lunedì 18 marzo 2019
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L’INTERVISTA

Licia Pizzi, segnalata al premio Strega. Una scrittrice del Sud “Piena di grazia”

Libri | 13 Marzo 2019

Licia Pizzi con il suo “Piena di Grazia” è tra i 57 romanzi selezionati al premio Strega di quest’anno. In quest’intervista ci racconterà le sue emozioni, le sue aspettative dalla partecipazione al concorso, ma anche le sue prospettive come scrittrice.

Licia Pizzi classe 1974, provincia beneventana, San Bartolomeo in Galdo, ha studiato lingue e civiltà orientali all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” . Oggi è una docente a contratto presso lo stesso ateneo della sua laurea per i laboratori di italiano scritto.
E’ stata selezionata tra tanti per partecipare al premio strega dell’edizione 2019.
Scelgo di raccontare la storia di un libro e di un’autrice in cui si parla di identità e radici, dell’essere donna, e del sentirsi del sud.

Piena di grazia è un racconto che trasuda emozioni tutte meridionali.
Riprendo in parte la descrizione che ne da in anteprima di presentazione la sua casa editrice indipendente: ad est dell’equatore.
“Racconta di Grazia che cresce in un imprecisato paese del Sud antico e rurale. Ignoranza e superstizione sono il suo mondo, e il suo stesso nome è la dote lasciatale da un pensiero religioso – svilito in credenza popolare – che pervade ogni singolo aspetto della vita.
Grazia ha forza fisica e rabbia cieca a crescerle dentro, una rabbia cui non sa dare un nome, ma che accetta come dato oggettivo: come la sua povertà, la sporcizia, l’assenza di prospettiva.
Don Rafele, capostipite della famiglia di macellai più ricca del paese, che ha costruito la sua fortuna sui maiali, la chiede a servizio e per Grazia sembrerebbe iniziare una nuova vita: vivere sotto lo stesso tetto di Nuccio, il primogenito di Don Rafele di cui è segretamente infatuata, avere una nuova posizione sociale, guadagnare e a mantenere la sua famiglia. In poco tempo scoprirà sulla sua pelle il prezzo dell’illusione, un lusso che quelli come lei non possono permettersi.

Il destino sembra impossibile da piegare: si può davvero scegliere, quando non si hanno parole per definire la realtà? Quando il concetto stesso di realtà è piegato dal pregiudizio, dalla paura del diverso, dai canoni non scritti di un mondo immobile e pre-logico?
Ogni personaggio sembra combattere con questa domanda, ma la redenzione resta lontana e irraggiungibile.”

Un bel testo, un’autrice tenace, e una casa libera e fuori dal mercato canonico, ad est dell’equatore, che riprende o propone testi qualitativamente sostanziosi che possono essere allo stesso tempo leggeri e interessanti da leggere – vedi biografia di Mario Brega, Bombolo ed. ad est dell’equatore –

Piena di grazia rientra a pieno titolo per qualità e proposta nella collana della casa curata dal direttore Carlo Ziviello.
Un mix di fattori in ogni caso interessante che seguirò lungo il percorso che accompagnerà il testo nella competizione del premio di fondazione beneventana che vede gareggiare ben 57 opere in totale.
Sul resto ho pensato di far parlare Licia Pizzi, raccogliendo un’ ulteriore testimonianza della grande intelligenza collettiva del nostro meridione. Una donna che ha scelto di restare e scrivere.

L’intervista

Accogliamo con entusiasmo la tua candidatura al premio Strega 2019. Qual è lo spirito con cui partecipi e cosa ti aspetti da questo concorso?

Sono entusiasta. Essere presentati per un premio così prestigioso, è una soddisfazione di per sé. È senz’altro un riconoscimento professionale importante. In qualche modo, al di là di come andrà, è poter dire “Sono una scrittrice. È il mio lavoro”.

I cervelli in fuga. Un tema importante. Tu però hai scelto di restare. Se potessi fare un appello a chi è dovuto emigrare, cosa diresti?

Credo che chiunque scelga di restare al momento in Italia e in particolare nel Sud abbia comunque una volta accarezzato l’idea di andare via. Di interrogare oltre le proprie possibilità. Di rassicurarsi in una forma più definita, certo diversa da quella del precariato lavorativo ed emotivo in cui siamo immersi oggi. Un po’ come in un certo senso fa anche la protagonista del mio romanzo. Se si resta, per paura per resilienza o per desiderio, lo si fa con la piena coscienza delle difficoltà che si andranno a incontrare. Quelle del ‘niente è scontato, niente è facile’. La mancanza di una visione sia lavorativa che personale che abbia un respiro di futuro certo e di sicurezza. In questa maniera però – mai seduti, mai stanchi altrimenti siamo sempre ad un passo dal “troppo tardi”– si riescono a trovare altre strade di espressione.

Piena di grazia. Personaggi con un carattere forte. Una storia tutta meridionale. Una casa editrice libera e indipendente: ad est dell’equatore. Raccontaci in breve cosa ti ha ispirato la scrittura di questo testo e perché hai pubblicato con loro.

La storia è meridionale e riguarda, se esiste, un Universale Meridionale. Ogni Sud immerso nella propria storia di psicomagia, di ignoranza e di superstizione, ma non solo questo. C’è anche il riscatto. Come appunto dicevo prima, anche la possibilità, il desiderio di poter venir fuori dal proprio ventre nero. Io ho scelto un registro metaforico, ma il senso è quello. E ho scelto ad est dell’equatore non a caso. Il concetto di “indipendente” è fondamentale: la possibilità di agire per sé, seguendo una propria visione, uno schema non delineato. E poi ci siamo piaciuti!

Cosa significa oggi per te essere donna e del sud?

Tutto ciò di cui in effetti parlavo in precedenza.  Ho scoperto, insieme alla velleità di sangue che parla di ascendenze longobarde nel Sannio, una natura fortemente meridionale. E Piena di Grazia mi ha dato la possibilità di esprimere la radice, la terra. Ciò che era rimasto silente in me per tanti anni, di dare voce ai “racconti della nonna”, per dirla in maniera semplice. Quei racconti che hanno l’urgenza,  che devono essere detti.

Essere donna e del sud significa le difficoltà che dicevo, ma anche la possibilità di costruire qualcosa di diverso, di dare una nuova voce, una nuova forma. Insomma, più di tutto la considero una possibilità, non di certo un handicap. Un superpotere, ecco.

Ringraziamo Licia Pizzi per la disponibilità ad essere intervistata e per averci concesso degli interessanti spunti di ragionanamento. Non ci resta che augurare il meglio al percorso letterario di questo e degli altri testi a venire: è necessaria una tenace scrittrice del sud!

Bruno Martirani

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 13 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 13 Marzo 2019

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