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L’ORO DI NAPOLI

Enea attraversa il Golfo di Napoli

L'oro di Napoli | 2 Luglio 2017

Qualche tempo fa vi raccontammo di come Ulisse, secondo la tradizione locale, attraversò il Golfo di Napoli sfidando le ancelle di Persephone, le tre sorelle che abitavano quelle scogliere a strapiombo disseminate tra Capri e Sorrento e conosciute con i nomi di Leucosia, Ligeia e Parthenope. Ma il re di Itaca non fu il solo eroe a solcare quel mare candido e baciato dal sole. Secondo il mito narrato nell’Eneide dal vate Virgilio, anche Enea, figlio di Afrodite e cugino di Ettore, rifuggendo il disastro di Troia, riparò nel Tirreno per dare vita alla stirpe che successivamente avrebbe fondato Roma.

Alcune delle più avvincenti vicissitudini di Enea prendono vita proprio sulle nostre coste, e in particolare nei Campi Flegrei. Il bacino funesto ai piedi di Cuma era cinto da sorgenti d’acqua bollente, zampilli di gas e da una selva inaccessibile e sinistra che infiammò la fantasia degli antichi e alimentò i virtuosismi dei poeti, che concessero al fato di collocare presso il funereo lago d’Averno uno degli accessi al Regno di Ade. E’ proprio sulle sponde di questo leggendario specchio d’acqua che Virgilio colloca la discesa agli Inferi di Enea e dello stesso Ulisse, pagine certamente destinate a sorreggere imperterrite il peso dell’eternità.

Ma il coraggioso Enea nulla avrebbe potuto senza i consigli e le profezie della vecchia Sibilla Cumana. La sacerdotessa di Apollo accompagnò l’eroe fino alla porta dell’ade avvertendolo che prima d’immergersi nelle tenebre per incontrare suo padre, Anchise, avrebbe dovuto raccogliere un ramo d’oro nel bosco adiacente da offrire a Persephone, e poi seppellire Miseno, il trombettiere dell’esercito troiano sacrificato mentre Enea e la sua nave aggiravano quel promontorio ispido e di struggente bellezza incastonato nella baia napoletana e a cui sarà affidato il suo nome per l’eternità.

Accompagnato dalla Sibilla, Enea discende gli inferi attraverso i mille cunicoli e gli sbuffi sulfurei dei Campi Ardenti. L’eroe incontra Palinuro, il suo nocchiere, tradito di notte dal dio del Sonno e annegato più a sud, nel vasto Cilento. Eneasi lascia poi traghettare dal famigerato Caronte, e infine, dopo aver incrociato gli eroi del passato e affrontato innumerevoli minacce, sempre accompagnato dalla famigerata vegliarda, raggiunge i Campi Elisi, dove finalmente incontra suo padre che gli mostra il radioso futuro della sua stirpe.

Ma questa è un’altra storia…

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 2 Luglio 2017 e modificato l'ultima volta il 17 Ottobre 2019

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