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L’OPINIONE

L’unica colpa del Napoli è di aver rotto l’omertà sul virus del calcio italiano

Attualità, Sport | 7 Ottobre 2020

A tre giorni dalla mancata disputa di Juventus-Napoli, il conflitto di competenze tra le pubbliche autorità e il millantato principio di autodeterminazione del mondo del calcio ha raggiunto il suo picco. Il tema della tutela della salute collettiva si è letteralmente tramutato in una disputa di carattere politico, in cui la governance pallonara si è mostrata insofferente dinanzi alle decisioni prese dalle autorità governative.

Il tanto decantato Protocollo ha assunto i ranghi di norma costituzionale. Tutti lo hanno firmato, tutti devono sottostarvi, ma non tutti ne conoscono evidentemente il contenuto, visto che quanto deliberato soggiace a una sola eccezione: fatti salvi eventuali provvedimenti delle Autorità statali o locali, proprio come quelli presi dalle ASL.

Conflitto di competenze, dicevamo.

Che esiste solo nell’autodeterminato Regno della Lega Calcio che, invero, continua a somigliare sempre più a una Repubblica delle banane. Stato contro Calcio. Autorità pubblica contro associazionismo fra privati. Da un punto di vista giuridico e normativo, la questione praticamente non esiste. Si alimenta e resta in piedi solo grazie alla complicità di media compiacenti che, un giorno sì e l’altro pure, consentono ai despoti del pallone di giocare a fare i medici e di atteggiarsi a giuristi.

L’unica cosa che dovrebbero fare – gli imprenditori – continua a riuscirgli decisamente male, dal momento che la Serie A da oltre dieci anni accumula sempre più debiti e rende ricchi sempre meno azionisti. A dimostrazione che anche il titolo di quarta industria del Paese costituisce un’appendice meramente autarchica e auto-referenziale.

Una bolla di palloni gonfiati

È stato sufficiente che l’eccezionalità si palesasse per evidenziare l’inadeguatezza e l’irresponsabilità di un intero carrozzone sempre più chiuso su sé stesso. Per giorni, dopo lo scoppio del cluster nello spogliatoio del Genoa, abbiamo lanciato appelli al buon senso affinché la Lega Calcio rinviasse Juventus-Napoli. E avrebbe dovuto farlo nell’interesse del campionato e del suo svolgimento non solo regolare, ma sicuro.

E invece ci siamo ritrovati al cospetto di un vero e proprio manipolo di allibratori assetati di danaro e di potere. Attori irresponsabili che dettano regole senza deroghe. Fautori di un protocollo che poggia su di un omertoso rifiuto del rischio, con l’ambizione e la pretesa di volerne stabilire entità e perfino indici di probabilità.

È stata questa la più grande colpa del Napoli: aver rotto l’omertà del calcio italiano sul virus e sul suo modo di affrontarlo. Non sono i regolamenti degli Agnelli, le omissioni dei Preziosi o le convinzioni dei Carnevali a cui dover dare ascolto e in cui recare affidamento. Lo sono invece i provvedimenti e le indicazioni di una forza pubblica, al cui cospetto il calcio deve chinare il capo e obbedire.

Sempre. Tanto oggi, in cui il momento è difficile e delicato per tutti, quanto in futuro. Viceversa, non gli resterà altro da fare che prendere atto del proprio fallimento, per poi trincerarsi nella loro bolla speciale. Quella dei palloni gonfiati.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 7 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 7 Ottobre 2020

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