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L’OPINIONE

Napoli è una città solidale. E i vecchi tromboni sfiatati che ne straparlano hanno suonato troppo…

Attualità | 21 Aprile 2020

Sta succedendo qualcosa, adesso che sembra che (da qualche parte più, da qualche altra meno) il maledetto virus stia diventando una belva più nota e quindi più controllabile.

Sta succedendo che una curiosa strategia della comunicazione abbia composto e stia eseguendo una canzone, il cui senso è teso a mettere contro un’Italia a un’altra, come fossero luoghi diversi, come fossero popoli diversi. Come se la tragedia dell’una fosse la fortuna dell’altra, come se ci fosse stata una partita e qualcuno abbia vinto ed esulti della sconfitta altrui.
Per eseguire questa brutta canzone ci si serve di vecchi tromboni un po’ sfiatati e di ritornelli stantii, così famosi da risultare quasi rassicuranti, evidentemente.
Dobbiamo intenderci con chiarezza: gli italiani non sono stupidi. Gli italiani sanno benissimo che nulla di tragico può accadere in una parte della nazione senza coinvolgerne necessariamente ogni altra, che se si affonda si affonda tutti e se ci si salva ci si deve salvare insieme, perché una è la barca ed è già troppo malandata per mettersi a remare in direzioni opposte.
Dobbiamo capire che gli abitanti di questa città seguono con dolore e grande partecipazione quello che accade in Lombardia, nel Veneto, in Piemonte e in Emilia, perché in ognuno di questi luoghi ognuno di noi ha amici, parenti, persone care.
Dobbiamo capire che non c’è uno di noi che esulti a sentire di morti e di ospedali pieni, e che anzi ci sia molta rabbia per chi è responsabile di ritardi, disattenzioni, superficialità che possono aver provocato tutto questo, e ci auguriamo tutti con forza e determinazione che la magistratura vada fino in fondo e chi ha sbagliato paghi, e paghi caro.
Dobbiamo capire che se la strategia è di resuscitare vecchie orribili superate dinamiche per distogliere l’attenzione da una fallimentare, incompetente gestione dell’emergenza be’, questa strategia fallirà miseramente.
Perché i vecchi tromboni sfiatati hanno suonato troppo, per non sapere che nessuno ci crede più a questa brutta canzone.

Maurizio De Giovanni

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 21 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Aprile 2020

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