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LO SCENARIO

Così la Bolsonaro S.p.a. cancella l’Amazzonia: “Voi salvate il pianeta, noi lo distruggiamo”

Altri Sud, Ambiente, Mondo | 23 Agosto 2019

In questi tempi il mondo è comprensibilmente attento all’ambiente. Tutti concentrati sulle campagne anti-plastica, sulle sorti del mondo animale, sulle microplastiche in mare, sull’addio al carburante fossile eccetera. Tutti a ripetere “dobbiamo dare un futuro migliore ai nostri figli” e magari se buttiamo un cotton-fioc nel pattume anziché nel WC e riduciamo l’uso del condizionatore ci sentiamo davvero appagati e utili, come se ci avessero convinto di essere l’unica causa di tutti i mali.

Nel frattempo l’economia va avanti e, mentre il nostro cotton fioc segue il ciclo “virtuoso” dello smaltimento dei rifiuti, la globalizzazione e il capitalismo non si fermano, anzi mietono molte più vittime di prima.

Adesso che siamo tutti girati a guardare Greta Thunberg infatti in Messico i popoli indigeni vengono strappati alle loro terre in nome del progresso eolico, in Italia la TAV è pronta a perforare e violentare il Piemonte, l’industria del fast fashion inquina più di qualsiasi organizzazione criminale e la foresta Amazzonica si sta trasformato in un immenso deserto ad una velocità che ricorda quei giochi di ruolo in cui, per costruire una città, si cancella con un dito un quadratino di verde e si sostituisce con uno grigio.

Tutto in nome del Dio denaro.

La speculazione dell’Amazzonia brasiliana

Il “Polmone del Mondo” infatti ha perso, nel silenzio globale, 739 chilometri quadrati di superficie solo nel mese di maggio (un territorio vasto come la città di New York) dopo averne già persi 7900 chilometri quadrati durante la preparazione ai mondiali di calcio del 2018.

“Ci hanno buttato fuori dalle case, hanno detto che ci avrebbero ucciso, ho preso i documenti, mia moglie e i miei figli e sono andato via, poi ho sentito sparare”

Questa la dichiarazione, riportata dal TG3, di un indigeno “sfollato” nella provincia di Manaus. Non è la prima volta che gli indigeni vengono intimiditi. Sono migliaia i casi di capi villaggio feriti o addirittura uccisi nel cuore della foresta amazzonica, cacciati con fucili o mitraglie.

Milizie al soldo di uomini d’affari senza scrupoli cercano, forti dell’impunità del nuovo governo targato Bolsonaro, terreni nuovi da sfruttare per coltivazioni intensive, allevamenti, estrazioni minerarie e chissà cos’altro.

Il Presidente ha inoltre delegato suo figlio Eduardo, Ambasciatore negli Stati Uniti, di favorire nuovi investimenti nella regione il tutto mentre le minoranze protestano contro questo business criminale.

La crociata solitaria degli Indios contro il populismo presidenziale

Nel caos generale hanno trovato terreno fertile i cosiddetti garimpeiros: cercatori di oro e diamanti. Attaccano i villaggi prevalentemente di notte seminando terrore, morte e distruzione. Gli stessi uomini che hanno ucciso, il 24 Luglio scorso, un capo tribù Wajapi nello Stato di Amapà, Emyra Wajapi, reo di essersi opposto alla loro avanzata. Omicidio che ha fomentato un’ondata di dissenso in tutto il Brasile.

Dopo l’uccisione dell’uomo, il Senatore Randolf Rodrigues, dello stato di Amapà, ha criticato duramente la posizione del presidente Jair Bolsonaro che ha aperto le riserve indigene a qualsiasi tipo di sfruttamento.

Greenpeace concorda: “Quello che sta accadendo al Popolo Waiãpa non è un’eccezione. Sono migliaia gli indigeni che rischiano di perdere la vita a causa dell’accaparramento delle terre, persone che rischiano la vita perché i loro territori ancestrali coincidono con aree di foresta che l’agribusiness vorrebbe convertire in monocolture e allevamenti, oppure appetibili perché ricche di legname pregiato, minerali e metalli preziosi”

Il Presidente sulla questione ha commentato stizzito: “non è chiaro quello che è successo” per poi allontanare subito le domande dei giornalisti e parlare della “sua” questione indios:” in Amazzonia c’è troppa terra per poche persone, un ostacolo all’economia del paese”.

