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L’INTERVISTA

Mario Talarico, storico ombrellaio: “Sogno una scuola di artigiani per non perdere le antiche tradizioni”

7arti, Arte e artigianato | 12 Giugno 2019

Entrare nella bottega di Mario Talarico, a vico Due Porte a Toledo  – accanto allo zio c’è da qualche tempo il nipote che condivide con lui la passione per il mestiere di ombrellaio, oltre che lo stesso nome – è un’esperienza affascinante. Qui ogni cosa ha un sapore particolare, perfino l’aria ha il profumo di un passato glorioso, importante. Siamo davanti alla quinta generazione di artigiani che producono ombrelli magnifici, e di altissima qualità, a mano dal 1860, dunque da prima dell’Unità d’Italia.

Il negozietto, un coloratissimo locale di nemmeno trenta metri quadrati (da non confondere con quello omonimo nello stesso vicolo, che non c’entra nulla con questo storico) è pieno di ombrelli sospesi qua e là da cui spuntano le immagini dei simboli più amati di Napoli, da Sophia Loren a Totò fino alla pizza, e poi canne di bambù, ombrelli di corno e dai pattern più raffinati, oggetti vari di lavoro.  Alle pareti, foto incorniciate dei tantissimi personaggi famosi (italiani e stranieri) entrati in negozio, come Ornella Muti e Christian De Sica, Fendi e Lucio Dalla fino a quelli incontrati in altro luogo come Amadeus o addirittura il Papa, arricchiscono l’arredamento del negozio, insieme a qualche foto di Padre Pio e a diversi ritratti di famiglia, e contribuiscono a creare un’atmosfera accogliente e familiare. Quasi quasi dovremmo sperare che venga giù una pioggia scrosciante non solo per rifrescarci un po’ (vista la canicola di questi giorni), ma anche per aprire una di queste meraviglie. Appena entriamo, ci viene subito incontro il nipote, Mario junior (pare che Mario senior si sia preso la giornata libera). È alle prese con una coppia di clienti portoghesi che però lascia serenamente nelle mani del giovane collaboratore “poliglotta”, qualità indispensabile per poter lavorare qui.

“Il bisnonno di mio zio Mario, Achille, che era pittore, creò l’azienda nel 1860 – ci racconta subito – E da allora è cominciata l’avventura, che poi è passata a nonno Giovanni e nonna Concetta fino a zio Mario e a me. Ed eccoci qua, al vico Due Porte a Toledo, la nostra unica sede, che da allora realizza e vende ombrelli fatti a mano. Continuiamo ancora oggi una tradizione artigianale e artistica che vede nella scelta dei materiali e nella qualità del lavoro i suoi punti di forza. Lavoriamo proprio qui, in questo laboratorio, e siamo molto orgogliosi di essere uno dei negozi storici della città. La bottega è zeppa come un uovo, come vedi, le cassettiere alle pareti conservano ricordi importanti della nostra storia, mentre le scritte appese al muro tipo “regalate un ombrello, se non piove pioverà” o “comprate un ombrello che il tempo non è sempre bello” ci fanno compagnia e ci fanno sorridere.

Come nasce un ombrello

Ma come nascono le meraviglie dei Talarico? “Il manico è composto da un unico pezzo di legno lavorato, mentre il tessuto è tagliato a mano ed è fatto di seta e poliestere, per dare resistenza all’ombrello. Poi è tutto cucito a mano, e ogni pezzo è unico, non ne troverete mai uno uguale all’altro, perché i legni, così come le altre parti, non sono mai gli stessi – racconta appassionatamente Mario junior – E poi, come abbiamo già detto, è un prodotto completamente handmade. Certo, avendo fatto una scelta di alta qualità questo ha un suo costo, ma le nostre creazioni resistono al tempo e all’usura. E poi, cosa più importante, si tramandano di generazione in generazione, come facciamo noi che le costruiamo, che ci tramandiamo il mestiere. Insisto sul fatto che sono tutti pezzi unici e irriproducibili, costruiti con legno di ciliegio, di ginestra o di bambù, per fare qualche esempio, tutti materiali molto pregiati. I manici, poi, sono particolari, preziosi e le sete tutte impermeabili”.

