -in ordine di monumenti visitati Pompei è seconda solo al Colosseo e sette tra i primi dieci siti più visitati d’Italia sono campani- non può che rendermi orgoglioso e felice di questo risultato, da napoletano. In un secondo momento la ragione prevale sull’orgoglio e prende il sopravvento la mia parte da attivista di un movimento, facendo crescere la consapevolezza. Sono quattro anni che con “sii turista della tua città” condividiamo un’idea semplice: la rivoluzione culturale napoletana.

Cosa intendi quando parli di rivoluzione culturale napoletana? 

Questo è un concetto che vorrei cercare di precisare meglio perché molte persone ci stanno criticando quando parliamo di rivoluzione culturale napoletana. Non crediamo di esserne noi i fautori o gli artefici, questa sarebbe presunzione, ma, in modo forse irriverente seminiamo quest’idea: ci auguriamo che si viva una sorta di rivoluzione culturale napoletana. Io credo che esista. Credo che Napoli sia viva e che in questo momento sia la città più viva d’Italia. Per fermento giovanile e creatività. Noi abbiamo captato un’esigenza. Un desiderio comune, che era latente e siamo stati una sorta di megafono, di portavoce. Napoli oggi e soprattutto negli ultimi quattro anni è ricca di una vibrazione nuova: è una città sveglia, non più assopita. Abbiamo percepito questa vibrazione, l’abbiamo captata, presa e riversata e forse abbiamo avuto un pò il coraggio nell’usare il termine rivoluzione associato alle parole culturale e napoletana. Questo è stato il passo un pò azzardato. Qualcuno ci può accusare, qualcuno no, ma nella vita se non hai il coraggio o se hai solo timori non farai mai nulla e non andrai mai avanti. Questa definizione “rivoluzione culturale napoletana” potrebbe non esistere: sono ormai tante le associazioni e le realtà che stanno nascendo, che si attivano per promuovere le visite guidate, l’accoglienza turistica, che parlano del napoletano. Nell’ultimo anno è stata presentata una proposta per inserire nelle scuole l’ora di napoletano. In Provenza ci sono associazioni dove si parla napoletano. Se non vuoi credere che esista qualcosa che si sta smuovendo, basta scendere e guardarsi intorno. E non puoi non essere travolto da un’energia immensa che sta dando questa città. Napoli ha superato Bologna, come città ribelle e viva, a parte che, Napoli è la città in assoluto più rivoluzionaria e ribelle d’Europa. Si pensa a Parigi, ma Napoli ha vissuto ufficialmente, quindi saranno di certo di più, cinque rivoluzioni: 1547,1647 con Masaniello, 1799 che non è stata una rivoluzione, ma un colpo di stato, però la storia la ricorda come rivoluzione, poi, 1848 e la rivoluzione che non è stata mai ricordata ovvero quella dei Briganti. Gli uomini del Sud che si opponevano agli invasori e ancora le quattro giornate di Napoli. Quindi, non ci dobbiamo sorprendere se oggi Napoli sta vivendo questa liberazione: se esiste un Luca de Martino di turno, un Opg o un Asilo Filangieri. Questa è la generazione del riscatto. Questa è la rivoluzione culturale napoletana!

Quali sono le associazioni con cui fate rete? 

