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L’INTERVISTA

Jean-Noel Schifano, l’intellettuale francese che ama Napoli capitale

Attualità, Battaglie, Cultura, Diritti e sociale, DueSicilieOggi, Europa, Identità, Indipendentismi, Italia, Made in Sud, NapoliCapitale, Politica, Storia | 16 Marzo 2016

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Jean-Noel Schifano è uno scrittore, critico, curatore e traduttore francese. Cittadino onorario di Napoli dal 1994 per il suo lavoro iniziato nel 1992 come Direttore dell’Istituto Francese “Grenoble di Napoli”, è dal 2005 Direttore Artistico del “Creator Vesevo”: un museo a cielo aperto di arte contemporanea, sulle pendici del Vesuvio.

Jean-Noel è un intellettuale francese e meridionalista affetto dalla “saudade partenopea”: uno di quelli che amano a fondo ogni particolarità di Napoli, dopo averci vissuto e lavorato a lungo, tanto da descriverla nelle sue opere come “la propria città capitale” e sentirne, ogni volta che se ne allontana, una forte nostalgia malinconica, per questo abbiamo deciso di intervistarlo.

Monsieur Schifano, lo scorso Novembre, durante gli attentati terroristici avvenuti a Parigi, lei ha dichiarato che: “il mondo ha e avrà sempre più bisogno della civiltà napoletana”, perché? 

Nel fanatismo da grotteschi buffoni di carneficina, da inquisitori religiosi o laici, in un mondo in cui, come il venerdì 13 novembre 2015 a Parigi, il massacro di massa vuole spegnere ogni gioia di vivere e di essere se stessi, giorno e notte, in amore come nel lavoro, nel vestire come nel cantare. Napoli, sì, ha molto da insegnare ai cinque continenti. Napoli è, prima di tutto, la libertà! Una città che non ha mai sopportato i ghetti e le inquisizioni: per ben tre volte, nella sua Storia, a mani nude popolo, plebe e nobiltà – classi sociali che normalmente si sopportavano spesso a malapena – si sono uniti per cacciare via gli inquisitori che venivano da Roma, armati e pronti per bruciare donne, uomini, libri. Per esempio, il 16 luglio del 1547, esattamente 100 anni prima della rivolta di Masaniello, ci fu un esemplare rifiuto della Santissima Inquisizione da parte della città, compattamente unita, compreso il cardinale dell’epoca che aveva tutt’altro carattere, tutt’altra fede del cardinale attuale… Sotto il luminoso regno di Carlo III, Napoli ha cacciato fuori i gesuiti troppo invadenti e accolto gli ebrei perseguitati in Spagna. Dunque si, il mondo avrà sempre più bisogno dell’esemplare Napoli e se da oltre 150 anni l’Italia è sfatta è per la semplice ragione che ancora non ha capito quanto deve a Napoli – e dico “deve” anche nel senso di debiti – e quanto, senza Napoli, non può esistere che in un modo ectoplasmatico.

Lei è stato Direttore dell’Istituto francese “Grenoble” negli anni in cui Bassolino era il primo cittadino di Napoli. Secondo lei, quanto è cambiata la città e quanto sono cambiati i napoletani da allora?

I Napoletani, meno male, non cambiano a seconda dei poteri! Napoli, la nostra città capitale, dagli anni 1992-1998, che corrispondono alla mia direzione del Grenoble, si era a poco a poco aperta sempre di più al mondo, ma non dimentichiamo che quest’apertura è cominciata con “il primo Bassolino” e la riconquista da parte dei Napoletani del centro storico, con Napoli 99, con sinergie culturali che all’epoca molto “vive” come quella con il Centro degli Studi Filosofici, il Suor Orsola Benincasa, il Grenoble, il Municipio e le forze vive della città, con il G7. Adesso, la città è come nu’ babà: dolcezza, accoglienza, sugo inebriante di vita, ma anche molte e diverse buche anche nel tessuto umano della popolazione. Napoli ha un destino universale, e anche se si specchia con giusta estasi nelle sue bellezze, non si accontenterà mai di essere un set cinematografico.

Il caso “San Gennaro”, è arrivato fino in Francia, cosa ha da dichiarare in merito alla grande partecipazione del popolo napoletano che si sta battendo affinché la Deputazione resti assolutamente laica?

Un grande omaggio a San Gennaro c’è stato a Parigi tre anni fa, al Museo Maillol dove, grazie anche a Paolo Iorio tutta Parigi ha potuto ammirare gli arredi sacri del nostro Patrono e le statue sante d’argento che lo accompagnano sempre nella Cappella del Tesoro. Molti sono stati colpiti a Parigi dal fatto che il cardinale Sepe non volesse più rispettare nè San Gennaro nè la Storia della Deputazione. Simonia latente? Risorgere della Congregazione della Fede, erede diretta della Santissima Inquisizione? Comunque sia, molti passi indietro dovrà fare il cardinale, se vuole avere a Napoli, a Parigi e nel mondo una aureola di pace. E che Sylvain Bellenger fosse presente davanti al Duomo per difendere la laicità della Deputazione, mi sembra giusto e dovuto da parte di un cittadino francese che, nell’arte, illustra anche la tradizione, e nella vita, la laicità.

E’ partita a Napoli la campagna di riconoscimento della maschera di Pulcinella come bene culturale patrimonio dell’UNESCO. Lei ha dedicato un pensiero a Pulcinella ed all’artista che maggiormente ha esportato questo personaggio nel mondo, Lello Esposito. Qual è il suo parere a riguardo?

Se siamo umani, siamo tutti Pulecenella! Pulecenella rappresenta la maschera più universale che ci sia:  con le sue contraddizioni, le armonie e i sogni dell’umanità. Con la panza e la contropanza è l’ovo delle origini, di prima della separazione dei sessi, di prima di tutte le disarmonie. Sulla bandiera del Grenoble, e su tutte le carte, gli inviti, ho voluto che ci fosse Pulecenella con il motto “coniughiamo le nostre culture” e ho sostenuto le creazioni di Lello Esposito durante sei anni di seguito, quando gallerie napoletane e critici d’arte lo sconsideravano dicendo con disprezzo che era solo un “pulecennelaro”. Gli ho detto di non sentire la sterile gelosia di andare avanti, e che era lui, Lello Esposito, che aveva ragione, e finalmente sono felice che abbia, in quanto artista, portato su tutti i continenti la maschera delle maschere, cioè l’anima napoletana.

Le manca Napoli?

Eccome! Spesso mi manca troppo il respiro di Napoli: salto nell’aereo, due ore dopo mi ritrovo nella vita, nelle sorgenti di tutte le emozioni, nel cuore della mia vera cultura, scoprendo sempre nuove bellezze, nuove forze, nuove rappresentazioni. Più umana di Napoli non c’è al mondo. Ritrovo a Napoli la carne della mia anima. Quest’anno 2016, ad aprile, pubblico il mio quindicesimo libro su Napoli: quando non vivo a Napoli, rivivo Napoli scrivendo su Napoli!

Dora Agave

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 16 Marzo 2016 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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