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#MaradonaèmeglioePelè (e buon 10 maggio, ricordando quello del 1987)

#Napoliammoremio | 10 Maggio 2015

NAPOLIAMMORE2015

Maradona e’ meglio ‘e Pele’ – 1984 – Emilio Campassi – Bruno Lanza

Tra la porta d’ingresso e la stanza da letto di mia nonna c’erano circa tre metri, abbastanza per una “scartatella uno vs uno” con mio zio Antonio, abbastanza per essere spensieratamente felice (la felicità, per fortuna, non si misura in metri quadrati).

Poi il fratello di mia madre, mio zio Nello, quello che a cinque anni mi insegnava tutte le battute di “Natale in casa Cupiello”, tornò a casa con una cassettina gialla con l’etichetta rossa. Noi sospendemmo la nostra partita per farlo passare (erano tre metri di lungo ma solo uno in larghezza) e lui andò subito ad infilarla nel mangianastri che, forse, si chiamava così perché non sempre le musicassette, una volta infilate, ne uscivano integre.

Da un lato c’era “Il tango di Maradona”, dall’altro “Maradona è meglio e Pelè”.
Io ero il figlio di Nunzio ‘o brasiliano, ero cresciuto con i racconti di mio padre sulle gesta di ‘o Rey e in più allora, forse, non era ancora “meglio e Pelè” … ma il dovere chiamava, il sangue già “pippiava”come ragù, avevo negli occhi e nel cuore abbastanza Troisi, Daniele, Totò ed Eduardo da sapere cosa fare: dopo “Bella ciao”(impostami dalle mie zie), “Maradona e’ meglio ‘e Pele’” fu la prima canzone che imparai a memoria.

E fu l’amore, primo, quello che non si scorda più.

Maradona e’ meglio ‘e Pele’
ci hanno fatto ‘o mazz’ tant pe ‘ll ave’!

13 miliardi, ‘o anema d”o priatorio, come direbbe il suocero di Bellavista, una cifra spropositata, probabilmente l’inizio di quella serie di capriole che porterà l’Ing. Ferlaino a lasciare il Napoli sulla via di un inevitabile fallimento. Probabilmente comincia lì la storia che porta alla serie C e alle partite col Cittadella ma è la una storia che vede il Napoli scrivere la sua storia, sono due Scudetti, una coppa Uefa e una coppa Italia, è la storia di un “mazz’ tant” che ci fece assistere allo spettacolo portato in scena dal più grande giocatore di tutti i tempi.

Maradona facce sunna’,
nu scudetto puortancill’ ‘a parte ‘e cca’…

E fu tutto un sogno.

Il 10 maggio 1987 a Napoli ci furono, contemporaneamente: Piedigrotta, Capodanno, il Setsubun, il Ringraziamento, San Patrizio e il Carnevale di Rio.

Lo hanno raccontato in tanti, ma ve l’ho detto, fu tutto un sogno, e anche nel più preciso e dettagliato dei racconti qualcosa si perde sempre, e qualcosa, soprattutto, resta per forza inespresso, perché inesprimibile, ancora più difficile se quello che si deve raccontare è il sogno di un amore.

…Maradona si’ Napule gia’,
tu si’ ‘a chiave ‘e ll’acqua pe ce fa campa’…
…Maradona, mo’ ca stai cca’,
levancillo ‘o scuorno ‘a faccia a sta citta’
Maradona, nun puo’ sbaglia’,
tu pe nnuje si frat’, pate e si’ mamma’…

E comunque nell’amore di Napoli per Diego, ne sono certo, il calcio c’entra solo fino a un certo punto. C’entra un popolo che sa riconoscere l’amore di chi, dopo 30 anni dice “il MIO NAPOLI”. C’entra un popolo per il quale la fantasia è una religione. C’entra un popolo che cerca un pretesto per vivere, per sognare, per abbracciarsi, per amare. C’entra il cuore di Napoli, caldo, agitato, azzurro, come il suo sole, il suo cielo e il suo mare.

Maradona piensace tu,
si mo’ nun succere nun succere cchiu’…
l’Argentina toja sta cca’,
nun putimme cchiu’ aspetta’,
finalmente ce putimmo vendica’…

C’entra il cuore di una città che è la mia città, un cuore che ogni giorno mi ricorda di sognare, vivere e amare.
Buon 10 maggio.

Francesco Paolo Oreste

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Maggio 2015 e modificato l'ultima volta il 10 Maggio 2015

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