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Matilde Serao e le “false notizie”: pagine di attualità che hanno un secolo

#Napoliammoremio | 25 Luglio 2017

In quella psicologia del giornalismo che io ho tanto desiderio di scrivere, ma che non scriverò forse giammai, in questa psicologia che andrà a raggiungere nel limbo dei desiderii insoddisfatti tutti i romanzi, tutti i poemi, tutte le commedie che vorrei avere scritto o vorrei poter scrivere, in questa meravigliosa psicologia che rimarrà una delle mie più grandi opere inedite, un capitolo acuto ed anche divertente potrebbe essere, anzi sarebbe quello della falsa notizia.

E’ anche vero che la falsa notizia è stata il trionfo del giornalismo di venti anni, mentre adesso questa utile consuetudine si va perdendo e i giornali, quasi tutti e quasi sempre non stampano che notizie vere: ma è sempre una cosa bizzarra a studiarsi; la falsa notizia nel giornale; è sempre una delle estreme risorse; è sempre un minuto interessante in cui la gente si agita intorno a un’ombra.

Vi è la falsa notizia maliziosa, perfida, di colui che la lancia con maligna intenzione, che la vede fare il giro della stampa e che sa bene non essere efficace nessuna rettifica, nessuna smentita: rimane sempre qualcuno che crede a questa falsa notizia; vi è la falsa notizia ingenua, candidamente stupita, di colui che ha udito una parola per un’altra, che ha scambiato il nome di un personaggio con quello di una città, che scrive a orecchio e quindi sbaglia; vi è la falsa notizia strepitosa, clamorosa, inventata di chi ha l’abitudine di queste fantastiche invenzioni e che si diverte immensamente nell’agitazione che desta; vi è la falsa notizia timida, quasi tranquilla, di colui che desidera che questa notizia si avveri, e la falsa notizia arrabbiata, disperata di colui che non sa come occupare mezza colonna del suo giornale, che ne occupa altra mezza per confermare la prima notizia, poi vi ritorna su per ismentire le smentite, poi per ispiegare che la cosa va così e così, e infine, la quinta volta per dare ampia ragione a coloro che smentirono.

E ancora vi è la falsa notizia germogliata così, spontaneamente, ripetuta scioccamente, scioccamente creduta, che non è verosimile, che non sarà verosimile mai, che è l’indizio più profondo della stupidaggine umana; vi è la falsa notizia ricorrente, cioè quella che si rinnova ogni quattro, ogni sei mesi. Dio, quanti generi e quante forme di false notizie, alcune oneste e alcune disoneste, alcune perfide e alcune innocenti e tutte quante fonte di lavoro e di diletto al giornalista, fonte d’interesse pel lettore. Oramai, il regno della verità, il migliore, è stato fondato, nel giornalismo italiano, ma il sistema della falsa notizia anche aveva del buono, come vi può essere della onestà, della pietà, della carità, della utilità in fondo a ogni bugia.

Ormai la falsa notizia si fa rara, rara; e quando se ne pesca una, si rimane meravigliati, come di una cosa di altri tempi. Beninteso che questo non è il capitolo della psicologia del giornalismo, ma il riassunto, anzi il sommario di questo stupendo capitolo della sublime opera che non vedrà la luce, giammai.

Matilde Serao

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Luglio 2017 e modificato l'ultima volta il 25 Luglio 2017

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