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L’INTERVISTA

Potì (sindaco di Melendugno): “Tap opera inutile: vicino ai miei cittadini fino alla fine”

Ambiente, Attualità, Battaglie, Politica, Repressione | 31 Marzo 2017

Sono quattro anni che seguiamo Marco Potì, il sindaco di Melendugno che nei giorni scorsi, insieme ad altri primi cittadini, si è trovato tra i manganelli della polizia e i suoi concittadini che protestavano contro l’espianto di ulivi in un’area dove dovrebbe passare la Tap e che cade sotto il governo del suo comune.

Un sindaco del sud, un perfetto primo cittadino di quelli che rappresentano un meridione che inizia a rialzare la testa e a ribellarsi a opere che passano sul volere di ciascuno di noi,  a nostre spese, e che al territorio fanno solo male.

“Noi – mi racconta subito – siamo in mezzo alle istanze dei nostri concittadini e le responsabilità in termini di sicurezza che naturalmente Tap vorrebbe far ricadere sul primo cittadino. Personalmente sarò sempre dalla parte di chi rappresento: la democrazia è questo per me”.

E’ un battagliero Potì. Non di quelli che alzano la voce fuori misura nè di quelli che usano la retorica rivoluzionaria come arma, spesso spuntata. E’ un ingegnere, anche: e degli ingegneri ha sicuramente la concretezza, il pragmatismo.

Ed è certo con quel senso del dovere e con quel pragmatismo se nei giorni scorsi, con altri primi cittadini e consiglieri regionali che si è frapposto tra polizia e manifestanti, per  limitare i danni. “Ma governo, ministero dell’interno e Tap sono molto attenti a fare pressioni e a riportarti sulla responsabilità del tuo ruolo, un po’ come è successo a voi a Napoli, per la vicenda de Magistris-Salvini: per cui tra le righe poi ti indicano come possibile responsabile di eventuali problemi di sicurezza su cittadini e lavoratori. E’ un gioco a cui rifuggo. Io dò voce alle scelte votate in consiglio comunale, alle esigenze della mia gente. Dall’altra parte la risposta sono paramilitari minacciosi. Ed è per questo che ho chiesto a Prefetto e Questore di sospendere i lavori, come è accaduto in altre situazioni a rischio di pubblica incolumità: la Tap è un progetto incompatibile, calato sulle persone e sui territori con la forza. E inoltre occorre dire le cose come stanno: la battaglia è appena cominciata”.

L’area dove si stanno tagliando alberi, infatti, spiega ancora il primo cittadino di Melendugno, è una piccola fetta sullo scempio generale che Tap ha la volontà di compiere. Ma è l’unica dove Tap era autorizzata ad agire. Per una prova di forza 200 alberi sono già stati sradicati, ma il progetto complessivo prevede lo sradicamento di 10mila alberi: altrove Tap non può agire al momento. Dunque perché questo gioco al massacro di questi giorni?

“Perché hanno voluto fare una prova di forza, hanno voluto sfidare la cittadinanza, testare la situazione… Noi ci siamo frapposti tra agenti e cittadini, proprio per protestare pacificamente. Il 28 marzo (giorno delle cariche, ndr) è stato un giorno amaro e di sconfitta. Ma è stato solo un giorno. Ci aspettano molti altri giorni e molte altre sfide, per procedere con questa battaglia”.

Le tappe sono tante: a iniziare dai rapporti istituzionali tra governi locali e governo centrale, che saranno l’oggetto di una riunione fissata in Regione, con Michele Emiliano, i primi cittadini dell’area e i tecnici, la prossima settimana. Una riunione dalla quale dovranno uscire posizioni chiare e limpide, anche dello stesso governatore, che si trova a gestire un Pd, manco a dirlo, spaccato e in preda a disperate contraddizioni, in Puglia come nel resto del Paese.

“Sarà una lotta dura  – continua Potì – perché in questi anni ho visto decreti legge, addirittura firmati dalla presidenza del consiglio, per rimuovere ogni ostacolo: il governo è molto amico di questa società e il ministero dell’ambiente ha dato agli svizzeri la possibilità di rimozione e ripristino degli alberi in quella microarea. Ma per quanto riguarda il resto del territorio non ha un tubo. Non ci sono ancora i pareri e ci sono altri 90 giorni per fare opposizione e produrre osservazioni. E ne faremo: parliamo di un’opera i cui scavi dovrebbero attraversare una zona marina favolosa, turistica, una pineta protetta, un patrimonio inestimabile che non merita questo scempio. Indagini sull’impatto sul sottosuolo non ce ne sono: ed è chiaro che il rischio di un disastro è enorme. Se il tubo del gas si danneggia saremmo di fronte a un effetto a dir poco devastante… io mia figlia a giocare sulla sabbia non ce la porterei più se ci fosse quella bomba potenziale su una spiaggia frequentatissima”.

Eppure nonostante il suo mettere corpo e faccia in questa lotta – nella foto sopra lo vediamo proprio durante gli scontri, e quella foto è finita su decine di bacheche di militanti – su Potì cadono accuse di ogni genere, anche dalla stampa che lo ritiene responsabile di opporsi alla “futura alternativa energetica per il Paese”.

“Assolutamente falso che tap serva a questo – ribatte lui – e anche per questo, non ho voluto assolutamente accettare cosiddette “compensazioni” da tap. Qua non c’è nulla da trattare: quell’opera, non è solo mia opinione personale, è inutile e dannosa. Non c’è dibattito su questo per quanto mi riguarda. Se accetti compensazioni, insomma, sei fottuto: se la tap è incompatibile col territorio, come credo fermamente, non c’è compensazione che tenga. E chiariamo che Tap non serve nè a San Foca nè all’Italia, ma ad altre aree Europee: noi saremmo solo un passaggio per interessi altri, macroeconomici e assolutamente non d’aiuto al territorio”.

Per fortuna in questa lotta Marco Potì non è solo: con lui ci sono tanti altri primi cittadini della Puglia e diversi consiglieri regionali.

“Sono stati tanti gli attestati di solidarietà ma soprattutto tante presenze fisiche di primi cittadini sul cantiere, al fianco dei manifestanti. Alcuni con una forza e una partecipazione commovente: e voglio citare Stefano Minerva, il giovane sindaco di Gallipoli, sempre in prima linea al nostro fianco. Ma anche i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle: non sono grillino ma devo riconoscere loro un impegno assoluto in questa battaglia. Domani infatti saremo tutti insieme ai cantieri, dove è atteso anche Di Battista. Ci sarò: ho il dovere di fare fronte compatto con chi si oppone allo scempio del nostro territorio e mi auguro saremo sempre di più. Ho il dovere di essere al fianco dei miei cittadini e della mia terra. Questo per me vuol dire essere “primo cittadino””.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 31 Marzo 2017 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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