mercoledì 16 gennaio 2019
Logo Identità Insorgenti

Luca De Filippo: un omaggio all’Artista e all’uomo. E a Luca Cupiello, icona del Natale napoletano

Ciento 'e sti juorne | 10 Dicembre 2018

Nel giorno di San Luca da Melicuccà vogliamo ricordare Luca De Filippo, straordinario interprete del Tommasino figlio “scenico” di un altro celebre Luca.

Naturalmente, stiamo parlando del capolavoro di Eduardo, entrato ormai a pieno titolo tra le tradizioni natalizie delle famiglie napoletane, “Natale in casa Cupiello”.

Erede di una lunga tradizione familiare che vive ancora oggi e figlio di uno dei più grandi Maestri del Neorealismo, Luca De Filippo è e resterà per sempre il giovane e scapestrato Tommasino Cupiello,  il “Tummasino” della famosa “lista della salute”, in uno dei più riusciti affreschi eduardiani.

Il debutto:

Il suo esordio, a soli sette anni, avvenne al fianco di suo padre, interpretando “Peppeniello” in “Miseria e nobiltà” di suo nonno, Eduardo Scarpetta.

E’ il 1955 e quella sera si recita all’Odeon di Milano. Eduardo appare più emozionato che mai.

Fa una breve introduzione riguardo alla tradizione di affidare il ruolo di Peppeniello ai figli d’Arte. Lui stesso, spiega, interpretò Peppeniello all’età di sette anni.

Il sipario si apre e Luca raggiunge suo padre sul palco, che lo prende in braccio e lo presenta al pubblico. È il battesimo dei De Filippo/Scarpetta, sul palco.

Passeranno alcuni anni prima di poterlo rivedere in teatro, sempre al fianco di suo padre, con lo pseudonimo di Luca Della Porta, in una pièce a firma di Eduardo, dal titolo “il figlio di Pulcinella“.

 

Dal Teatro al Cinema

L’attività teatrale, da quel momento, sarà incessante e costellata di successi: da “Filumena Marturano” a “Le voci di dentro”, dal “Sindaco del Rione Sanità” a “Uomo e galantuomo”, in un susseguirsi di personaggi che ne metteranno in luce la straordinario ecletticità e l’innata vena umoristica, in linea con l’eredità scarpettiana della scuola De Filippo.

Tante le partecipazioni anche al cinema e in televisione, al fianco di grandi nomi tra i quali Pasquale Squitieri, Claudia Cardinale, Aldo Giuffrè, Lina Wertmüller,  Sophia Loren e molti altri.

 

Il rapporto con Napoli

Pur se nato e vissuto a Roma, il legame con la città di Napoli e le sue tradizioni resterà fortissimo, fino alla sua morte.

Negli anni, furono tante le battaglie condotte per la città, dalle giovanili lotte per la condizione dei ragazzi di Napoli a quelle, annose, per il teatro San Ferdinando, per il quale si era tanto battuto anche suo padre.

E proprio per amore di quei ragazzi nacque la fondazione “Eduardo De Filippo”, di cui Luca fu presidente, con l’intento di contrastare i tanti problemi che investono i giovani a rischio della città.

Qualche anno dopo, nel 2015, accetta l’incarico di dirigere la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Napoli.

Appena pochi mesi dopo l’incarico, muore a Roma per un tumore, accudito da sua moglie Carolina, figlia di un altro grande napoletano, Francesco Rosi.

La consacrazione al pubblico: Tommasino Cupiello

Già attore con un curriculum di tutto rispetto,  il successo del grande pubblico arrivò però con la versione televisiva di “Natale in casa Cupiello” del 1977, della serie di commedie che Eduardo girò per la RAI.

Probabilmente, non esiste napoletano che non conosca a memoria le battute che si scambiano i membri della famiglia Cupiello. Da Luca, il capofamiglia, tradizionalista e un po’ ingenuo, a Concetta, moglie di Luca, donna concreta e forte, vero timoniere della famiglia. E i due figli, Ninuccia, ostaggio di un matrimonio infelice e Tommasino, ‘o “Nennillo”, spiantato e poco incline al lavoro.

I battibecchi tra Luca, suo figlio Tommasino e gli altri membri della famiglia sono entrati ormai nel lessico familiare di tutti i napoletani, per i quali un ragazzo troppo accudito diventa “Nennillo”, “te piace ‘o presepio” si dice .con fare ironico per capire se qualcosa piace o meno, “te si fatta vecchia, Cuncè ” per prendere in giro una donna non più nel fiore degli anni.

Il legame col padre

Moltissime sono state le volte in cui Eduardo e Luca sono stati padre e figlio anche sulle scene.

Entrambi hanno trascorso le loro esistenze sulle tavole di un teatro, dove vita e finzione spesso si mescolano.

Era sul palco Eduardo quando apprese della morte della sua amata figlia Luisella ed era sul palco Luca quando ebbe il primo malore, grazie al quale scoprì di essere in fin di vita.

Il rapporto tra padre e figlio era strettissimo. Simbiotico, potremmo dire. Un capocomico e regista inflessibile, come ci si aspetta che fosse, anche col suo unico figlio. Ma anche un padre amorevole e protettivo.

Appena un mese prima di morire, Eduardo dichiarò pubblicamente tutto l’amore e la gratitudine che lo legavano a suo figlio Luca, nel corso di un convegno a Taormina:

Senza mio figlio forse io… scusate… me ne sarei andato all’altro mondo tanti anni fa. E io debbo a lui il resto della mia vita. Lui ha contraccambiato in pieno. Scusate se io faccio questo discorso e parlo di mio figlio. Non ne ho mai parlato! Si è presentato da sé. È venuto dalla gavetta, dal niente, sotto… il gelo delle mie abitudini teatrali.”

Tante volte ce li siamo immaginati esattamente come i protagonisti di “Natale in casa Cupiello”, con Luca Cupiello che chiede al figlio “te piace ‘o presepe?” e Tommasino che, per il solo gusto di indispettirlo, non riesce a dire “sì” neanche dinanzi ad un tentativo di corruzione del rassegnato padre.

O come quando Luca difende Tommasino dalle minacce di zio Pasquale, esasperato dalle vessazioni del giovane.

O come quando, nel terzo atto, Tommasino diventa l’ancora della famiglia, prendendosi cura di sua madre ma ancor di più del padre moribondo, raccontandoci di legami che trascendono il tempo e lo spazio, e che ci piace ritrovare ogni volta che li rivediamo sulle scene, insieme.

 

Drusiana Vetrano

 

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 10 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 10 Dicembre 2018

Articoli correlati

Ciento 'e sti juorne | 16 Gennaio 2019

Attori si nasce e non si diventa: gli 80 anni di Giacomo Rizzo, una vita fra set e palcoscenico

Ciento 'e sti juorne | 14 Gennaio 2019

Felice Pignataro: il rullante a colori che ha svegliato le coscienze da Scampia

Ciento 'e sti juorne | 7 Gennaio 2019

Dal successo letterario a quello teatrale per “Così parlò Bellavista”. Ma la Napoli raccontata da De Crescenzo esiste ancora?

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi