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LO SCEMPIO

Complesso dei Girolamini, storia di un patrimonio negato

Beni Culturali | 15 Luglio 2020

Nel cuore del centro antico di Napoli l’attenzione del visitatore è attratta da molteplici elementi degni del più grande interesse. La scoperta e l’esplorazione dell’impianto viario e del relativo tessuto urbano valgono una visita attenta che consentirà la riscoperta dell’antica polis greco-romana, ancora perfettamente riconoscibile nei suoi tre assi di percorrenza principali, nel dedalo di vicoli perpendicolari di raccordo e nei quartieri regolarmente disposti a formare un fitto reticolo di fabbricati.

Le tracce imponenti del grande passato della città sono ora sotto i nostri occhi, chiese e palazzi storici si susseguono senza soluzione di continuità, talvolta le situazioni storico-architettoniche sono talmente intricate che riesce difficile addirittura stabilire dove finisce l’antico e inizia il moderno.

Sul decumano principale, l’attuale via Tribunali, nell’antichità si sviluppava la grande piazza del foro, centro della vita pubblica cittadina. Col tempo, con la dismissione degli antichi edifici e con la costruzione di altri la grande area si divise in due più piccole, da un lato la Piazza San Gaetano dall’altro la Piazza dei Girolamini, entrambe caratterizzate dalla presenza di imponenti fabbriche religiose.

La Piazza dedicata a San Gaetano è probabilmente la più conosciuta del centro storico, quella che per la vita intensa e pittoresca è identificata come l’antica agorà greco-romana. E’ il luogo dove la presenza dell’antichità classica è ancora visibile e tangibile nelle grandi colonne del tempio dei Dioscuri che ornano la facciata della Basilica di San Paolo Maggiore e negli stupefacenti percorsi sotterranei al di sotto della chiesa stessa e di quella che le sta di fronte, San Lorenzo Maggiore.

I Girolamini

Meno nota invece Piazza dei Girolamini, forse perché non vissuta come luogo di interesse storico artistico ma come momento di passaggio verso la più nota San Gaetano. In realtà attualmente il primo colpo d’occhio non è entusiasmante: da un lato una piccola chiesa quasi sempre chiusa e non più adibita al culto, Santa Maria della Colonna, risalente alla seconda metà del XVI secolo, quando in Napoli fiorivano ricoveri per poveri e conservatori con edifici religiosi annessi. Recentemente restaurata talvolta la si vede aperta per qualche convegno o mostra. Tutta l’area della piazza invece è un grande cantiere circondato da reti metalliche e invaso dalle erbacce che la recente esperienza del “lockdown” dovuta all’epidemia del Covid-19 ha cristallizzato in uno stato di perenne provvisorietà. Non è un bel vedere e la mancanza di punti di interesse fruibili spinge il visitatore a proseguire verso San Gaetano. Nel fondo della Piazza si erge invece superba la facciata della chiesa del complesso monumentale dei Girolamini costituito dalla chiesa stessa, dall’importantissima quadreria e dalla altrettanto celebre biblioteca. Celebre per le opere conservate e per gli incredibili furti di volumi e incunaboli recentemente perpetrati. Edificato tra la fine del ‘500 e la metà del ‘600 il complesso deve il suo nome ai religiosi seguaci di San Filippo Neri che ebbero come loro primo luogo di riunione la chiesa di San Girolamo della Carità a Roma.

L’abbandono

I fasti di questo complesso religioso finirono con l’Unità d’Italia e con le leggi eversive del patrimonio ecclesiastico, quando vari ordini religiosi furono sciolti e il patrimonio immobiliare acquisito dallo Stato. Nel 1866 fu dichiarato monumento nazionale, da cui una perenne sequenza di chiusure e riaperture tra restauri mancati e piccoli continui crolli che ne pregiudicano l’agibilità. È di pochi giorni addietro la notizia di un crollo ulteriore che ha interessato l’area dell’aranceto già oggetto di intervento UNESCO mentre interventi urgenti sono attesi nell’area già occupata da parte della quadreria e dell’archivio musicale, zone molto fragili che necessitano di interventi risolutivi sulle strutture.

Nel progetto Unesco non poteva certo mancare questo gioiello barocco del centro antico, per esso sono stati stanziati 7,7 milioni di euro ma il rimpallo burocratico tra Comune e Soprintendenza da una parte e azienda aggiudicatrice dall’altra è giunto a un punto di rottura, con l’impresa esecutrice dei lavori che – attraverso l’architetto Paolo Rocchi – ha giudicato insufficiente il programma di restauro elaborato dalla Soprintendenza. Bisogna redarre e approvare una variante ma non ci sono accordi, com’era prevedibile.

La biblioteca necessita invece di ulteriori interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione che ne possano finalmente garantire la fruibilità mentre il restauro interno della chiesa sembrerebbe a buon punto.

Patrimonio ingabbiato

Resta quindi ancora ingabbiata tra tubi metallici e reti di nylon quella che è una delle più importanti concentrazioni culturali napoletane, simbolo oggi del degrado della cultura cittadina e nazionale, emblema della mancata tutela e della valorizzazione negata. E la bella facciata della chiesa si presenta oggi tra quelle travi metalliche e quelle lenzuola svolazzanti al vento come un antico vascello fantasma in balia del mare ed è triste osservare quel portone chiuso, oltre il quale custodiamo i nostri tesori come in uno scrigno senza chiave.

Enzo Di Paoli

Un articolo di Enzo Di Paoli pubblicato il 15 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 16 Luglio 2020

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