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L’OMAGGIO

Come Don Chisciotte: la preziosa lezione di Luis Sepúlveda

Cultura | 19 Aprile 2020
Luis Sepúlveda ha coniugato come pochi il magico e il concreto, la tensione all’ideale e quella allo sforzo di ogni giorno: un autore che ha visto il lato più oscuro dell’umanità, che ha subito il carcere e la tortura durante il regime di Pinochet, eppure ha provato a raccontare gli aspetti migliori della vita senza alterigia o pose, con una scrittura che mira all’essenziale.
Diceva che la sua passione letteraria si è sviluppata grazie al nonno, anarchico andaluso, che gli ha letto il Don Chisciotte di Cervantes quando aveva appena otto anni. Forse nessun personaggio è più adatto del cavaliere della Mancia a rappresentare l’amore che si può nutrire per le storie e l’influenza che queste hanno sulla nostra percezione della realtà.
Poco dopo, a tredici anni, è venuto il tempo dell’impegno come militante nella Gioventù comunista, continuato fino a quando è entrato a far parte della guardia personale di Salvador Allende, che ha sempre ricordato con affetto e una grande stima soprattutto per l’immensa cultura.
Nella sua poetica l’idea di un mondo più giusto non si è mai spenta, basti pensare alle favole celebri come quelle che costituiscono La trilogia dell’amicizia: alla lezione sull’accettazione della diversità che ci ha dato nella Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, l’avventura della piccola Fortunata che apprende grazie a Zorba e i gatti del porto a riconoscere la propria identità e spiccare il volo; alla Storia del gatto e del topo che diventò suo amico, nella quale il gatto Mix supererà lo scoglio della cecità riuscendo a saltare da un tetto all’altro con l’aiuto del topo Mex (“Io potrei vedere quello che tu non vedi”, dice questi in uno dei punti salienti della narrazione); al coraggio di Ribelle in Storia di una lumaca che imparò l’importanza della lentezza, che parte dalla sua terra d’origine priva di un nome e piena di interrogativi, diventando poi un punto di riferimento per le sue compagne soprattutto dopo l’incontro con la saggia tartaruga Memoria.
L’attenzione per gli ultimi è un altro elemento caratterizzante l’opera del cileno: “Ci sono sempre scrittori pronti a raccontare storie di vincitori, di coloro che hanno vinto battaglie, che hanno riportato vittorie in tanti campi. Ma io mi sono sempre sentito più vicino a coloro che si sacrificano per una grande causa, una causa nobile”, ha affermato in un’intervista. Infine il legame viscerale con il sud del mondo, testimoniato da lavori come Patagonia express, in cui s’intrecciano vicende di resistenza ai tempi del colpo di stato in Cile – ad esempio quella del professor Baldo Araya, espulso dal suo liceo per non aver voluto cantare le parole aggiunte all’inno nazionale in quel tempo, o di Radio Ventisquero, emittente clandestina che permetteva ai condannati al confino di comunicare con i propri cari – e l’attrazione per i luoghi ancora genuini, su tutti la selva dell’Amazzonia, descritta come “un gigantesco animale in riposo”.
Tutto questo ci lascia Sepúlveda e forse, specialmente in un momento di grandi cambiamenti come il periodo che stiamo attraversando, la sua fiducia in qualcosa che sta oltre le apparenze e nel potere della parola non va dimenticata. Un bisogno di ideale rappresentato benissimo da Antonio José Bolivar, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, che cerca nei libri quel sentimento che la vita gli ha strappato, la tenerezza di un tempo remoto. Soprattutto sarebbe bello conservare quella volontà di superare le differenze rispettando l’altro, senza per forza sfociare nell’appiattimento, nell’omologazione, ma neppure facendo di ciò che si crede un muro.
 
Domenico Carrara
Un articolo di Domenico Carrara pubblicato il 19 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 19 Aprile 2020

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