Come se la più grande foresta pluviale al mondo fosse lì solo per fare da “condominio” ai pochi indios rimasti, che più che colpevolizzati dovrebbero essere tutelati.

Purtroppo molte delle persone che hanno fatto grande il fenomeno populista seguiranno il loro presidente pensando: “mah in realtà ha ragione, che ci fanno 900.000 persone con 5,5 milioni quadrati di terra?! noi a San Paolo siamo 27 milioni e abbiamo molta meno terra!!”.

E così, in un elisir di ignoranza e idiozia, il “Polmone del Pianeta” lascerà il posto all’ennesimo investimento che arricchirà l’ennesimo imprenditore, l’ennesimo Presidente e l’ennesimo figlio del Presidente per impoverire prima i popoli indios e poi tutti noi.

Per gli indigeni l’Amazzonia è come un Dio, per millenni ne sono stati protettori e figli, l’hanno idolatrata e curata e adesso che il tasso di deforestazione cresce a ritmi impressionanti la vedono sgretolarsi tra le loro mani senza poterci fare nulla.

Per fermare tutto questo i Wajapi le stanno provando tutte. Oltre a denunciare qualsiasi atto criminale all’esercito e alla polizia federale, stanno cercando di coinvolgere anche attori e artisti come il cantante Caetano Veloso, che, in un video registrato durante la sua tournée messicana, ha chiesto “alle autorità brasiliane, in nome della dignità del Brasile nel mondo, di ascoltare questo grido”.

Bolsonaro “epura” il presidente dell’INPE per aver pubblicato i dati sulla deforestazione

Le Nazioni Unite hanno invitato Bolsonaro a riconsiderare l’intenzione del suo governo di aprire ulteriori aree della foresta amazzonica allo sfruttamento.

I numeri, come anticipato, sono impressionanti: secondo l’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (INPE) del Brasile, tra il primo gennaio 2019 – quando ha assunto la carica di Presidente della Repubblica Jair Bolsonaro – e il 24 luglio, sono stati distrutti 4.200 chilometri quadrati di foresta: il 50% in più rispetto ai primi sette mesi del 2018 e oltre il doppio dell’area deforestata nello stesso periodo nel 2017.

Il direttore dell’INPE, Ricardo Galvao, autore dei dati appena citati, è stato licenziato, reo di aver contraddetto e messo in imbarazzo la dichiarazione di Bolsonaro secondo cui “non c’è deforestazione in Brasile”. La decisione è stata annunciata lo scorso 2 agosto in un incontro con il Ministro della Scienza e Tecnologia, Marcos Pontes.

Lo stesso Galvao ha bollato le parole negazioniste del Presidente come:” una battuta di un ragazzo di 14 anni…non di un Presidente della Repubblica”.

Oltre all’accusa di “falsificazione della realtà” Bolsonaro aveva annunciato, già a fine luglio, la rimozione dall’incarico del Direttore dell’istituto per aver pubblicato i dati senza prima di consultarsi con il governo.

L’incendio del secolo

Dopo aver depredato territori abitati con metodi violenti e averli “bonificati” e resi “pronti all’uso” con modalità imprenditoriali, deforestando le aree rubate, adesso la Bolsonaro S.p.a. è passata a metodi molto più invasivi, semmai fosse possibile.

In queste settimane l’Amazzonia brasiliana è decimata da un incendio di dimensioni bibliche e con lei le fiamme portano via tutto ciò che trovano: animali, villaggi, uomini..

La comunità internazionale tace ma le denunce dei cittadini si fanno sempre più frequenti, veicolate dai soliti social network.

Fortunatamente moltissimi cittadini stanno diffondendo immagini raccapriccianti del pianeta che brucia sotto i nostri occhi, immagini satellitari come quella postata da Edmundo Peréz Garza, con la didascalia “Questo è quello che sta bruciando in Amazzonia. Bolsonaro ride dicendo che è poca cosa”.

Poca cosa che verrà legittimata dallo Stato Maggiore brasiliano nel solito silenzio delle Nazioni Unite e della comunità internazionale.

Il pericolo adesso è di un genocidio oltre che della distruzione dell’intera foresta amazzonica brasiliana.

I governi occidentali, gli attivisti, i media e i cittadini dovrebbero fare pressioni sul governo di Brasilia affinchè ponga fine a questa assurdità compiuta solo ed esclusivamente in nome del capitalismo.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 23 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 23 Agosto 2019

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