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Recovery Fund e nuovi divari: ecco perché il Sud deve insorgere

Europa | 18 Dicembre 2020

Il recovery fund è probabilmente l’argomento che maggiormente ha animato i dibattiti dei talk show televisivi e le pagine dei quotidiani negli ultimi mesi.

Il Fondo per la ripresa, ovvero i 750 miliardi che l’Unione europea a fine luglio ha messo sul piatto per rilanciare le economie dei 27 Paesi membri travolte dalla crisi del Covid-19, ha un ruolo strategico per la ripartenza (le prime risorse saranno distribuite l’anno prossimo) e le risorse che arriveranno dall’Europa sono decisive per il riequilibrio del divario italiano. Almeno in teoria.

Dopo lunghe discussioni politiche sull’opportunità o meno di stanziare tutti quei soldi, arrivando ad un’intesa storica che porterà tutti gli Stati coinvolti a farsi carico dello stesso debito, l’Italia risulta essere lo Stato a cui sarà elargito il “gruzzolo” più consistente.

Il finanziamento ottenuto è pari a circa 209 miliardi di euro: i criteri che hanno determinato l’ammontare della cifra derivano da parametri relativi alle condizioni del Sud. Se si fosse considerato, infatti, solo il parametro della popolazione, l’Italia avrebbe ottenuto appena 97,5 miliardi. Per le condizioni occupazionali e calcolando il reddito pro-capite dei cittadini dello Stivale, che vede al solito il mezzogiorno purtroppo nettamente svantaggiato, la quota del finanziamento europeo è salito alla cifra di 208,8 miliardi. Insomma se la Ue ha adottato questi parametri di carattere “sociale” per assegnare le risorse è evidente lo scopo di abbattere le disuguaglianze che ne sono alla base. Nel caso dell’Italia è chiaro che le diseguaglianze sono territoriali: le risorse Ue dunque andrebbero indirizzate a rafforzare l’occupazione e il reddito dell’area meridionale. Il Governo non può trincerarsi dietro la soglia del 34%, che è soltanto una clausola di salvaguardia minima, peraltro mai rispettata, perché in questo caso la quota straordinaria aggiuntiva rispetto al dato della popolazione è attribuita per i “numeri” del Mezzogiorno e ad esso chiaramente andrebbe finalizzata. Ecco perché da più parti si chiede di portare l’investimento al Sud al 50% o addirittura al 65% del Recovery

In sostanza, l’Italia ha ottenuto questi soldi perché ha un Sud che viaggia su binari diversi -letteralmente- rispetto al progredito e opulento Nord. E, naturalmente, questi soldi dovranno essere spesi per cercare di ridurre lo storico divario Nord-Sud. Ricordiamo che alcune aree del Mezzogiorno risultano essere le più depresse d’Europa, con dati relativi a reddito procapite, emigrazione e disoccupazione giovanile agghiaccianti.

Invece il governo ha già fatto sapere che non meno del 34% di quei soldi sarà destinato alle suddette aree sottoutilizzate. E, di fatto, quella che vorrebbe apparire come una “rassicurazione” – ben consci della pioggia di miliardi sottratti al Sud solo negli ultimi trent’anni – ha in realtà il sapore delle briciole. Di un altro furto, per dirla a chiare lettere, contravvenendo, peraltro, agli accordi stipulati con l’UE.

E lo SVIMEZ formula delle tabelle, relative agli eventuali investimenti, che illustrano i possibili parametri su cui si baseranno le ripartizioni.

È possibile che si utilizzi come parametro la spesa storica, come già accaduto per altri fondi. Parametro decisamente a sfavore del Sud, o non staremmo parlando di “aree sottoutilizzate”. Gli altri due possibili criteri potrebbero essere il famoso 34% o una ripartizione al 50% delle risorse. Anche in questi due casi si tratterebbe di usurpazione, dato che il Sud ha bisogno innanzitutto di interventi straordinari, che non si otterrebbero certo col 34% dei fondi (ma neanche col 50%) poiché Nord e Sud non partono dalle medesime condizioni.

Chiaramente, quella del 50% dei fondi per il Sud è l’ipotesi più rosea ma anche la meno probabile.

La cosa non è passata inosservata agli occhi dei Presidenti delle Regioni meridionali. In particolare, il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha lanciato un vero e proprio allarme: ““C’è un problema politico che, per quel che riguarda noi meridionali, è il problema principale. Sia detto in maniera brutalmente chiara: le ipotesi del governo configurano un ennesimo furto nei confronti delle regioni meridionali. I fondi europei sono stati destinati all’Italia per una ragione principale: recuperare il divario Nord-Sud. Le risorse sono state attribuite all’Italia dall’Europa tenendo conto della popolazione delle diverse regioni, del divario del Pil rispetto alla media europea e del tasso di disoccupazione dei diversi territori. Il governo, invece, non ipotizza di destinare il 66% di risorse al Sud e il 34% al Nord, ma fa esattamente tutto il contrario. Noi dobbiamo prepararci a una battaglia politica chiara e forte per impedire che questo ennesimo furto a danno delle regioni meridionali sia consumato nell’indifferenza del Paese e, quel che è più grave, nell’indifferenza anche delle regioni meridionali. Nei prossimi giorni promuoveremo un incontro con le altre regioni del Sud per mettere in campo una risposta istituzionale forte e per sollecitare tutti i gruppi parlamentari ad assumere comportamenti corretti. Sarà questa l’occasione per misurare la serietà e la coerenza di tutte le forze politiche, nessuna esclusa, e anche per verificare se i parecchi ministri campani diano cenni di esistenza”

L’incontro è previsto per questo pomeriggio.

L’idea è quella di programmare un’azione comune al fine di sensibilizzare le istruzioni europee e nazionali nei confronti di quello che si profila essere l’ennesimo furto delle risorse destinate al Sud ed utilizzate per il Nord.

Fa una certa impressione osservare che in Parlamento come nei vari scranni della politica locale nessuno abbia profferito parola sulla questione. Addirittura, il pugliese Raffaele Fitto, esponente del centro-destra, ritiene giusto che l’intero fondo sia destinato al Nord.

Malcolm X lo avrebbe definito “house negro”, un paragone ingeneroso persino per i poveri schiavi di casa del Massachusetts ottocentesco…

Drusiana Vetrano

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 18 Dicembre 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Dicembre 2020

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