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L’ORO DI NAPOLI

San Sossio, San Gennaro, Fratta e Miseno: un intreccio tutto campano

L'oro di Napoli | 17 Settembre 2019

Come in molti sapranno, soprattutto nell’area nord dell’area metropolitana di Napoli, il martire San Sossio di Miseno è riconosciuto dalla chiesa cattolica come patrono religioso della città di Frattamaggiore. Ma quali relazioni intercorrono tra l’antichissima colonia greca di Μισήνον (Misenum in latino), oggi frazione di Bacoli, e la cittadina di Fratta, collocata nel retroterra napoletano, a circa venti chilometri dalla costa? La risposta a questa domanda – pensate un po’ – va ricercata nell’ampia e contraddittoria agiografia di San Gennaro, e nelle vicende storiche che hanno segnato la piccola frazione bacolese.

Ebbene sì, perché se Sossio da Miseno è divenuto martire della chiesa cattolica bisogna scomodare il sommo patrono napoletano, e rievocare quell’intruglio di leggende che orbitano intorno alla figura del Santo più amato e venerato di sempre. Non molti sanno infatti che San Sossio, uno dei santi più rappresentativi della chiesa cattolica campana, era considerato amico, se non addirittura parente, del più noto vescovo di Benevento. Entrambi, come riportato da alcune labili testimonianze, subirono la terribile persecuzione dell’imperatore romano Diocleziano, che li condannò alla decollazione tra gli sbuffi sulfurei della Solfatara.

Dopo la tragica morte avvenuta nel 305 d.C., le spoglie di San Sossio vennero dapprima traslate nella basilica di Miseno, eretta in suo onore nel IV secolo, successivamente, all’inizio del X secolo, furono trasferite nel Monastero Benedettino di Napoli, e infine, solo nel 1807, furono riposte nel tempio patronale di Frattamaggiore.

Qual è la relazione che intercorre tra San Sossio e la cittadina del retroterra napoletano, dunque? Ci arriviamo subito. Nel 846 d.C. il piccolo borgo di Miseno fu razziato dall’ennesima scorreria dei pirati saraceni, un attacco brutale che rase al suolo l’intero abitato, costringendo i cittadini del promontorio flegreo a trasferirsi in piena Campania Felix, fondando l’odierna Frattamaggiore.

I cittadini frattesi possono dunque considerarsi come i discendenti naturali degli antichi cittadini di Miseno, una delle primissime colonie greche fondate dai Cumani di Calcide, retaggio di quella cultura millenaria trapiantatasi sulle nostre coste ben ventotto secoli fa.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 17 Settembre 2019 e modificato l'ultima volta il 17 Settembre 2019

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