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Pedagogia – L’ombelico: il nostro originario legame

Pedagogia, Rubriche | 9 Maggio 2014

gravidanzaSi sente in lontananza un pianto forte e impetuoso, ma chi sarà? E’ una nuova vita che nasce.

Molto spesso si sente parlare dell’emozione che affronta una mamma alla nascita del suo bambino, è un momento che tutti descrivono come unico e irripetibile ma che a volte viene ridimensionato. In fondo tutti gli individui originariamente derivano da un altro, e il nostro ombelico è la dimostrazione di tale legame. La relazione tra madre e bambino è importantissima al fine di definire la personalità del piccolo. Sono state affrontate interpretazioni che descrivevano tale legame considerando solo la dimensione biologica, dove la madre rappresentava l’oggetto e il bambino assimilava passivamente le caratteristiche del genitore. Ma quando subentrò John Bowlby con la sua teoria dell’attaccamento finalmente si iniziò a pensare ad una interpretazione attiva del rapporto madre-bambino, da questa prospettiva il genitore si rende disponibile a farsi esplorare mentalmente dal bambino il quale ispeziona attivamente sostenuto da una base sicura.

Quindi è molto importante offrire al bambino un terreno sicuro sul quale poter agire alla scoperta del mondo, poiché solo attraverso la presenza del suo curatore il bambino ha la possibilità di formare la sua identità e diventare indipendente. Il genitore deve essere l’adulto che stimola lo sviluppo del bambino ma che non si sostituisce mai ad esso pur intravedendo delle difficoltà, deve stimolare la curiosità che è insita dentro di noi sin dalla nascita e deve insegnare al bambino a giocare con la vita. Nell’infanzia si affrontano diverse tappe a partire dall’acquisizione del linguaggio al muovere i primi passi, fasi senz’altro faticose, ma che il bambino affronta con coraggio e determinazione. Durante questo percorso non si deve mai commettere l’errore di generalizzare, non esiste un modo e un tempo oggettivo, ogni bambino sviluppa in modo differente e i paragoni non devono manifestarsi, poiché possono agire sulle emozioni rischiando di provocare blocchi emotivi che potrebbero incidere sulla concentrazione che il bambino impiega durante la sua crescita.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 9 Maggio 2014 e modificato l'ultima volta il 9 Maggio 2014

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