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L’ORO DI NAPOLI

La storia di Poggioreale e della sua sontuosa villa reale

L'oro di Napoli | 7 Luglio 2019

In quanti luoghi, strade e quartieri della nostra città ci ritroviamo senza conoscere l’origine dei nomi che li contraddistinguono? Mergellina, Posillipo, Forcella, Duchesca, Piedigrotta… Poggioreale è sicuramente uno di questi!

Oggi, purtroppo, questo nome rimanda ad un luogo buio, triste e ostile come il noto carcere, ma paradossalmente la sua origine affonda le sue radici nella goduria dell’ozio, nella bellezza architettonica e nell’amenità di un sito ricco di natura.

Bisogna, infatti, tornare al XV secolo, precisamente verso la fine della seconda metà del Quattrocento, ossia quando Ferrante d’Aragona reggeva il trono partenopeo e suo figlio, Alfonso Duca di Calabria, futuro Alfonso II re di Napoli, promuoveva la costruzione di una villa reale al di fuori della cinta muraria cittadina e a pochi passi dalla Porta Capuana, a ridosso di una collina, di un poggio per l’appunto. Tutta la zona, infatti, è conosciuta come Poggioreale.

La dimora di Alfonso II re di Napoli

Alfonso commissiona la costruzione della sua dimora suburbana a Giuliano da Maiano, artista toscano giunto dalla corte di Lorenzo de’ Medici e già fautore della suddetta porta cittadina. In seguito alla sua morte i lavori passarono all’artista Francesco di Giorgio Martini, al cui genio si deve il progetto dello splendido Castello di Baia, oggi sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Oggi, salvo alcuni testi che ne perpetuano la memoria, non esistono purtroppo tracce architettoniche di questa villa sontuosa e ricca di giardini. Tuttavia ne possiamo certamente immaginare l’aspetto grazie alle carte planimetrice, alle incisioni antiche, ma soprattutto grazie ad una tela, oggi ospitata al Musée des Beaux-Arts et d’Archéologie di Besançon in Francia, opera eseguita a quattro mani: le virtuose mani del bergamasco Viviano Codazzi e del napoletano Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro.

Il tratto pittorico del primo, famoso per le sue pitture architettoniche, si fonde con la più nota abilità tecnica del secondo, maestro soprattutto delle celebri pitture affollate. È così che nasce “Festa nella villa di Poggioreale”, preziosissimo documento realistico che ci testimonia la presenza e l’aspetto della magnifica villa rinascimentale di Poggioreale, affiancata da un arco romano (probabilmente mai esistito) e il suo contesto ozioso che sottolinea la riscoperta della cultura classica nelle corti medicee e aragonesi.

Claudia Larghi

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 7 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 7 Luglio 2019

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