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L’ORO DI NAPOLI

La terribile storia della Caterina Costa

L'oro di Napoli | 9 Luglio 2019

 

L’aneddoto è sfocato, lo ricordo a malapena, ma proverò comunque a tirarlo fuori dal dedalo dei miei ricordi, anche solo per testimoniare l’incredibile impatto che questo straordinario evento ebbe sulla memoria collettiva di tutti quei napoletani che vissero le atrocità e le angoscie della seconda guerra mondiale. Ero un adolescente, a cavallo tra le elementari e le medie, e l’insegnate di Storia ci assegnò il compito di interrogare i nostri nonni sulla seconda guerra mondiale e di trascrivere l’aneddoto che più di tutti li aveva impressionati. Ebbene, quando posi la domanda a mia nonna, armato di penna e quaderno, lei mi raccontò di un’esplosione immane che nel ’43 aveva sconvolto l’intera città, un ruggito terrificante, diverso da quelli a cui Napoli era abituata, che fece letteralmente tremare il cinematografo nel quale quel pomeriggio del 28 marzo era intenta a trascorrere un paio d’ore di svago. A Napoli, al porto di Napoli, era esplosa la Caterina Costa, e la città tutta sembrava essere stata rivoltata come un guanto.

La motonave da carico Caterina Costa fu requisita dalla marina regia per fare da spola tra Italia e Tunisia e rifornire di materiale bellico i contingenti impegnati in missione nel Nord Africa. L’imbarcazione attraccata nel porto di Napoli durante la seconda guerra mondiale era dunque colma di materiale esplosivo, basti pensare che nella sua stiva erano ammassate ben 1700 tonnellate di munizioni, diverse decine di carri armati e quasi 800 tonnellate di carburante; una vera e propria Santabarbara pronta ad esplodere, a cui bastò una semplice combustione per deflagrare eradere al suolo l’intero quartiere di Sant’Erasmo, provocando la morte immediata di 600 persone e il ferimento di altre 3000.

La Caterina Costa, la motonave esplosa nel porto di Napoli durante la seconda guerra mondiale
Rione Sant’Erasmo, nei pressi del porto di Napoli.

Era il 28 marzo del 1943, a pochi mesi dalla sommossa popolare passata alla storia come le Quattro Giornate di Napoli, e un incendio divampato a bordo della nave provocava un’esplosione di una potenza tale che resterà impressa per sempre nella memoria dei nostri nonni, ancor più dei circa 200 bombardamenti aerei che devastarono la città durante l’intera guerra. Ecco di seguito un breve stralcio della testimonianza di Roberto Ciuni, giornalista de “Il Mattino”:

“[…] la «Costa» salta in aria: le fiamme hanno raggiunto la stiva numero due, quella dell’esplosivo. La banchina sprofonda; un pezzo di nave piomba su due fabbricati al Ponte della Maddalena abbattendoli; la metà d’un carro armato cade sul tetto di un palazzo di Via Atri; i Magazzini Generali del porto prendono fuoco; alla Stazione Centrale le schegge appiccano incendi ai vagoni in sosta. Il Lavinaio, il Borgo Loreto, l’Officina del Gas, i Granili, la Caserma Bianchini, la Navalmeccanica, l’Agip: dovunque arrivano lamiere mortali. E dovunque, vetri rotti, porte e finestre sfondate, cornicioni sbriciolati dall’esplosione.”

La Caterina Costa e i danni provocati dall’esplosione

I detriti e le lamiere della terrificante esplosione raggiunsero finanche il Vomero e Capodimonte, oltre ad incendiare il tetto e alcuni vagoni della stazione centrale di piazza Garibaldi. I danni furono ingenti, e le vittime, ahinoi, numerose; tuttavia, non mancarono alcune curiosità sulla tragica vicenda: si racconta, ad esempio, che parte di un carro armatosi incastonò sul tetto del Real Teatro San Carlo; e che una lamiera d’acciaio centrò in pieno il famoso orologio della chiesa di Sant’Eligio, nei pressi di piazza Mercato, fermo sull’ora dell’esplosione fino al 1991, data in cui finalmente fu rimesso in moto. I rottami raggiunsero ogni anfratto della città, dai Camaldoli a Pianura, da Soccavo al Ponte della Maddalena. L’immane esplosione della Caterina Costa distrusse gli edifici adiacenti alla battigia e causò lo sprofondamento di una porzione del molo napoletano. La deflagrazione fu tanto devastante che i sismografi vesuviani, suscitando non poca apprensione, equipararono l’evento ad un terremoto del V o del VI grado della Scala Mercalli.

Nonostante tutto – devo ammetterlo – rimasi profondamente deluso dalla risposta di mia nonna, anche se non lo diedi a vedere. A quell’età i ragazzini fortunati non possono immaginare quanto possa essere sinistro e angosciante il suono dell’allarme antiaereo nel cuore della notte. Soltanto più tardi, a maturità raggiunta, ho avuto modo di calarmi nella parte, e di comprendere a pieno il potere suggestivo di un evento che senza ombra di dubbio deve aver scosso l’immaginario collettivo dei napoletani, oltre che le fondamenta stesse della città partenopea. Una città che – è proprio il caso di dirlo -, nel corso della sua trimillenaria storia, ne ha viste davvero tante…

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 9 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 9 Luglio 2019

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