Un’arte tramandata da cinque generazioni

“Zio Mario ha ottantasei anni e da quando ne aveva dodici passa tutte le sue giornate seduto su quello sgabello che vedi là, a lavorare su un bancone che ha 205 anni e faceva parte della fabbrica di mio nonno, in via Toledo. Il nonno era un artista della corte borbonica. Oggi era semplicemente un po’ stanco ma non ha nessuna intenzione di smettere. Questo negozio per lui è la vita. Quando finisce un ombrello lo bacia, come per salutarlo. Lo fa tutte le volte”.

Mario nasce fumettista ma poi sceglie la tradizione

Guardandomi intorno mi accorgo che non ci circondano soli i simboli napoletani, però. “Io adoro Stanlio e Ollio, per dire, che, così come faccio con Totò, cerco di far conoscere a mio figlio, attraverso film, documentari, fumetti. Io nasco proprio come fumettista. Ho disegnato per Bonelli e dovevo andare a lavorare in America, alla Marvel. Sarei potuto diventare miliardario e invece ho scelto la tradizione, ho scelto di rimanere qui, nella mia città. Ho dei collaboratori e diversi apprendisti che imparano mettendosi direttamente “dietro a me”. Credo molto, davvero molto nei giovani, è bello dargli un’opportunità. Una di loro si chiama Francesca Sepe. Guarda se ti dico bugie, guarda che ombrelli magnifici sa fare. Io ho un animo artistico, ma ho capito che bisogna lavorare sodo anche da altri punti di vista per andare avanti. Sono grato alla mia famiglia, ma sono anche orgoglioso del mio percorso. Quando frequentavo il liceo artistico, fui notato, come dicevo, da un dirigente della Marvel che mi voleva in America per disegnare le copertine di Spider-Man. La cosa non si realizzò, ma mi servì per capire che la mia strada invece era questa. Prima di quest’attività, lavoravo nella pelletteria di mio padre: siamo tutti artigiani in famiglia. Quando sono arrivato, il negozio era uguale a parte le fotografie e gli ombrelli colorati che ci sono adesso. Ho dato un tocco nuovo, ho portato un po’ di vivacità, di novità. Mi sento ancora bambino, da questo punto di vista. Anche se oggi avverto la responsabilità di qualche famiglia sule mie spalle”.

Quando la modernità incontra la tradizione

“La tradizione è importantissima ma ho anche voluto adattarmi alla tecnologia: ho una pagina Instagram e un profilo Facebook dove mi piace postare fotografie e video su come lavoriamo, ma anche qualche video divertente. Bisogna essere sempre aggiornati. Comunque ho fatto una gavetta lunga prima di venire da zio Mario. Credo che l’artigianato debba essere espresso attraverso una seria professionalità. L’Italia si può salvare, e si salva, dalla crisi, proprio grazie all’artigianato. Dobbiamo insistere.  Io voglio rappresentare Napoli e l’Italia, sono un entusiasta e vorrei che il mio entusiasmo diventasse contagioso. Ho tanta voglia di fare, tanti progetti.

Il sogno di un scuola artigiana

Tra i sogni di Mario Talarico ce n’è uno che occupa un posto speciale: “Mi piacerebbe realizzare a Napoli una scuola, un gruppo, un’associazione volendo, di artigiani perché credo molto nel futuro del lavoro dei giovani di questa città, che si affermano sempre di più nel mondo per la bravura e le capacità. Vorrei dare una direzione al mio lavoro anche in questo senso, vorrei poter portare questo mestiere ancora di più in giro per il mondo, ma vorrei farlo insieme agli altri artigiani napoletani, come Ferrigno e Marinella, per dire. Loro sono già grandi maestri, ma mi piacerebbe creare insieme una scuola dove insegnare questi antichi lavori e ridare vita ad arti che altrimenti rischiano di morire. E poi quanto mi piacerebbe istituire un museo dove conservare tutto ciò che appartiene alla tradizione dei Talarico. Guarda quante foto, carte, documenti, ricordi. Sì, davvero, al momento è veramente questo il mio sogno più grande”.

Claudia Verardi

 

 

Un articolo di Claudia Verardi pubblicato il 12 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 12 Giugno 2019

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