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sabato 16 gennaio 2021
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LO SFRATTO

Via il Beggar dal centro Asterix: cercano casa migliaia di costumi teatrali

Teatro | 9 Gennaio 2021

Altro che sopralluogo del Comune, annunciato proprio per ieri, 8 gennaio. Altro che “coworking space”, come era scritto nel comunicato della commissione giovani per consentire  nei locali al primo piano del Centro giovanile comunale “Asterix”, di avviare progetti per l’inserimento lavorativo di giovani con disturbi psichici e a un’orchestra giovanile del territorio che opererà nei locali al pianterreno, le attività che verranno avviate nella struttura comunale, situata nella Municipalità 6, dalle associazioni “La Coccinella” e “CallystoArts”, aggiudicatarie dei finanziamenti statali, per un importo complessivo di oltre 280mila euro, concessi dal Dipartimento per le Politiche Giovanili nell’ambito della procedura “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”. Perchè il co-working space prevede anche uno sfratto, uno sfratto importante: quello del teatro Beggar di Mariano Bauduin, che proprio qui aveva custodito tanti bellissimi costumi teatrali sottratti all’inevitabile distruzione, tra cui quelli della Gatta Cenerentola.

Il 4 gennaio scorso se ne era parlato in commissione giovani, ascoltando i rappresentanti delle due associazioni assegnatarie del bando. In quell’occasione il dirigente del Servizio Giovani e Pari Opportunità, Giuseppe Imperatore, aveva chiesto che ad horas si risolvesse la questione del Centro “Asterix” liberando i locali al massimo entro una settimana.  E così è stato. E a nulla, manco a dirlo, sono servite le sollecitazioni del dirigente all’assessore al Patrimonio, Alessandra Clemente, e all’assessore alla Cultura, Eleonora de Majo, di individuare eventualmente soluzioni alternative per la collocazione in sicurezza dei materiali e dei costumi di scena di proprietà dell’associazione “The Beggar’s Theatre”.

La politica non ha dato invece risposte al “The Beggar’s Theatre”, per individuare una giusta collocazione e almeno un deposito per conservare momentaneamente il materiale di scena, patrimonio dell’intera collettività cittadina.

 

Gli scatoloni impilati uno sull’altro fuori all’edificio del Centro Asterix che aspettano di essere portati chissà dove parlano da soli. La memoria in questa città come sempre, soprattutto nell’ambito del teatro, a parte uno spazio vergognosamente chiuso al Museo di San Martino (con una sala dedicata a Viviani e una a Pulcinella, chiuse anche loro) è affidata all’amore alla passione di pochi. Come Giulio Baffi, che cura i cimeli delle grandi famiglie che hanno trovato una collocazione che si sperava provvisoria nel Foyer del Teatro San Ferdinando e che proprio ieri, su Repubblica, scriveva
L’occasione offre spunti di riflessione importanti sul destino dei pezzi della storia dello spettacolo di questa città che si fregia volentieri del titolo di “capitale del teatro” senza poi fare nulla per dedicare attenzione al proprio tesoro passato, presente e futuro. Dove andranno a finire ora tutti questi costumi meravigliosi che, indossati per spettacoli memorabili da attori indimenticabili, stupirono il pubblico? La domanda non è oziosa e conosco l’ansia di dover cancellare un progetto che potrebbe essere esemplare ed invece è d’impiccio. La conosco perché quell’ansia la provai quando dovetti smantellare il “Museo dell’Attore” che, grazie all’attenzione di Antonio Bassolino avevo creato nei sottopassi di piazza Municipio e quando smantellai l’esposizione della magnifica “Collezione De Mura” realizzata, sindaco Riccardo Marone, nei sottopassi di piazza Trieste e Trento. Immaginavo allora un percorso sotterraneo nella città di Napoli in cui distribuire ricordi e testimonianze del mondo dello spettacolo. Le necessità scaturite dai nuovi assetti della Metropolitana lo cancellarono. Abbiamo però in cambio la più bella Metropolitana d’Europa ed i tanti oggetti appartenuti ad attori del passato sono per fortuna, grazie all’ospitalità lungimirante del Teatro Stabile di Napoli, in bella mostra nelle vetrine del Teatro San Ferdinando. Mentre le tante testimonianze sulla canzone napoletana raccolte dal grande Ettore De Mura sono custodite da qualche altra parte e non possiamo più ammirarle. Come non possiamo ammirare tante altre collezioni di private che invece avrebbero un senso ben diverso se ospitate in una “Casa dello spettacolo”, grande attrattore di turismo culturale, appassionante percorso di testimonianza della complessità ed unicità di un universo magnifico fatto di teatro, musica, canzoni, cinema, televisione attraverso cui rileggere gli anni che hanno visto protagonisti mitici primeggiare e lasciare il loro segno nell’immaginario collettivo internazionale. Immagino un grande spazio di conoscenza e di elaborazione, offerto alle generazioni che a questo lavoro offrono la loro geniale creatività. Ma non c’è chi voglia ascoltare queste urgenze, dando spazio ad un progetto di “Casa dello spettacolo” che potrebbe attirare fondi pubblici ed investimenti privati, luogo-cerniera tra passato e presente, tra diverse generazioni e differenti realtà sociali, per nuove occasioni d’incontro, studio e percorsi turistici in questa città che nello spettacolo si unisce e crea il suo presente e, magari, anche una parte del suo futuro”

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 9 Gennaio 2021

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