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L’ORO DI NAPOLI

La leggenda di “Palazzo Penne” e il patto dell’innamorato col Diavolo

L'oro di Napoli | 18 Agosto 2020

Conosci la leggenda di Palazzo Penne? Nel cuore pulsante della città di Napoli, a pochi passi dal Complesso Monumentale di S. Chiara e da quello di S. Maria la Nova, in piazzetta Teodoro Monticelli, è possibile ammirare una delle più interessanti testimonianze della cultura rinascimentale napoletana: Palazzo Penne. L’edificio fu commissionato da Antonio Penne, consigliere del re Ladislao di Durazzo (1377-1414) e probabilmente fu eretto su disegno di Antonio Baboccio da Piperno durante il primo decennio del Quattrocento. In facciata, oltre allo stemma della famiglia Penne, sull’arco del portale è presente un’incisione di un verso di Marziale che recita: “Tu che giri la testa, o invidioso, e non guardi volentieri questo (sottinteso ‘palazzo’), possa di tutti essere invidioso, nessuno lo è di te”.

Esiste un’antica leggenda in base alla quale questo splendido palazzo quattrocentesco viene ricordato tuttora come il “Palazzo del diavolo”. Si narra infatti che Antonio Penne s’innamorò perdutamente di una bellissima fanciulla, alla quale chiese di sposarlo. La ragazza, avendo ricevuto molte offerte di matrimonio da parte di illustri e possidenti uomini, gli disse che se avesse voluto realmente sposarla avrebbe dovuto compiere una grande impresa. Dunque gli chiese di costruire in una sola notte un palazzo come dono di nozze. Per realizzare una così grande impresa, ai limiti dell’assurdo, chiese aiuto al diavolo, promettendogli in cambio la sua anima. Il giovane firmò il patto con il suo stesso sangue ma inserì una piccola clausola.

Terminato il palazzo, Antonio pose sul terreno del cortile una grande quantità di grano poiché secondo la clausola il diavolo avrebbe dovuto raccogliere tutti i chicchi di grano per ottenere finalmente l’anima del giovane. Il demonio non riuscì a raccogliere tutti i chicchi perché Antonio cosparse alcuni di pece cosicché finissero sotto le unghie della bestia infernale. Il diavolo fu ingannato dall’astuzia umana, per questo motivo dovette rinunciare all’anima del giovane, e sprofondò nella voragine che si aprì nel pavimento del cortile. Antonio Penne non consegnò la sua anima al demonio, sposò la sua amata e riuscì anche ad ottenere un magnifico palazzo.

Claudia Larghi

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 18 Agosto 2020 e modificato l'ultima volta il 18 Agosto 2020

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