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Un angolo di Medioevo nel cuore del centro storico di Napoli

News | 28 Febbraio 2018

Ben nascosto tra chiese e palazzi del centro antico esiste uno spaccato della Napoli del XIV secolo. Nei pressi del decumano superiore, la cosiddetta via Anticaglia, e poco distante dall’importante edificio religioso dei SS Apostoli troviamo un angolo medievale molto ben conservato.

Nelle pertinenze di un edificio facente capo alla facoltà di Archeologia del Suor Orsola Benincasa, scavi di qualche anno fa hanno portato alla luce un antico cardine di età post classica. Riconosciamo l’acciottolato della strada, diverso da quello antico, riconosciamo un antico forno ed un lavatoio. Antiche bifore ormai chiuse fanno da contorno a questo incredibile contesto.

Il sito, di grande interesse storico, si trova inserito centralmente tra alcune antiche stradine, in un reticolo di vicoli di cui conosciamo in alcuni casi anche i nomi originari. Fulcro del contesto è il ricordo della scomparsa chiesa di S.Maria ad Agnone. Ne resta il ricordo nel nome della viuzza adiacente al sito di cui parliamo, S.Maria ad Agnone, anticamente “ad Angueone o ad Angue”. Questo toponimo è legato ad una leggenda medievale. Una lunga iscrizione latina, ora perduta, ci riporta ad una leggenda popolare, dove si racconta di un tal Gismondo, che scampato all’aggressione di un enorme serpente, avrebbe fatto erigere, per grazia ricevuta la detta chiesa, chiamandola “ad Angue” dal nome latino della serpe. Sempre a questa leggenda è legato il nome del vico perpendicolare,  Vico della Serpe. Dal Celano sappiamo che questa strada si chiamava in epoca ducale “vicus Malafracta”.

Tutta la zona fu in epoca classica adibita a bagni termali, tanto da essere definita la Regio Termensis. Col medioevo si trasformò in area ricca di monasteri di clausura femminili. In epoca vicereale vi furono grandi mutazioni legate alla presenza del Castel Capuano ed anche il monastero annesso alla nostra chiesa si trasformò in carcere, mentre le monache furono trasferite a San Gaudioso.

Come ci ricorda Benedetto Croce riprendendo un sonetto secentesco, la zona da luogo d’elezione per anime pie ed innocenti si trasforma in “magione d’estreme pene,/vero Inferno d’afflitte genti” così come il Castel Capuano che da antica reggia si trasforma in carcere e tribunale. Il Vicus Malafracta quindi non esiste più. Ne esiste ancora il suo ricordo, legato alle “afflitte genti”.

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Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 28 Febbraio 2018 e modificato l'ultima volta il 28 Febbraio 2018

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