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Maria Puteolana, la donna che preferì lottare piuttosto che essere salvata dagli eroi

Rubriche | 11 Aprile 2019

Molto prima di Wonder Woman, ma qualche secolo dopo le amazzoni di Omero, pare che per le strade di Pozzuoli s’aggirasse una femmena guerriera dalle sembianze androgine e la sensualità d’acciaio. Era Maria la Puteolana: singolare esempio di virago mitica e fugace che, armata di scudo e di spada bastarda, difese fino alla morte la propria terra natale, incantando persino Petrarca coi tratti forti della sua insolita femminilità.

Di come la forza ed il coraggio non siano solo “cose da uomini”

Spesso (ma erroneamente) abbiamo ritenuto che specifici valori, quali la forza ed il coraggio, fossero ad esclusivo appannaggio degli uomini, e non caratteristiche proprie degli esseri umani. Così, siamo stati abituati ad amare i leggendari guerrieri di Sparta, ad ammirare le gesta eroiche dei cavalieri erranti, fino a quando non abbiamo (addirittura!) creduto che il prototipo dell’eroe senza macchia e senza paura, quello che si prodiga per la protezione di docili damigelle indifese, esista, e vada ricercato per davvero.

Ora: che la Storia pulluli di homines impareggiabili, questo è, senza dubbio, un dato di fatto…Ma non è tutto. O, almeno, non è solo questo. Di pari passo alla folta schiera di eroi valorosi e uomini senza riserve, infatti, si muovono una serie di personaggi femminili (immaginari e non) che, con costanza e determinazione, hanno sovvertito quella malsana idea, secondo cui, uno tra i due sessi sia necessariamente più debole dell’altro.

Camilla, Ippolita l’amazzone, Giovanna d’Arco, Artemisia di Alicarnasso, Nancy Wake e la più recente Asia Ramazan: sono tante le donne guerriere che nella vita hanno scelto di lottare, e non di essere salvate. Tra queste, Maria: la virago puteolana del XIV secolo che dotata di elmo, lorica e gonnella, si distinse, in un mondo di uomini, per la sua prestanza fisica fuori dal comune, ma, soprattutto, per il coraggio con cui seppe affrontare tanto i nemici bellicosi, quanto gli stereotipi sessisti del suo tempo.

Maria Puteolana su stampa antica (Giulio Cesare Capaccio, Vera antichità di Pozzuoli, 1607)

Chi era Maria la Puteolana? Ce la racconta Petrarca che, giunto al suo cospetto, arrossì per la vergogna

Libera da ogni convenzione sociale, sprezzante del pericolo, della fatica e della morte: Maria, fu femmena indomita e soldato irriverente. Aveva «corpo anzi di guerriero che non di pulzella e forza di membra che si augurerebbe [di avere] un agguerrito soldato. Rara destrezza ed incredibile la persona, il vigore l’età […] Molte cose di lei si raccontano che sembran favole: ma io vo’ dirti sol quel che vidi».

Così Petrarca, nella quarta epistola del V libro delle Familiares, rivolgendosi a Giovanni Colonna Cardinale, delineava il profilo di quella donna prodigio, affinché – scrive sempre il poeta – nulla di lei fosse, poi, nel tempo dimenticato. Lo scrittore fiorentino fu il primo e, in realtà anche ultimo, a lasciare una testimonianza diretta in merito agli usi e i costumi della bellatrice. Ma non dovette essere l’unico ad infatuarsi della sua figura. E, sicuramente, non fu il solo a volerla incontrare.

Molti uomini, infatti, nel corso del ‘300, si recarono a Pozzuoli per ammirare le prodezze e le virtù di quella donna spregiudicata, che seppe tollerare «la fame, la sete, il freddo, il caldo, il sonno, la stanchezza con incredibile pazienza» e che assaltò il nemico con fervido ardore, senza mai farsi intimorire dal pensiero della morte. Alcuni, non riuscendo a credere reali le meraviglie che si solevano narrare sul suo conto, scelsero, addirittura, di metterla alla prova. Osarono sfidarla. Ma, come racconta il poeta, Maria sempre «si dimostrò superiore» tanto «che tutti di stupore, e [lui] di vergogna, ancora, ne rimas[e] preso».

Di come Maria direzionò la propria vita, trasformandosi da donna indifesa ad irreprensibile virago

Eppure, quella guerriera meravigliosa, che mai nessun uomo riuscì a vincere in forza fisica e perseveranza, Petrarca l’aveva già incontrata, molto tempo prima, quando Maria, giovane e indifesa, viveva ancora lontana della guerra: «veduta io l’aveva e senza armi quando con impeto giovanile correndo in traccia di gloria venni a trovare in Napoli il Re di Sicilia».

Poi, però, nel corso degli anni, qualcosa in lei dovette drasticamente mutare: e in un momento non specificato della sua mirabile esistenza, la virgo puteolana, di cui il fiorentino serbava un vago ricordo, in piena opposizione alle rigide credenze medievali (quelle che l’avrebbero voluta fisicamente debole e moralmente fragile) scelse di farsi virago.

