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MANUTENZIONE FANTASMA

I circa 200 edifici in città che necessitano interventi e messa in sicurezza

Infrastrutture e trasporti | 24 Giugno 2019

Nella variegata e complessa realtà edilizia napoletana, da ormai troppo tempo giace, sotto una coltre di indifferenza e menefreghismo, un monito continuamente inascoltato: manutenzione. Ad oggi sono circa duecento le strutture, abitative  e non, che necessitano di interventi di varie tipologie: ristrutturazione, messa in sicurezza, adeguamento alle norme antisismiche.

Le gravi responsabilità di privati e istituzioni cittadine

In questi anni, gran parte dei proprietari privati non si sono minimamente preoccupati non solo dei lavori di ristrutturazione, ma anche di programmazione dal punto di vista della sicurezza: stando a una rilevazione promossa dall’ufficio statistiche del comune di Napoli in collaborazione con l’Istat, oltre il 75% delle abitazioni sono state costruite prima del 1971 (anno nel quale entrarono in vigore le normative inerenti la composizione del calcestruzzo e la certificazione del ferro per costruzioni) e gran parte di esse è sprovvista del certificato antisismico, ormai imprescindibile in un territorio ad alto rischio come quello italiano.

Ma le istituzioni cittadine non sono da meno nella gestione – oseremmo dire scellerata – della questione: mancano ormai da tempo immemore azioni di controllo e prevenzione sul tema, oltre alla totale inesistenza di un piano coordinato per avviare l’adeguamento antisismico degli edifici incriminati e la mancata istituzione di un’anagrafe edilizia, capace di censire i palazzi fatiscenti.  Senza calcolare l’indubbia propulsione occupazionale che deriverebbe da tali lavori, con centinaia di figure professionali coinvolte (ancora una volta un’occasione persa nell’ambito della crescita economica cittadina).

La triste vicenda della società partecipata SI.RE.NA

In realtà, in questo scenario estremamente frastagliato, poteva ricoprire un ruolo importante SI.RE.NA (Società per le Iniziative di Recupero di Napoli), una società mista pubblica-privata nata nel 2001 con lo scopo di avviare progetti  di recupero e restauro architettonico nel centro storico di Napoli. Fondata dal comune di Napoli e dall’associazione Costruttori Edili, vide poi il graduale inserimento di altre istituzioni quali la Regione Campania, l’Unione Industriali e la Camera di Commercio, ponendosi obiettivi ambiziosi: promozione degli interventi urbanistici, funzione di intermediazione tra amministrazione comunale e condomini, protocolli d’intesa con banche e assicurazioni per agevolazioni economiche, seminari per l’acquisizione di metodologie adeguate al contesto edilizio del centro antico, controllo accurato delle varie fasi operative.

Dopo il finanziamento di oltre 200 cantieri, con interventi dal valore di circa 300 milioni di euro, con risultati interessanti in alcune aree nevralgiche della città (via Duomo, piazza Dante, piazza del Gesù), il mancato arrivo dei fondi promessi determinò le prime difficoltà gestionali, concretizzatosi in un milione e 200 mila euro di debiti e altrettanti crediti da esercitare. Un disinteresse sempre più palese nel cercare di salvare la questione portò poi alla messa in liquidazione, attuata dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi De Magistris.

Da allora, al di là delle opinioni divergenti sulla società in questione, non è stato istituito nessun organo il quale potesse, anche lontanamente, svolgere questa funzione, mentre il tema della manutenzione, alla luce anche dei recenti fatti di cronaca, continua ad essere drammaticamente disatteso…

Antonio Barnabà 

Un articolo di Antonio Barnabà pubblicato il 24 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 24 Giugno 2019

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