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Ma voi la immaginate una statua della Sirena Parthenope svettare dalla terrazza del Monte Echia?

News | 13 Febbraio 2019

Ma voi la immaginate una statua della Sirena Parthenope svettare dalla terrazza del Monte Echia? La immaginate sporgersi da quel promontorio di tufo giallo illuminata da un tripode fiammeggiante 365 giorni all’anno? Riuscite ad immaginarla Parthenope, la primitiva protettrice di Napoli, la Vergine dal canto di miele dalla quale tutto ebbe inizio, restituita finalmente alla città? Il culto della Sirena eponima che tremila anni fa fu trascinata dalle onde del mare dinanzi alla collina di Pizzofalcone rivitalizzato e reso tangibile ai napoletani e ai tanti turisti che affollano il lungomare. La proposta, che appoggiamo in pieno, è stata avanzata dal Presidente dell’Associazione Culturale “I Sedili di Napoli” Giuseppe Serroni, già promotore, tra i tanti eventi organizzati, delle tre edizioni moderne della Lampadoforia, la corsa delle fiaccole in onore della Sirena Parthenope.

L’idea è nata a seguito dell’annuncio della riattivazione del cantiere di Monte Echia, oggetto da anni di una radicale quanto tormentata riqualificazione che, secondo il cronoprogramma stilato da Palazzo San Giacomo, dovrebbe terminare tra circa otto mesi. Quasi tremila anni fa nell’area compresa tra l’isolotto di Megaride e la collina di Pizzofalcone fu fondata l’antica città di Parthenope. Secondo la leggenda i primi coloni Greci che sbarcarono su quel lembo di tufo ambrato dove oggi svetta il Castel dell’Ovo furono fatalmente attratti dal corpo senza vita di una delle Sirene che aveva affrontato l’acheo Ulisse nelle acque del Golfo di Napoli. I Greci sbarcati sulla terra ferma edificarono una tomba in suo onore nell’area compresa tra il centro storico della successiva Neapolis e Megaride, e ad essa, per secoli, tributarono sacrifici e la celebre Lampadoforia.
Sarebbe bello immaginare la sistemazione in loco, sulla terrazza riqualificata di Monte Echia, di una statua di Parthenope con un tripode sempre acceso. Napoli è una città che ha radici profonde, radici millenarie che non ha mai saputo nutrire e valorizzare a pieno. E’ giunto forse il momento di fare questo passo, di riappropriarci della nostra millenaria identità: è giunto il momento di riscoprirci Parthenopei.

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 13 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 13 Febbraio 2019

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