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MAPPA DEI MIGRANTI

Così, soprattutto al sud, si ripopolano interi paesi

Attualità, Emigrazione, Europa, Mondo | 19 Ottobre 2016

riace

 

Paesi ripopolati, soprattutto al Sud grazie ai migranti. Paesi svuotati dall’emigrazione interna, tutta italiana. E che rivivono grazie ai rifugiati. Non solo Riace ma anche altri centri del mezzogiorno si sono rianimati e stanno vivendo una seconda vita grazie ai migratni e al sistema d’accoglienza in corso nello Stivale. In particolare grazie al Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) che costituisce una rete di centri di “seconda accoglienza” destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale.

Un sistema non finalizzato dunque (come i CDA o i CARA) ad un’assistenza immediata delle persone che arrivano sul territorio italiano ma, anzitutto, all’integrazione sociale ed economica di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale (rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o umanitaria).

Lo SPRAR è costituito dalla rete degli enti locali che accedono ai finanziamenti del Fondo Nazionale per le politiche e i servizi pere l’Asilo ed è gestito dall’Anci, l’associazione dei comuni italiani. Il ministero dell’Interno, tramite il servizio centrale, emana ogni tre anni un bando per l’assegnazione dei posti finanziati. I singoli enti locali interessati, congiuntamente ad organizzazioni del terzo settore presenti sul territorio, precedentemente selezionate a livello locale, partecipano a tale bando presentendo il proprio progetto. Il migrante accede dunque a un tirocinio che si svolge spesso in un piccolo comune, che lo prepara ad affrontare il mondo del lavoro e non solo. Attualmente sono 382 i comuni che hanno aderito nel triennio 2014-2016.

I progetti prevedevano l’accoglienza di singoli e/o famiglie in appartamenti o in centri collettivi, e lo svolgimento di una serie di attività per favorire la loro integrazione sul territorio.  I servizi offerti dai singoli progetti territoriali dello SPRAR riguardano assistenza sanitaria; assistenza sociale; attività multiculturali; inserimento scolastico dei minori; mediazione linguistica e interculturale; orientamento e informazione legale; servizi per l’alloggio; servizi per l’inserimento lavorativo; servizi per la formazione. Ed è grazie ai progetti SPRAR che molti piccoli comuni, soprattutto al Sud sono diventati comuni “misti”, con una forte e efficace presenza di stranieri. Vediamo qualche caso nelle regioni meridionali, quelle più accoglienti secondo il progetto.

CALABRIA

Emblematico è il caso di Riace, dove il sindaco Mimmo Lucano ha messo in piedi uno dei più grandi progetti di integrazione in corso nel Paese. Un Paese fantasma, Riace, che è tornato a vivere e a ripopolarsi grazie proprio ai progetti SPRAR. “Abbiamo realizzato quel sogno, quell’utopia di fare di un piccolo paese della Calabria, un luogo che sui apre alle relazioni, che diventa moltiplicatore di relazioni. E, soprattutto siamo riusciti a dare il bene più grande per ogni essere umano: la speranza. – spiega Lucano – La speranza per gli immigrati di costruirsi un futuro; la speranza per i cittadini di Riace di immaginarselo nel proprio paese, in Calabria quel futuro che i calabresi vedono sempre fuori dalla Calabria”. Non dovete pensare che questa è un esperienza che risolve i problemi dell’immigrazione, della Calabria; né quelli di Riace né i miei personali, che anzi si sono aggravati. Ma indica una via alternativa: contro quella visione che punta ad alzare barriere e avere pregiudizi contro gli esseri umani. Indica una via umana; che è possibile una dimensione umana. Questo è il messaggio più grande. La cosa più importante che abbiamo fatto è trasmettere un piccolo messaggio di umanità al mondo”.

