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MARADONA E FISCO

Riprendono i processi al Pibe de oro, tra colpi di scena e voglia di tornare a Napoli

Italia, Sport | 8 Aprile 2014

maradona pisani

“Io voglio respirare l’aria di Napoli. Nascondere la verità è come rubare e a me stanno rubando la possibilità di vedere la gente napoletana che amo tanto, come amo la mia Argentina”. Con queste parole, affidate ad un documento video, Diego Armando Maradona proclama per l’ennesima volta la propria innocenza in merito alla querelle con il fisco italiano, in occasione dei processi ripresi ieri a Napoli, davanti al Presidente dott. Maurizio Stanziola (già Giudice di Calciopoli).

“Un altro goal nella porta della burocrazia: il fisco italiano insiste senza titolo nella riscossione”, scrivono agli atti i difensori del Pibe de oro. Oltre alle varie  memorie e agli atti difensivi, il suo legale, Angelo Pisani, avrebbe presentato anche un “dossier particolare” sul condono della presunta obbligazione, ed un documento inedito del Comune di Napoli, ovvero un certificato storico di residenza, dal quale si evincerebbe che Maradona non avrebbe mai ricevuto notifiche di accertamenti fiscali. Tale documento riporta infatti Maradona domiciliato in via Vicinale Paradiso, n.70 ossia sul campo di Soccavo (dove all’epoca si allenava il Napoli). Il tutto per “colpa e superficialità “del vecchio ragioniere della società partenopea che, nel compilare la prima busta paga del dipendete Maradona, prima sbagliò il luogo di nascita (Diego nacque a Lanus , ma il certificato – come gli avvisi del fisco – indicano Lomas de Zamora), poi addirittura domiciliò il campione presso il campo di allenamento dove invano probabilmente arrivarono le prime notifiche che, se contestate per tempo, avrebbero evitato tutti gli accadimenti in questione.

All’udienza di ieri, l’avvocato del Pibe, oltre a rimarcare l’assurdità e inspiegabilità’ dell’accanimento esattoriale in danno di Maradona con una memoria difensiva di 32 pagine di eccezioni e contestazione, esibisce il condono tombale del datore di lavoro di Diego, che sanerebbe quindi totalmente la posizione debitoria, qualora venisse provata.

“Abbiamo esibito il dossier e chiesto ai giudici, denunciando ogni incostituzionalità ed illegittimità del caso, di poter capire e chiarire come sia possibile che Equitalia continui ed insista ancora nella riscossione di un debito (non solo nullo ed inesistente per decisione di altrettanti giudici dal 1994) , ma già totalmente pagato tramite condono tombale dal datore di lavoro Società Calcio Napoli (coobbligato principale) nel 2003 con estinzione della presunta obbligazione e liberazione del malcapitato dipendente, colpevole forse solo di chiamarsi Maradona”, così l’avvocato Pisani, apparentemente soddisfatto, al termine dell’udienza, rinviata al 26 maggio 2014 per la chiamata in causa del creditore da parte del socio riscossore, nella speranza che ci si avvii verso una felice conclusione e verso la verità che riporterebbe Diego a casa, tra la sua gente. Napoli attende col fiato sospeso, con gioia e fiducia.

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Aprile 2014 e modificato l'ultima volta il 26 Settembre 2014

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