fbpx
domenica 12 luglio 2020
Logo Identità Insorgenti

Lo street food? Port’Alba ne era “invasa” già nel 1796

epigrafe di port'alba
Epigrafi di Napoli | 27 Febbraio 2020

L’epigrafe di port’Alba descrive uno spaccato di vita quotidiana nel 1796 non molto dissimile a quello che è stato fino a pochi anni fa. Un numero imprecisato di venditori di cibo con i propri cesti e contenitori di ogni genere era solito restare sotto l’arco della porta a vendere i propri prodotti. Altro che street food… c’era talmente tanta folla da impedire il passaggio delle carrozze.

Port’Alba era nota come Porta Sciuscella

Port’Alba, come ricorda il Celano nel suo Notitie del bello, dell’antico et del curiosa della città di Napoli : divise in diece giornate, volume III, del 1692, fu fatta aprire fra le antiche mura angioine nel 1622 in modo da consentire a chi viveva nel popoloso quartiere dell’Avvocata, in origine uno dei borghi della città, un passaggio più rapido per i regii tribunali. A tal scopo il duca d’Alba D. Antonio Alvarez di Toledo fece rompere un torrione angioino ed aprire una porta, che ancora oggi porta il suo nome. Per gli abitanti della zona, però, quella porta ebbe sempre un secondo nome, “porta Sciusciella”, in quanto nei dintorni dovevano esserci diversi carrubi e “sciuscella è il termine napoletano per carruba. Per far capire meglio a chi leggeva o ascoltava la lettura del banno, il tribunale della fortificazione mattonata ed acqua nell’epigrafe non fece riferimento al nome ufficiale ma a porta Suscella.

Già nel’700 a port’Alba si vendevano pizze in strada

Come ricorda Valentina Castellano su Identità Insorgenti, “prima dell’800 le pizzerie non erano come le conosciamo ora, non erano locali in cui ci si poteva accomodare mangiare la pizza. Erano laboratori, vere e proprie botteghe, dove poi si davano appuntamento tutti i venditori ambulanti che, prese le pizze – allora senza pomodoro – le andavano a vendere alle porte della città. E questo succedeva nel 700 proprio a Port’alba.
Ancora a inizio Novecento la situazione era quasi immutata. Commentando l’epigrafe in un articolo su Napoli Nobilissima del 1904, G. de Muralt scriveva “quale napoletano non è passato per porta Sciuscella, quell’arco che da via Costantinopoli mena a port’Alba e non ha dovuto faticare per procedere innanzi, rischiando di essere arrotato da un omnibus per non essere investito da una carrozzella, urtando nelle ceste di un venditore di frutta e facendo cadere i libri messi in mostra su di una bancarella discretamente lunga e sporgente. Non si stava meglio cento e quindici anni fa“.
Con la pedonalizzazione dell’area, lo scenario è mutato, anche se, proprio sotto la lapide, vi sono ancora i tavoli dell’antica pizzeria Port’Alba.

Ecco il testo completo della lapide posta a Port’Alba

Bando da parte degli ecc.mi signori deputati del tribunale della Fortificazione, mattonata ed acqua di questa fedelissima città convenendo al comodo e buon servizio publico che l’atrio di porta suscella sia sgombro e sbarazzato affatto di tale che sia sempre libero il passaggio de cittadini, delle carrozze, e delle altre vetture, perciò avendo avuta notizia, ch’esso atrio continuam venga ingombrato da venditori de’ commestibili, quindi ciè paruto di fare il presente bando col quale ordiniamo a tutt e qualsivog persone che non ardiscano da oggi in avanti tenere nel suddetto atrio posti, sporte ed altri simili imbarazzi, sotto pena di duc.ti 24 da esigersi irremisibilm. da controventori ed acciò l’ordine venga a notizia di tutti, né possa allegarsi causa di ignoranza, vogliamo che il presente nostro bando si publichi in d.o luogo, e poi si affigga in S. Lorenzo, Li 19 gennaro 1796.
Li deputati del tribunale della fortificaz mattonata ed acqua di questa fedelis. città
Il duca di Bagnoli
Vincenzo Spinelli
Giuseppe Serra
Gio Lonardo Mascia
Girolamo Vassallo Seg.

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 27 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Febbraio 2020

Articoli correlati

Epigrafi di Napoli | 20 Giugno 2020

Piazza Carità: vietata l’ occupazione di suolo pubblico nel 1802

Epigrafi di Napoli | 17 Marzo 2020

Al grande Archivio una taverna profana e l’immunità ecclesiastica nel 1709

Epigrafi di Napoli | 6 Marzo 2020

Nel 1600 c’era il carcere per i giocatori d’azzardo: il banno di Donnaromita

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi