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LO SCEMPIO

La Scorziata, la “chiesa velata”emblema del degrado del centro storico

Attualità, Beni Culturali | 19 Giugno 2019

Antonio Pariante, del Comitato Portosalvo, la chiama “la chiesa velata”. Sulla Scorziata, storico edificio religioso sito in vico Cinquesanti, cuore del centro storico, tra il decumano inferiore e quello maggiore, Pariante non ha dubbi che sia “l’emblema del degrado dell’edilizia monumentale napoletana”.

“La chiesa di Santa Maria al Tempio, meglio conosciuta come la Scorziata, è coperta, in tutto il suo insieme, da una gigantesca rete nera per motivi di sicurezza – spiega Pariante – Una fantasiosa precauzione dell’amministrazione comunale che ha la presunzione di preservare l’antico complesso ecclesiastico da eventuali crolli e di assicurare la pubblica incolumità. Una situazione gravissima che merita molta attenzione e su cui riflettere responsabilmente alla luce degli ultimi e tragici accadimenti avvenuti nella vicina via Duomo…”.

La storia della Scorziata

Il Sacro Tempio della Scorziata a Napoli prende nome dall’omonima fondatrice, Giovanna Scorziata, una nobildonna napoletana che la fondò nel 1579 con altre due nobildonne napoletane: Lucia e Agata Paparo, figlie del noto Aurelio Paparo, uno dei fondatori del Monte di Pietà; le tre donne, insieme, gettarono le basi per quella che sarebbe diventata un’opera caritatevole e di grande interesse sociale.

Giovanna, rimasta vedova di suo marito Ferrante Brancaccio, decise di abbracciare una vita spirituale e si propose di offrire un’ala del suo palazzo (Palazzo monumentale dei Scorciatis, il cui portale poco più avanti pure richiederebbe interventi urgenti) per la fondazione di un moderno conservatorio. Alla sua morte, l’opera monumentale fu affidata alle cure dei Padri cherici regolari teatini, l’ordine fondato da San Gaetano Thiene (che risiede ora nella chiesa di fronte) di cui Giovanna era figlia spirituale; tutta la fondazione prese nome in gergo popolare come Il Tempio di San Paolo, per cui furono ultimati i lavori e consegnati sia la chiesa che l’ospizio.

La chiesa e l’intero edificio rimasero in vita fino ai primi anni quaranta del Novecento ma i danni lasciati dal bombardamento della Seconda Guerra Mondiale, procurarono molte lesioni strutturali per cui necessitò la ricostruzione.

Solo negli anni settanta a causa di vari crolli e cedimenti fu necessario chiudere al pubblico l’intera struttura, che si avviava verso la fine dei suoi giorni. L’intervento naturale del terremoto dell’Irpinia del 1980, contribuì alla sua fine: qui vennero compiute razzie di ogni genere e furono rubati oggetti di pregio e capolavori dell’arte. L’assenza di interventi di recupero necessari l’ha trasformata in quello che vediamo attraversando il centro storico: una “chiesa velata” appunto, di cui si attende il crollo senza fare nulla.

Un degrado assoluto, peggiorato dopo l’incendio della notte tra il 16 e il 17 gennaio del 2012 a causa dei festeggiamenti del cippo di Sant’Antonio e per mano dell’incoscienza popolare: fuoco che consumò in poco tempo i residui lignei delle travi, sventrando l’intero edificio.

Il bando Unesco disatteso

La cosa grave è che nel 2014 Il Sacro Tempio della Scorziata è entrata all’interno di un bando di gara per il recupero del Centro Storico di Napoli, per la valorizzazione del Sito Unesco; da cinque anni la Scorziata attende il suo recupero: inutili a questo fine appelli e allarmi giunti da più parti. In realtà la gara d’appalto era stata assegnata alla Corvino + Multari di Napoli. Ma sul sito del comune l’esito di gara risale a dicembre 2018. Poi da allora nulla più.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 19 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 19 Giugno 2019

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