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MALEDETTO 2020

Maradona l’etoile del calcio

Identità | 25 Novembre 2020

Non so da che parte cominciare.

Dalla fine: la scomparsa improvvisa di Maradona, l’etoile del calcio.

O presumibilmente dal principio.

Una giornata strana, inizialmente segnata dal ritorno a scuola e la solita retorica sulle giornate dedicate.

E, come una giornata qualunque, ero al telefono con la mia mamma.

Chiacchieravamo, come ogni pomeriggio del più e del meno, quando emette un “UHHHH” garrulo.

“Mà, che è?” mi allerto.

“Monica”- pausa – ” è morto Maradona “.

Aveva la tv senza audio, sintonizzata su Rai uno e vedeva le foto del calciatore passare sullo schermo.

Alza il volume e ascolto dal telefono la voce monocorde del giornalista, con mia mamma che fa da contrappunto e ne ripete le parole come un’eco.

Non so come ammortizzo la notizia.

La mia prima riflessione a caldo è: 2020 ‘e rutto ‘o cazzo.

Lapidario. Sintetico. Efficace.

Ma monta la tristezza, le lacrime salgono irrefrenabili.

Scommetto che non c’è stato un solo napoletano che abbia vissuto gli anni degli scudetti e abbia mangiato pane e Maradona, che non abbia pianto.  Senza freni e inibizioni.

Mia mamma è sempre al telefono collegata live (condivisione a modo suo) e sento le parole di circostanza del giornalista, il collegamento in diretta con Napoli, al rione Sanità, con gente che non vuole parlare e chi invece lo paragona a San Gennaro.

A Napoli il pallone è una religione: sacro e profano si fondono in un unicum tutto partenopeo.

Nel frattempo, io continuo a lacrimare senza sosta e ribatto ai suoi echi con mugugni sommessi. Mi sento un pò scollata, visto che non ho per niente la lacrima facile. Riattacco che non mi ripiglio. Mi arrivano messaggi. L’etere impazzisce.

Maradona è Maradona.

Chiunque ami il calcio, quello vero, giocato, sporco e carnale non può prescindere da Maradona.

Un funambolo che incantava e appassionava: un ‘entità in cui genio e sregolatezza si coniugavano in una dote sconosciuta in terra, un’ arte senza nome che lo possedeva nel cuore e nell’anima.

Non lo faceva pesare mai. Il talento.

Il talento è leggerezza:  Maradona letoile del calcio lo indossava naturalmente, in punta di piedi.

Solo e in esclusiva per il palcoscenico partenopeo. Danzava come Nureyev sul palco, sfilava come Naomi Campbell in passerella: la leggiadria senza manierismi e artifici, senza un “physique du rôle” stereotipato, sfidando in campo – quel San Paolo che lo osannava e acclamava e che difficilmente rivedrà simili gesta –  le leggi della natura, frantumandole e ricomponendole a modo suo, in sincrono con l’universo.

Un D10S che vedeva il mondo senza paraocchi, che fuori dal campo nessuna pietà: era terreno, umano, fatto di sangue e carne come tutti, ma viveva a mille all’ora come solo i geni sanno fare; arraffando tutte le sfumature della vita e varcando confini che i condizionamenti del vivere impongono a chi ha paura di osare e non vede oltre.

Maradona era Napoli.

Generava sentimenti forti e nessuna indifferenza.

Forse è solo romanticismo,

sarà che sono ormai di mezza età e i ricordi di Maradona sono legati alla gioventù, ma come era bello stare per strada, ascoltare tutto il calcio minuto per minuto, lo “scusa Ameri” di Sandro Ciotti  in radiolina e  festeggiare lo scudetto miezz ‘a via, fino a notte fonda. Coi quartieri tirati a lucido. I cori che, ancora oggi, riecheggiano tra i vicoli, assorbiti dalle porose pietre di tufo che- ah! se potessero parlare!-  griderebbero ancora quella gioia!

Essere connessi con un mondo che non aveva ancora cellulari e macchinette fotografiche analogiche, non esistevano reti virtuali e social ma piazze, vicoli e fontane invase da un popolo azzurro che cantava “Maradona è meglio ‘e Pelè”, un mago che rendeva il pallone uno strumento di gioia per i tifosi e dolore per gli avversari.

Diego è  stato sempre solo nostro: resterà nostro per sempre .

Tutti i pezzi che hanno scritto la storia recente di Napoli si stanno ricomponendo altrove.

Da oggi saremo un pò più orfani e più soli, senza riferimenti e certezze.

Il nostro magico puzzle fatto di calcio, miseria, nobiltà, scudetti e orgoglio partenopeo, lo sta portando via lo scorrere incessante del tempo, che dissolve e tramuta ma rende, ancora di più, Maradona l’unico vero idolo pagano di intere generazioni di tifosi e sportivi.

Non si potrà mai prescindere da Maradona.

Immortale e indelebile nella memoria di ciascuno di noi.

Monica Capezzuto

Un articolo di Monica Capezzuto pubblicato il 25 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Novembre 2020

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