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Luana, simbolo di una gioventù senza futuro

Luana D'Orazio Copertina
Diritti e sociale | 6 Maggio 2021

Si chiamava Luana D’Orazio. Voleva costruirsi un futuro, assieme al figlio di cinque anni e il fidanzato. Ma a 22 anni è diventata l’ennesima vittima del lavoro.

Era in fabbrica a Prato lo scorso Lunedì 3 Maggio, quando si è ritrovata impigliata nell’orditoio, un macchinario usato per tessere. Secondo gli operai in fabbrica non c’è stato alcun grido di aiuto prima dell’allarme che ha sconvolto tutti.

Luana D’Orazio, giovane vittima del lavoro

In questi giorni chiunque ha colto l’occasione per parlare di Luana. Grandi giornali, politici, sindacati. Nessuno, però, si è chiesto perché si muore ancora di lavoro. Nessuno ha pronunciato la parola giustizia. Solo poche, timide scuse. Come se una scusa riportasse in vita lei e i tanti lavoratori che muoiono ogni giorno in Italia.

Una strage silenziosa, che dall’inizio dell’anno conta già 185 morti. Non chiamiamoli incidenti: sono massacri. Perché quei pochi diritti che davano sicurezza ai lavoratori, guadagnati nei decenni col sangue, ora non esistono più. Li abbiamo persi nei campi a 50 centesimi all’ora, o sotto le impalcature senza una protezione. Li ha smantellati chi, oggi, si indigna per la morte di Luana D’Orazio.

Un futuro morto in fabbrica

Luana, così come ogni altro lavoratore morto, non è solo un numero nelle statistiche. È una vita. È emozioni e ricordi. Aveva tanti sogni nel cassetto, Luana. «Era bella, buona e umile» racconta la mamma dell’operaia morta: «aveva tanta voglia di lavorare per costruirsi un futuro».

Luana sognava il cinema. Con poche opportunità, ha cercato il futuro in fabbrica. Ed è morta sul lavoro. Non è destino, e nemmeno una casualità. È semplice ingiustizia, che butta dietro dei cancelli freddi la vita di tanti giovani che davanti a loro non vedono nulla se non deserto.

Mentre la figura della gioventù dovrebbe essere innovatrice della società, il nostro sistema preferisce renderla schiava di una macchina, a lavorare. Alienata, da lavori che non ama ma svolge solo per sopravvivere. E nel tempo libero, l’unico svago concesso è quello di consumare. Così è morta Luana a 22 anni. Nell’indifferenza di un sistema che non garantisce diritti nè libertà. Solo riprendendoceli, forse, potremmo rendere davvero giustizia a Luana.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 6 Maggio 2021 e modificato l'ultima volta il 8 Maggio 2021

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