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Lo svantaggio di essere una colonia

News | 12 Luglio 2016

“Vogliamo capire chi sono i responsabili di questa tragedia,” Annuncia Matteo Renzi in merito al terribile incidente ferroviario avvenuto questa mattina in Puglia. “Non ci fermeremo finché non chiariremo cosa è accaduto.”

Caro Renzi, rammenti la “cura del ferro” annunciata in pompa magna alcuni mesi fa? Sì, proprio quella che serviva ad elevare la qualità dell’infrastruttura ferroviaria italiana agli standard europei, parliamo di quegli 8.971 miliardi di euro destinati al settore, di cui solo 474 milioni sono stati gentilmente concessi al Sud (1.6%). Certo, con questo non vogliamo dire che la colpa è attribuibile solo all’accoppiata Renzi-Delrio, lo stallo coloniale nel quale ristagna il sud ha radici vecchie e difficili da eradicare, e lo scellerato atteggiamento antimeridionale non è di certo una novità per questo paese, tutt’altro: sembra essere il primo requisito richiesto per sedere a palazzo Chigi.

Di chi sono le responsabilità, chiede il premier? Ebbene, dietro questo disastro si cela molto probabilmente un errore umano. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. Il regime di circolazione della linea in questione (ovvero la tecnologia con la quale si ottiene il distanziamento dei treni) è il blocco telefonico. In pratica i dirigenti delle due stazioni che delimitano un tratto di linea si scambiano il giunto treno attraverso la comunicazione telefonica. Roba da seconda guerra mondiale insomma. Parliamo del regime più obsoleto e antiquato esistente oggi, un sistema completamente manuale e quindi soggetto all’errore umano.

Questa metodologia di comunicazione tra dirigenti movimento è oramai conosciuta soltanto a livello accademico (te lo fanno anche studiare a scuola di macchinista, ma tanto già sai che non lo vedrai mai e poi mai), sono ormai decenni infatti che il regime di circolazione da manuale è passato ad automatico: esistono quindi dei sistemi di sicurezza elettrici, e automatici, che impediscono a due treni di occupare la medesima sezione di blocco e quindi scontrarsi tra loro.

A questo punto, ahimè, mi soggiunge un antico proverbio intriso dell’amaro sapore della sentenza: “errare è umano”. Chi ha perseverato tuttavia, credendo forse di giocare a dadi con i treni, sperando che tutto fili sempre liscio, e che il giocattolo non si rompa, è questa politica senza ritegno che ancora oggi prende in giro una parte del paese dichiarando che al sud non investono nelle infrastrutture ferroviarie perché ci sono le montagne!

Ricapitolando: l’incidente non sarebbe mai occorso se l’infrastruttura ferroviaria (privata o meno non fa differenza, il Ministero dei Trasporti è responsabile di entrambi) fosse stata dotata di un regime di circolazione meno obsoleto; oltretutto, la tratta dove è avvenuto l’incidente non dispone del Sistema di Controllo Marcia Treno “Scmt”, obbligatorio sulla rete nazionale da diversi anni.

Dunque, dove eravamo rimasti? ah, “Vogliamo capire chi sono i responsabili…”

(O forse cercare il capro espiatorio da gettare in pasto ai media?)

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Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 12 Luglio 2016 e modificato l'ultima volta il 12 Luglio 2016

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