Anche a Satriano, in provincia di Catanzaro, ha funzionato il progetto SPRAR: “Da qualche anno sono presenti nella nostra comunità 22 rifugiati politici provenienti dall’Afghanistan e dal Pakistan. È un progetto di accoglienza e integrazione che prevede non solo l’ospitalità in relazione al cibo o ad un letto, ma va oltre – sono le parole del sindaco Michele Drosi – Prevede un’integrazione completa. Adesso stiamo curando la fase di alfabetizzazione e far imparare loro la lingua per integrarsi meglio. Sono state avviate anche iniziative con le borse- lavoro e i voucher e momenti di collaborazione volontaria per varie attività. È importante l’ospitalità, così come è importante che queste persone  possano integrarsi nel tessuto sociale della nostra comunità”. A Satriano i rifugiati vengono ospitati da una struttura comunale ristrutturata anni fa: Palazzo Condò, che offre loro tutti i confort.  “La cooperativa Mediaglob attraverso i suoi operatori si prende cura di queste persone; è un supporto operativo sociale a questi amici che vengono da fuori. È un progetto a 360 gradi che ha durata triennale con la possibilità di essere rinnovato. Allo scadere dei 3 anni mi auguro che i rifugiati possano essere parte integrante della comunità locale e partecipare a pieno alla vita sociale”.

A Sant’Alessio in Aspromonte (Reggio Calabria), invece, i rifugiati sono 21 su 300 abitanti. Cinque i nuclei familiari ospitati che hanno dato vita a varie attività e che partecipano, tra l’altro, a un laboratorio di falegnameria in un vecchio locale artigiano che rischiava la chiusura, così come le scuole elementari locali, rianimate grazie alla presenza dei migranti.

CAMPANIA

In provincia di Salerno è stato attivato, in collaborazione con il Comune di Policastro, un servizio di scuolabus che va da Policastro a Santa Marina, dove si trovano le scuole, per i bambini residenti e per quelli accolti nello Sprar. Molti i bambini arrivati nel Paese per i quali si sta lavorando fortemente all’integrazione locale, con ottimi risultati.

Anche a Capua, comune di 20 mila abitanti in provincia di Caserta, sono stati accolti 35 rifugiati, di cui 4 minori soli: qui il progetto Sprar ha attivato un laboratorio di restauro di vecchi mobili che coinvolge richiedenti asilo e rifugiati accolti sul territorio: grazie alle competenze acquisite, i rifugiati sono impegnati nel restauro dei mobili del Duomo di Capua.

SICILIA

Paese modello è Valderice, dove è stato attivato un progetto che vuole essere strumento di riscatto sociale e di integrazione per gli ospiti del centro di accoglienza Sprar di Bonagia, impegnati nella coltivazione di un terreno confiscato alla criminalità organizzata. L’appezzamento si trova nel territorio di Valderice, alle falde di monte Erice ed era di proprietà dell’imprenditore Tommaso Coppola, già condannato per mafia. “I sapori dell’inter-coltura”, questo il titolo dell’iniziativa promossa dalla cooperativa sociale Badia Grande grazie alla convenzione stipulata con l’amministrazione comunale di Valderice e la collaborazione con l’ente di formazione Iripa. Il Comune ha concesso in comodato d’uso dell’area di 9.000 metri quadrati che la cooperativa gestirà per i prossimi tre anni sviluppando progetti di attività agricola. Un’occasione per i migranti di acquisire o applicare competenze personali e proseguire nel percorso di integrazione sul territorio. Gli ospiti dello Sprar, una ventina, si occuperanno di tutte le fasi dell’attività agricola, a partire dal trattamento del terreno, alla sua coltivazione e concimazione, fino al raccolto e vendita dei prodotti. L’avvio del progetto è stato garantito dalla Badia Grande che ha fornito attrezzi e macchinari necessari per l’attività, mentre i tutor dell’ente di formazione impartiscono conoscenze professionali e tecniche.

Il progetto ha visto portare a termine già la prima fase e l’attivazione di altri gruppi di lavoro, mentre sui campi cominciano a germogliare le piante. Il ricavato della vendita dei prodotti, differenziati per produzioni stagionali, sarà utilizzato a coprire i costi delle future attività e a beneficio dei migranti.

Leggi il rapporto Sprar completo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Ottobre 2016 e modificato l'ultima volta il 19 Ottobre 2016

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