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Luca Rossi, “ambasciatore” della tammorra nel mondo

Rubriche | 27 Febbraio 2019

Nel giorno in cui si celebra san Luca di Messina, per la rubrica “Ciento ‘e sti juorne” oggi vi parliamo di Luca Rossi, il musicista casertano d’origine e napoletano d’adozione che ha saputo dare una nuova veste, più raffinata e sperimentale, alla musica popolare della Campania, pur restando sempre nel solco della tradizione.

Luca Rossi fra concerti e stage per far conoscere la musica popolare campana

A fine gennaio un concerto a Parigi con un’esibizione al Consolato italiano e un seminario dedicato ai tamburi, a febbraio dei concerti a Yerevan in Armenia, per poi ritornare a suonare a marzo in Francia nell’ambito del Festival ItaliArt di Digione, e poi a fine mese spostarsi a Berlino per un un concerto con annesso workshop per i tedeschi che vogliono imparare a suonare la tammorra.

E fra un impegno internazionale e l’altro, Luca Rossi, però, non manca agli appuntamenti con le sue radici, nel casertano a Casal di Principe nell’ambito di “Transit, autori di passaggio” e il 2 febbraio, per la festa della Candelora al Santuario di Montevergine insieme a Marcello Colasurdo, voce storica del gruppo “’E Zezi”, che Identità Insorgenti aveva documentato con una fotogallery.

Luca Rossi è instancabile in questa sua continua opera di diffusione della musica popolare campana in Italia e nel mondo, quasi una “missione” che si è scelto spinto dalla passione per il suo strumento, la tammorra, che non esita a definire come “un pensiero, uno scudo all’ignoranza, un amuleto apotropaico. Un passepartout che parla le lingue del mondo. Una missione di pace, un’omissione di guerra”.

La sua intensa attività di musicista è tutta un frenetico girovagare fra palchi, stage, seminari, festival in Italia e nel mondo, con l’obiettivo di diffondere la conoscenza e seminare la passione per la musica popolare e, in particolare, per il suo strumento, la tammorra a cornice.

Nel corso degli anni ha insegnato in Italia in diverse accademie musicali e tiene di continuo workshop e stage sui tamburi in speciali meeting europei, a cui spesso fanno seguito dei concerti in cui insieme alla sua inseparabile tammorra accompagna il pubblico in un racconto cantato e suonato, tra musiche di danza, antiche preghiere meridionali, serenate d’amore e tammurriate apotropaiche.

“Tammorra Solo” è lo spettacolo che Luca Rossi porta in giro per l’Italia e in Europa, un’inedita commistione sonora tra tammorra e pianoforte che parte dall’antica preghiera popolare in lingua napoletana fino a trasformarsi in una riflessione sul vivere quotidiano, in cui il ritmo e la passione raccontano la storia di un altro possibile Sud, tra presente e passato.

Il primo album “Pulecenella Love” candidato al Premio Tenco

Classe 1984, Luca Rossi, a 35 anni è considerato uno degli esponenti di spicco del “pianeta tammorra”. Ha al suo attivo numerose collaborazioni, sia live che in sala di registrazione, con artisti del calibro di Eugenio Bennato, Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo, Teresa de Sio, la NCCP, Marcello Colasurdo, e con importanti esponenti della musica etnica internazionale, dall’iraniano Benham Samani, ai franco tunisini “Tambours du Mediterraneè”, Kelvin Sholar, oltre che con compagnie di teatro danza.

Frutto di queste collaborazioni è stato il suo primo album da solista, uscito nel 2014, “Pulecenella Love”. Un esordio che ha riscosso successo al punto da essere candidato in quell’anno al prestigioso “Premio Tenco” come miglior album in dialetto. Un album che comprende dodici brani accomunati da uno stile energico ma allo stesso tempo delicato, frutto della  sua straordinaria tecnica nel suonare la tammorra che gli consente di variare il registro esecutivo.

Un disco sul quale hanno influito gli studi di antropologia ed etnomusicologia che Rossi ha approfondito al Dams di Bologna, in cui ha un ruolo centrale l’amore per la devozione popolare e per il canto tradizionale campano.

Il secondo album “Greetings from Fireland”

E’ del 2017 il secondo lavoro discografico di Luca Rossi, intitolato “Greetings from Fireland”, di diverso genere rispetto a “Pulecenella Love” dove, messa da parte la poesia, trova spazio anche una connotazione rock per evocare il suono della protesta.

Nel disco, che lo stesso Rossi ha definito come un “canto-contro” o un “contro-canto”,  “La Terra dei fuochi” a cui allude il titolo più che un territorio ben definito è un diffuso stato d’animo che caratterizza il periodo storico attuale, fatto di muri e di populismi che avanzano in ogni parte del mondo, dall’America all’Europa.

A fine gennaio ha annunciato la prossima uscita di “Fiorigrotta”, una nuova raccolta che l’artista casertano ha voluto dedicare alla musica con cui è cresciuto, e che fra gli altri, include il brano “Vesuvio” interpretato insieme alla voce di Roberto Colella.

Nella sua produzione musicale, spicca il brano “Sole del Sud” di cui è co-autore, utilizzato dal regista Wim Wenders come colonna sonore nel suo medio-metraggio “Il volo”.

Non solo musica ma anche libri e spettacoli teatrali

Luca Rossi è anche autore del libro “Il Raccontaio”, diventato poi uno spettacolo teatrale che conta numerose repliche in tutta Italia in cui l’artista con la sua doppia tammorra a tracolla e pochi accordi racconta delle storie contemporanee narrate con dei rapidi flash. Nel 2009 il libro ha ricevuto il Premio letterario “Sergio Manetti” per la categoria della poesia performativa presso l’Accademia dell’Arte di Arezzo.

Luca Rossi ha scritto, inoltre, gli spettacoli “Mamma Tammorra” e “Dimensione D-uomo”. Quest’ultimo più che uno spettacolo è una vera e propria preghiera corale e ritualizzata eseguita nelle chiese, dove la sacralità e la sobrietà del luogo, favoriscono l’ascolto e “ridimensionano” i gesti e le voci, sia degli artisti che degli spettatori.

In una società come quella di oggi in cui troppo spesso si urla, viene così recuperata una “dimensione d’uomo”, come suggerisce il titolo della performance, che si conclude poi all’esterno della chiesa con un momento di festa popolare, con l’accensione di un fuoco simbolico attorno al quale suonare e danzare, con lo spirito di ricercare le gioia della condivisione.

Tutti i partecipanti possono portare con sé il proprio strumento per suonare tutti insieme e rievocare un passato in cui la musica popolare aveva una funzione trainante ed era anche lo strumento per insegnare ai più piccoli le storie del passato.

Sabrina Cozzolino

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 27 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Febbraio 2019
#Campania  

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