Allora, «non delle tele, degli aghi, degli specchi, ma delle frecce, degli archi, delle lance [fece] suo vanto.  Sul volto non i segni de’baci o dei denti di lascivi amatori, ma di nobili ferite mostra[va] impresse le cicatrici».  E, così, abbandonate d’un tratto le vesti della docile muliebre, scegliendo volutamente di indossare l’armatura, Maria consacrò il resto della sua vita alla battaglia e alla strenua difesa di Pozzuoli, terra fertile e ospitale, che la vide germogliare, tenace, come solo sa essere una donna ribelle, e sempre audacemente, poi, vivere e morire, nel pieno esercizio della sua resiliente e inviolata libertà.

Ed. digitale Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari, a cura di Giuseppe Fracassetti (1864).

 

Curiosità, postille e precisazioni

I NEMICI DI MARIA

È noto che Maria partecipò valorosamente alle guerre civili del suo tempo, guadagnandosi il rispetto degli uomini che l’accompagnarono in battaglia. Ma contro chi lottò la donna? Alcuni, avvalendosi della contestualizzazione storica delle parole del Petrarca, e facendo riferimento all’anno (1341) in cui il poeta si recò a Pozzuoli (su invito di Re Roberto d’Angiò), affermano che Maria si sia battuta contro i saraceni e/o gli Aragonesi. E, effettivamente, proprio in quel periodo, tanto i pirati quanto le milizie d’Aragona ebbero nel mirino delle loro conquiste il territorio puteolano. Ma, è bene sottolinearlo, nell’epistola del Petrarca non esiste alcun riferimento specifico in merito all’identità dei suoi antagonisti. Il poeta li chiama genericamente “nemici”, aggiungendo, poi, solo un accenno alla loro prossimità territoriale rispetto alla posizione occupata donna: «Essa co’ i suoi vicini continua una guerra ereditaria: per la quale già molti morirono da entrambe le parti».

NON SOLO PETRARCA CI NARRA DI MARIA

Forse non tutti sanno che, dopo l’epistola del Petrarca, altri autori scelsero di rielaborarne il contenuto. E furono (in ordine cronologico): Giovanni Sabadino degli Arienti (1445 – 1510), Vincenzo Sigonio (XVI sec.), Johannes Ravisius (fine XVI sec.), Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634). Ognuno di loro rese giustizia o comunque aggiunse un quid in merito alla storia della puteolana: basti pensare al contributo del Capaccio, il quale, infatti, nell’opera La vera antichità di Pozzuoli (1652) accompagnò la descrizione della donna con un disegno – probabilmente copiato da un’originale del Rinascimento – che la raffigura con una lorica declinata al femminile, attraverso la quale si percepiscono, nitidamente, le sue curve di donna.

LA MORTE DELLA BELLATRICE

Che Maria morì in battaglia poiché «fu nel fianco ferita» è una notizia che apprendiamo da una fonte letteraria, sì, ma non quella del Petrarca. D’altra parte, volendo credere che la testimonianza del poeta sia storicamente valida, egli dovette incontrare Maria in vita, e della sua vita volle lasciare un ricordo. Allora, chi ha fornito ai noi lettori moderni questo particolare? Non l’aretino, quindi, come si è soliti leggere o pensare, ma Sabadino degli Arienti, nell’opera Gynevra delle clare donne (1483), un testo in cui sono raccolte 33 biografie di donne illustri, tra le quali, anche quella di Maria.

TRADUZIONI KILLER E LICENZE POETICHE INDESIDERATE

L’epistola del Petrarca in cui sono narrate le vicende di Maria, come, d’altra parte, tutte quelle contenute nelle Familiares è, ovviamente, scritta in latino. Ora, senza voler essere pedanti a livelli esponenziali, è bene precisare che in rete (ma non solo) circolano una serie di traduzioni che si distanziano anni luci dal testo originale. Un passo, probabilmente il più abusato, può fungere da esempio per la questione: «Poi sotto quell’elmo ho riconosciuto la sua femminilità». Una resa in italiano, questa, sicuramente d’impatto, poetica, ma lontanissima dalle vere parole del poeta, che recitano: «vix tandem sub casside torvam et incultam virginem recognovi», ovvero, «sotto quell’elmo la fiera e rozza virago riconobbi». Questo per dire che è bene sforzarsi sempre nella ricerca della bellezza per ciò che riguarda la resa delle parole, ma, forse, sarebbe meglio, o semplicemente più giusto, impegnarsi anche nella divulgazione di notizie corrette, accertate, dal momento che abbiamo a nostra disposizione, ormai, ogni sorta di strumento utile per farlo.

N.B. tutti i passi citati nell’articolo sono tratti dal primo volgarizzamento dell’opera intitolato: Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari libri ventiquattro. Lettere varie libro unico: Ora la prima volta raccolte, volgarizzate e dichiarate con note da Giuseppe Fracassetti (1864). Il testo, nella sua versione integrale e digitalizzata, è consultabile gratuitamente attraverso Google Books.

Flavia Salerni

Un articolo di Flavia Salerni pubblicato il 11 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 11 Aprile 2019

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