Tantissime anche se chiarisco una piccola cosa: siamo un movimento artistico culturale apartitico, apolitico ed autofinanziato. Non abbiamo una sede e per noi è un handicap proprio perché non ci permette di poter ospitare altre associazioni e di creare un senso di aggregazione. Quindi, le relazioni che creiamo – e sono tante perché ogni volta che facciamo un evento è in collaborazione con musei e associazioni- non sono spesso fisse. L’ultima collaborazione è stata fatta con Salvatore Iodice di Riciclarte ai Quartieri Spagnoli. Sempre ai quartieri abbiamo collaborato con Cuore Spinato. Per il momento le nostre collaborazioni dipendono dal luogo in cui organizziamo gli eventi. Nel momento in cui le associazioni ci chiedono di lavorare insieme su qualcosa di concreto e di pratico noi lo facciamo, e viceversa. Una delle cose molto belle che ci è successa è che quando siamo nati come movimento abbiamo attirato le antipatie dei movimenti di sinistra perché non ci siamo schierati politicamente. Per cui all’inizio tutti hanno fatto un passo indietro e ci hanno guardato con diffidenza. Che cosa è successo? Che ci hanno conosciuto di persona! Che molte persone ci hanno messo alla prova e hanno visto come ci muoviamo, che gradualmente abbiamo collaborato con “Magnammece o Pesone”, che vogliamo creare un rapporto con l’Asilo Filangieri e tanti altri e pian piano anche queste realtà si sono avvicinate. Viviamo in una città dove c’è un altissimo tasso di movimenti sociali e il più grande paradosso, ovvero, quello di non fare rete tra questi, anche se sta nascendo un processo in tal senso. Farsi la guerra e non arrivare ad un obbiettivo comune è una grande pecca. Per noi è stato comunque un orgoglio quando queste realtà si sono avvicinate gradualmente e ci hanno conosciuto per quello che siamo. A noi non interessa entrare in un contesto politico, il nostro interesse è Napoli. Sarà un sogno, sarà una cosa eccessiva, che forse non si realizzerà, ma a me non interessa entrare nel sistema per contrastarlo. Sono contento di questo avvicinamento dopo un inizio difficile in cui tante porte ci sono state chiuse in faccia.

Che significato ha per te la bandiera borbonica, che spesso porti con te?

Molte persone mi chiedono se sono neo borbonico o meno, ma, ridurre il mio senso di appartenenza a Napoli, al Sud a questo… Io sono un uomo del Sud, non sono un italiano. Non ho qualcosa contro la nazione, è che io non ho nulla di italiano. Parlo italiano purtroppo perché oggi il Sud è una colonia del Nord, e lo dico non perché sono neo borbonico, ma è una cosa evidente sotto gli occhi di tutti! Da 150 anni stiamo sotto dei conquistatori che per la prima volta nella storia dalla Magna Grecia ad oggi non fanno il bene della nostra terra! La nostra storia è ricca di conquiste da parte di altri popoli, ma ci hanno reso grandi, ci hanno dato rispetto a livello mondiale. Dire di essere neo borbonico è riduttivo e io non lo sono. Ho una bandiera lì -appesa alle nostre spalle- che per me rappresenta un senso di appartenenza, è una consapevolezza. Io non sono per la monarchia, sono per la verità.

Perché hai scelto come slogan “Sii turista della tua città”?

Uno dei nostri slogan è “prima di divinizzare l’estero, conosci davvero la tua città?”. Io sono del ’88, tu del ’92, siamo una generazione di emigranti. Siamo cresciuti con i nostri amici che sono andati a vivere all’estero. Perché qua non c’era lavoro, o mancavano altre cose. Con questo slogan abbiamo voluto fare un invito ovvero “va bene fare esperienza fuori, ma resta qua! Vai a conoscere Berlino, a visitare Parigi e poi magari non hai mai visto Napoli Sotterranea, un luogo visitato da turisti di tutto il mondo!”.  Il messaggio è rivolto ai napoletani. Ora è diventata un pò una moda essere turisti nella propria città, non dico che è merito nostro, è un senso che si avverte. E che è normale perché quando abiti in una città dove non ci sono turisti pensi “Ah! Ma allora è over ca simme na’ munnezz!”. Quando invece leggi gli articoli dove si dice che è tutto esaurito finanche i quattro stelle e poi scendi e vedi tanti turisti pensi “Ua! Ma allora è over ca nun’aggio capito nu ***! Guagliù ma che tenimma a ‘fa? Jammece ‘a verè Pio Monte della Misericordia ca tenimmo ‘o Caravaggio!”. Noi stiamo parlando in una strada dove ci sono tre obelischi: l’Immacolata, San Domenico e San Gennaro. Abbiamo tre opere monumentali che troviamo solo qui, per come sono state realizzate. Chi sta dall’altra parte del mondo deve venire a Napoli per vederle! Il nostro centro storico inoltre ha una cosa incredibile: è vissuto dal popolo! Ci sono i nobili, si, il palazzo dove ci troviamo ora è nobiliare, ma sono inglobati tra quartieri popolari: Forcella, Materdei, Sanità, Cavone, come fai a farlo diventare turistico! E menomale che è vissuto dal popolo, dalla gente, perché altrimenti diventerebbe come tutti gli altri centri storici, non vivi.

