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Luigia Esposito, vittima della camorra e della giustizia

Nun te scurdà | 14 Novembre 2020

Avrebbe potuto chiudere gli occhi, scappare e immaginare che quel maledetto giorno non aveva visto nulla. Invece Luigia era lì quando Ciro Rispoli viene crivellato di colpi. Il contesto dell’omicidio è legato alla faida tra clan in atto nella zona orientale di Napoli.

Nel 1996 Napoli Est è dilaniata dalla guerra di camorra. Sono tredici i clan che provano a spartirsi il territorio e lo spaccio di droga. Vendette trasversali, omicidi, la fuga dei boss sono all’ordine del giorno. A Barra il clan Formicola e il clan Cuccaro sono rivali. Ed è proprio questo il movente che porterà alla morte di Ciro Rispoli, cognato di un esponente del clan Formicola e gestore di una piazza di spaccio.

Ma quel giorno, 11 novembre 1996, segnerà la condanna a morte anche per Luigia Esposito.

Luigia, testimone oculare dell’omicidio Rispoli

Nella vecchia Bmv che ha raccolto il sangue di Ciro Ripoli c’è anche Luigia Esposito. La ragazza è caduta nel baratro della tossicodipendenza ed è amica di Ciro che, con molta probabilità, le passa la droga senza chiedere denaro in cambio.

I killer, inviati dal clan Cuccaro per ammazzare Ciro, decidono di risparmiare Luigia. Quando, poco dopo, saranno arrestati nel rione Bronx, la necessità di far sparire qualunque possibile testimonianza dell’omicidio Rispoli si trasforma in urgenza.

Dunque, tre giorni dopo, il 14 novembre 1996, il clan si occupa di fermare Luigia. la ragazza viene condotta in aperta campagna con l’obiettivo di realizzare una lupara bianca. I sicari pensano di farla tacere per sempre con un colpo di pistola, ma l’arma da fuoco che scelgono di utilizzare si inceppa. Allora ci provano con il calcio della pistola, con le martellate, ma Luigia resiste e tenta di scappare.

La sua fuga, però, viene stroncata sul nascere. Saranno ventitré le coltellate che la porteranno alla morte.

Il caso di Luigia sarà velocemente archiviato. La sua tossicodipendenza sembra non darle diritto a ricerche più approfondite della procura. La giustizia, per lei e la sua memoria, arriverà nove anni più tardi, quasi per caso.

Il caso dimenticato di Luigia

Quando viene ucciso Rosario Casillo, che insieme a Francesco Amen aveva realizzato l’omicidio Rispoli, Amen decide di collaborare con la giustizia. Ha paura di essere ucciso anche lui come Casillo e si consegna ai Carabinieri di Cisterna.

Le dichiarazioni di Francesco Amen porteranno all’arresto di novanta persone tra i quali comparivano anche Angelo Cuccaro e Giacomo Alberto accusati dal pentito dell’omicidio di Luigia Esposito.
Tuttavia, il fermo dei due Killer durerà fino al 1998, momento in cui si perderanno anche le tracce del processo legato all’omicidio di Luigia.

Questa vicenda riprenderà vita solo nel settembre 2005 quando il gip Di Stefano si troverà tra le mani, nel fascicolo delle richieste di archiviazione, l’omicidio di Luigia Esposito.

Il giudice rigetta la richiesta di archiviazione e decide di andare fino in fondo in questa storia invitando la Procura di Napoli a riaprire le indagini. Al processo nessuno sceglierà di costituirsi parte civile. Luigia sembra essere, ormai, stata cancellata anche dalla memoria.

Bisognerà attendere il mese di gennaio del 2009 per attribuire a questo omicidio un colpevole e fare giustizia. Angelo Cuccaro sarà infatti condannato all’ergastolo, reo di essere il mandante dell’omicidio di Luigia Esposito.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 14 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 14 Novembre 2020

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