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MAPPA DELLE RIVOLTE

Le piazze del mondo si risvegliano, con l’allentamento del lockdown

Altri Sud | 3 Maggio 2020

Sono mesi ormai che il Coronavirus rappresenta la placenta che avvolge le nostre vite e il travaglio non è, e non sarà, affatto facile. Il mainstream però ci offre un’immagine della pandemia sbilanciata ad occidente spingendosi al massimo in Cina per questioni politiche ed epicentriche.

Non possiamo tuttavia dimenticare che il nostro recente passato “al di là dell’Occidente” è ancora lì ed è stato il più ribelle dell’epoca moderna. Molti popoli sono insorti contro quello che è considerato il vero cancro del mondo: il capitalismo, reo di aver esasperato la povertà e distrutto l’ambiente.

Il simbolo più stimolante dell’anno appena trascorso è rappresentato sicuramente dalla rivoluzione del piccolo Stato di Hong Kong e la sua ostinazione nel forzare le strette dita del pugno di Mao.

Movimenti di rivolta sono sorti in tutto il mondo, dall’Algeria al Sudan, dal Libano all’Etiopia e Gabon fino ad infiammare il Sud America: Venezuela, Brasile, Equador, Cile, Bolivia.

Le rivendicazioni erano varie ma il nemico comune, quel sistema di gestione delle risorse nelle mani di pochi che le sfrutta il pianeta senza distinzioni a dispetto dei diversi tessuti sociali, economici e ambientali.

Tutte rivolte esiliate da quello che noi chiamiamo occidente, lontano da quel “noi” costruito come un recinto intorno alle nostre case.

Poi però è arrivata la pandemia e le proteste si sono via via assopite, silenziate e apparentemente spente in virtù del rispetto del distanziamento sociale ma anche per rispettare una sorta di “patto di non belligeranza” stipulato tra governi sotto attacco e i suoi antagonisti in tutto il mondo.

La fiamma della rivoluzione però non si è mai spenta. I leader si sono organizzati in maniera carbonara, tra video call e social in attesa di un segnale di tregua da parte del virus. Cosi negli ultimi giorni stiamo assistendo ad un lento risveglio delle piazze nel rispetto del distanziamento sociale.

I primi a tornare in strada sono stati i giovani di Hong Kong che hanno manifestato all’interno del centro commerciale New Town Plaza in due occasioni: prima il 24 aprile scorso e poi il primo maggio in occasione della Festa dei lavoratori.

La motivazione? La polizia di Hong Kong ha arrestato numerosi esponenti dell’opposizione in barba a quella tregua che andava avanti da inizio pandemia. Probabilmente questa fretta è stata influenzata dalle pressioni del governo cinese che continua a chiedere più potere decisionale in tema di sicurezza.

Come il Covid19 ha influenzato e influenzerà la protesta

Il virus ha influenzato la nostra quotidianità e, di conseguenza, il modo di manifestare, ma non è sempre così.

Perché, mentre ad Hong Kong i manifestanti hanno indossato mascherine e rispettato il distanziamento sociale mentre gridavano i loro slogan di libertà, in altri paesi le cose sono talmente esasperate da asfaltare ogni raccomandazione sociale.

A Beirut le proteste sono riprese dallo stesso punto in cui si erano interrotte, a dispetto delle norme anti-contagio. Questo perché in Libano il tracollo economico è più letale della pandemia, lo era già prima e adesso è diventato insostenibile. Ciò che per noi comincia a diventare una seria preoccupazione, come la crisi economica e occupazionale, per alcuni paesi può essere letale.

Lo stesso avviene nelle banlieue francesi dove gli scontri tra polizia e cittadini vanno avanti da giorni, innescati da comportamenti razzisti della polizia francese, accusati di approfittare dell’emergenza per scatenare gravi violenze ai danni degli abitanti dei quartieri popolari, esasperati anche loro dall’incombere della crisi.

Che le proteste siano nuove o vecchie, che il motivo sia pre-covid o post-covid non importa, la pandemia sarà un’aggravante, ha esasperato ogni cosa e la paura è proprio che le prossime ribellioni saranno direttamente collegate al virus, in particolare alle sue  recessione economica che investirà il mondo come un asteroide tra pochi giorni.

Così l’annus horribilis che stiamo attraversando a breve si fonderà con il recente passato, i problemi sociali e quelli economici saranno investiti dalle conseguenze che il lock-down ha avuto sulle economia e il prezzo più alto lo pagheranno tutti quei popoli che già arrancavano, che già lottavano.

Siamo impegnati in un gioco che non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto (G.Horwell, 1984).

 

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 3 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 3 Maggio 2020

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