Quali sono le tipologie di attività che organizzate?

Le attività che organizziamo sono diverse e possono essere riassunte in delle linee guida. Per prima l’accoglienza turistica: al porto, all’aereoporto e alla stazione accogliamo i turisti senza autorizzazioni, entriamo dentro e poi veniamo cacciati, cosa che succede spesso! (Ride) Come primo step abbracciamo i turisti, che, molte volte restano un pò disorientati proprio perché gli hanno raccontato di stare attenti al pericolo una volta arrivati a Napoli, poi ci guardano e sorridono. Cuciniamo dolci, prepariamo il caffè e gliel’ho offriamo. Una volta conosciuti gli chiediamo se vogliono essere accompagnati e gli lasciamo i numeri in caso di bisogno, tutto a titolo gratuito, le ricompense vengono dopo. Due settimane fa ad esempio durante la pulizia delle scale a Corso Vittorio Emanuele, è successa una cosa incredibile, per la prima volta dopo quattro anni in cui abbiamo fatto attività di pulizia, abbiamo raccolto 250 euro di donazioni. La persone sono scese dai palazzi a portarci il caffè e i dolci e hanno fatto delle donazioni spontanee. Quindi, organizziamo attività di pulizia di strade piazze e monumenti, rivalutazione del territorio con la piantumazione e il decoro, visite guidate e campagne di sensibilizzazione. Riguardo le ultime, diciamo spesso che “l’arma di un popolo è la lingua”, può sembrare banale, ma io purtroppo adesso sto parlando con te in una lingua che non è la mia. Ad oggi sempre più giovani si stanno avvicinando al napoletano, finalmente non bisogna più mettersene vergogna. Io sono nato in una famiglia dove se parlavo napoletano mi dicevano <<Parla bene!>> E questo non accadrà mai con mio figlio. Un popolo armato della propria lingua è un popolo che fa paura. E ad oggi il popolo napoletano da tutti i quartieri si sta riavvicinando alla lingua napoletana, anche dopo il riconoscimento dell’Unesco. Poi, facciamo campagne di sensibilizzazione sul senso civico, abbiamo stilato una lista di 10 comandamenti “‘Mparet a campà!” e l’ultimo comandamento è “‘Mparet’ a campà e puort annanze sti cuncett p’o bbene e sta città!” Per dire “ora che sei entrato in contatto con questi concetti e che ti rispecchi in questi concetti devi divulgarli e applicarli nella tua quotidianità”, senza lamentarsi, perché noi siamo in disaccordo con l’idea della lamentela. Si deve agire. Chiunque può svegliarsi e combattere per un sogno, soprattutto se è Napoli. Alzati le maniche, senza aspettare il prossimo e inizia.

Riguardo la pulizia dei monumenti, l’anno scorso siete stati denunciati dalla Sovrintendenza dei beni culturali per aver pulito la fontana di Monte Oliveto, come commenti quest’accaduto? 

