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L’oro di Napoli – Breve storia di Napoli

L'oro di Napoli, Rubriche | 3 Giugno 2014

Provate a guardarvi per qualche istante allo specchio. Tastatevi gli zigomi e osservate il colore della vostra pelle o quello dei vostri occhi, immaginate per un istante quanti uomini e quanti popoli custodiamo nel nostro corredo genetico, provate a pensare quanti colori e quanti costumi fluiscono nel reticolo delle nostre vene. Forse un solo istante non basterà a ripercorrere il nostro passato, quello di Napoli, una città dislocata al centro del mediterraneo, troppo ricca e seducente per passare inosservata. Proverò dunque a ripercorrere brevemente la sua millenaria storia, elencando le civiltà che hanno scolpito i nostri tratti e forgiato il nostro carattere.

A partire dall’VIII secolo a.C., dopo secoli di esplorazioni sulle vie dei metalli e l’edificazione di piccoli avamposti mercantili, le popolazioni elleniche cominciarono quel lungo e graduale processo di colonizzazione delle coste tirreniche e ioniche che determinerà la nascita delle prime polis, e di quella che verrà poi definita Magna Grecia. Dapprima nasce Parthenope, sulla collina di Pizzofalcone, e successivamente fu edificata Neapolis (inzio VI secolo a.C.) su di un pianoro scosceso sul mare ad est dell’antica città che da quel momento prenderà il nome di Palepolis. Arbitra del contenzioso deflagrato tra Romani e Sanniti, Neapolis riesce dopo una serie di rocambolesche vicissitudini (vai all’articolo) a stipulare un trattato di alleanza con Roma che gli garantisce piena autonomia amministrativa e importanti vantaggi commerciali. I rapporti tra le due città tuttavia sono spesso minati dalle strategie politiche delle autorità di Roma, e la città si troverà ad affrontare periodi di alti e bassi fino alla definitiva capitolazione dell’Impero romano. Durante questo lungo lasso di tempo Neapolis fu meta ambita da politici e aristocratici che la scelsero sovente come luogo di ristoro e la identificarono come una città colta dove affinare i propri studi. Una delle maggiori ambizioni di Roma era infatti quella di fondere la propria cultura con quella greca, da sempre considerata la culla della civiltà. Napoli era difatti la città più ellenica della penisola, un’Atene a due passi da Roma.

Con la caduta dell’impero romano, l’Europa intera precipitò nel limbo del medioevo e Napoli passò nelle mani di Bisanzio. La città visse lunghi secoli di domino bizantino riuscendo ad ottenere dopo alcune rivolte la piena autonomia politica, oltre a fregiarsi del beneficio di essere stata l’unica grande città italica mai soggiogata dagli invasori barbarici. Dopo Bisanzio fu la volta dei Normanni che dal freddo della Scandinavia salparono per annodare la storia di Napoli a quella di Palermo in un intreccio che sarebbe durato nei secoli. Allo scandinavo seguì il tedesco con l’epoca d’oro di Federico II, e al tedesco seguì il francese. Il dominio angioino consacrò Napoli a capitale elevandola a prima metropoli italiana e probabilmente dell’intero continente. La corte francese fu frequentata dai migliori intellettuali del tempo rendendola un fiorente focolaio di arte e di cultura. Successivamente Napoli parlò spagnolo, prima con gli Aragona e poi con lo scellerato regno di Madrid, colpevole dei soprusi e delle angherie che scatenarono la furia di Masaniello e dell’intero popolo partenopeo (vai all’articolo). Poi ci fu l’Austria e ancora la Spagna a segnare il destino della città, questa volta lasciando un impronta positiva e indelebile: Carlo di Borbone conquistò il Regno di Napoli e Sicilia e il suo operato donò alla città uno splendore e un progresso che avrebbe avuto pochi rivali in Europa. Dopo una “breve” e travagliata parentesi giacobina, Napoli ritrovò ancora per qualche decennio i Borbone e la sua “restaurata” autonomia che terminò nel 1861 con l’Unità d’Italia.

La città fu da quel momento declassata, perdendo il titolo di capitale e con essa quella fierezza e quella dignità che l’avevano resa la regina incontrastata del mediterraneo. Quella data fu lo spartiacque di Napoli e del sud Italia, da allora entrambi relegati ad annaspare nella tanto discussa “Questione Meridionale”, un argomento troppo lungo e troppo astruso per esser trattato con le poche parole che mi restano da scrivere. Parole che spenderò, a conclusione di questo sunto, citando una strofa estrapolata da una brano di rara bellezza del gruppo partenopeo “La Famiglia”, traendo con un solo verso, il succo di quanto scritto sulla storia di Napoli: “Se vid’ ‘e sfumature d’ò dialetto capisci sta terra cu quanta ggente ammore ha fatto…”.

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 3 Giugno 2014 e modificato l'ultima volta il 3 Giugno 2014

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