Prima di tutto credo che abbiamo fatto qualcosa di importante per la fontana: da ultimo monumento da restaurare è salito in graduatoria e dovrebbe rientrare nei prossimi tre restauri di Monumentando. Noi siamo stati denunciati da un’Associazione culturale alla Sovrintendenza e non alle forze dell’ordine, come è successo alla Casina Pompeiana. Abbiamo ricevuto attestazioni di affetto e di solidarietà da parte di tutta la città, da tutti i napoletani di tutto il mondo. Perché i napoletani da quando è nato il movimento ci seguono da ogni parte del globo. Dalla Cina, all’Australia, ci sono arrivati messaggi dall’Etiopia! A Monte Oliveto abbiamo fatto tre pulizie, ora è stata sporcata di nuovo, per cui abbiamo fatto una proposta al Comune: fare una recinzione con fondi raccolti da noi e curarla noi con restauratoti guidati dalla Sovrintendenza. Ci è stato detto che non si può fare per cui abbiamo rilanciato comunque sulla recinzione di Monte Oliveto visto che non rientra nel progetto di Monumentando.  Con il Comune stiamo avendo un dialogo, con la Sovrintendenza ancora no. Noi vorremmo che fosse ripristinata la recensione come quella che era presente ad inizio Novecento perché quella fontana viene pensata con la ringhiera. Non si risolve con la recinzione però credo si inizi a dare un segnale alle persone di rispetto verso quel monumento, muovendosi in contemporanea con azioni di sensibilizzazione.

Perché non chiedete le autorizzazioni per fare le attività di pulizia? 

Perché facciamo tutto questo per Napoli con amore, quando abbiamo chiesto le autorizzazioni non siamo stati presi in considerazione. Esiste una fetta grandissima di popolo napoletano che nel momento in cui veniamo attaccati ci difende strenuamente, anche se noi non lo sappiamo. Quando abbiamo avuto 8.000 mila euro di multa alla Casina Pompeiana a titolo gratuito ci ha chiamato uno degli studi più importanti d’Europa di diritto amministrativo – fondato dal napoletano Giuseppe Abbamonte, uno dei più illustri esperti di diritto amministrativo – difendendoci con il lavoro di Luisa Acampora, la quale ci ha contattato appositamente per fare ricorso. Ci sono persone che per ottenere ricorso da questo studio pagano il mutuo e noi siamo stati difesi a titolo gratuito. Non sapevamo neanche di essere seguiti da loro.

Quali sono i luoghi di Napoli a cui sei più legato?

Ci sono alcuni luoghi con i quali io personalmente ho un rapporto particolare, uno dei quali è proprio la fontana di Monte Oliveto. La storia o la leggenda vogliono che il re Carlo d’Angiò sulla statua indichi un tesoro ed io ci sono legato come simbolo perché per noi ha significato un’evoluzione, una trasformazione. Un altro monumento che invito ad osservare è l’obelisco di San Gennaro anche perché di fronte c’è Pio Monte della Misericordia, la struttura che ha accolto il Caravaggio quando fuggì dall’omicidio commesso al Nord. Al collo, come puoi osservare, ho una collana, che è l’ampolla di San Gennaro. Negli ultimi anni della mia vita mi sono avvicinato molto a Faccia Gialla, non in chiave religiosa né laica. Molte persone mi dicono “ancora con San Gennaro, io non credo più nella Chiesa”, ma San Gennaro va oltre il sentimento religioso. Il miracolo del Santo non è il fatto in sé della liquefazione del sangue. Il miracolo di San Gennaro l’ho capito il 19 settembre di quest’anno: a distanza di sette secoli si raduna ancora un popolo per richiedere la benedizione e ad esigere un miracolo! E il miracolo è poter vedere che nel 2015, in un mondo dove la globalizzazione ha distrutto le tradizioni, a Napoli resiste e persiste un popolo che si raduna e che si innervosisce! Erano le 11:25 del 19 settembre e affianco a me persone sbraitavano, smaniavano ed erano arrabbiate e ansiose perché non c’era il miracolo. Ecco, questo è il miracolo nel 2015! Il Principe di San Severo ha dimostrato nel ‘700 che il Sangue è riproducibile in laboratorio, mentre i gesuiti gli facevano battaglia. Non sono il primo che si domanda se sia vero o meno, ma non è importante questo. Sono legato ai simboli del Santo, ho sposato personalmente e poi con “Sii turista” una campagna di sensibilizzazione su San Gennaro. Il 16 dicembre puliremo nell’occasione del terzo festeggiamento del miracolo- durante l’anno avviene il miracolo, si dice che sia, nei giorni del primo sabato di maggio o nell’ultimo di aprile, il 19 settembre e il 16 dicembre, in cui si festeggia la ricorrenza del miracolo quando nel 1536 ci fu l’eruzione del Vesuvio e i napoletani disperati portarono in processione il busto di San Gennaro, appena varcò le strade di Napoli, si bloccò l’eruzione, la leggenda racconta l’apparizione del Santo in cielo che con una mano fermò il vulcano- l’edicola votiva che sta sul Ponte della Maddalena presso la Ferrovia. Faremo la processione e dopo come atto di devozione, visto che noi quest’anno abbiamo chiesto una grazia urlando fuori al Duomo <<Vott’a grazia!>>, puliremo l’edicola che ha il Vesuvio di fronte.

E monumenti poco conosciuti di Napoli da visitare? 

Hanno da poco aperto i sotterranei gotici sotto San Martino, non li ho ancora visitati, ma saranno incredibili. Per innamorarsi di Napoli bisogna girarla e imparare a conoscerne gli angoli più nascosti. Ogni luogo ha una storia da raccontare, basta pensare che solo qui a San Domenico sono passati Tommaso d’Aquino e poi uno dei miei preferiti, Giordano Bruno. Gli alchimisti chiamavano questa zona tra Piazza del Gesù, San Domenico e San Gregorio Armeno “il triangolo del potere” perché si dice che sia pervaso da vibrazioni potentissime, non a caso Napoli è stata anche capitale dell’alchimia e della magia. Un altro consiglio è quello di entrare nei palazzi napoletani e meravigliarsene.

Puoi dirti soddisfatto del vostro seguito?

Ti dico che più che dei numeri sono soddisfatto della costanza con cui veniamo seguiti. All’inizio ero da solo a girare per la città con degli adesivi che attaccavo ovunque e le persone, che sentivo benissimo, dicevano: “Oilloc o pazz'” ” O scem”. Perché quattro anni fa, quando ho iniziato, non esisteva neanche ancora quello che oggi è un movimento, era solo un adesivo “Sii turista della tua città”. L’importante è seminare. Parli con cento persone e ti ascoltano in dieci, ma se tu ci credi alcune di loro torneranno a casa con il dubbio e diranno “forse questo pazzo ha detto qualcosa di buono!”. Il primo gruppo del movimento era ristretto ad i miei amici, dato che parlavo sempre di “Sii turista”  hanno pensato bene di darmi una mano. Dopo è rimasto chi si è avvicinato al movimento per l’idea che c’è dietro e non solo per amicizia. Ora si è creato un gruppo stabile e variopinto che da circa due anni e mezzo sta portando avanti attività costanti sul territorio. Le nostre guide non sono fisse, perché preferiamo accogliere giovani che sono in cerca di lavoro e dargli visibilità, una delle nostre ragazze ha così trovato un posto fisso in un’altra associazione. Sono tutte persone socialmente diverse, hanno concezioni della vita diverse e sono di quartieri  ed età differenti. Ti dico che in primis ho fatto “Sii turista” per me, ero uno di quelli che volevano andare via da Napoli, sono stato via un paio di mesi e poi sono fuggito, ho capito dove abito! E sono convinto che Napoli tornerà ad essere una capitale europea a tutti gli effetti, anche perché essere napoletano è meraviglioso.

Elena Lopresti 

 

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Dicembre 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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