domenica 26 maggio 2019
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MEDIOEVO IRANIANO

33 anni di prigione e 148 frustate per l’avvocatessa dei diritti umani

Altri Sud | 14 Marzo 2019

Trentatré anni di prigione e 148 frustate, solo per aver svolto il suo lavoro di avvocata. È il verdetto emesso contro Nasrin Sotoudeh, che dallo scorso 13 giugno è rinchiusa nel famigerato carcere di Evin con una condanna a cinque anni (il totale ora è di 38). A denunciarlo su Facebook è stato Reza Khandan, il marito della più famosa avvocata iraniana per i diritti umani, una dei pochi rimasti nella Repubblica islamica. Tra le accuse: propaganda contro il sistema, incontri ai danni della sicurezza nazionale, partecipazione al movimento contro la pena di morte, incitamento alle donne a togliersi il velo e ad azioni immorali.

Nasrin Sotoudeh, 55 anni, è una leader, che ha scelto di restare in Iran e che sa parlare al popolo. Nel suo studio spoglio c’è una statua della Giustizia con la spada nella mano destra e la bilancia nella sinistra. Attaccati al muro dietro la sua scrivania, tanti piccoli bigliettini: lettere di solidarietà che da tutto il mondo furono spedite ai suoi bambini, Mehrave e Nima, quando fu arrestata già nel 2011 (scontò tre anni).

Nasrin Sotoudeh era stata arrestata piú volte e l’ultima lo scorso luglio per aver difeso le donne che tra dicembre 2017 e gennaio 2018 si erano tolte il velo chiamate anche “Le ragazze di Enghelab Street”.

Semplici donne che avevano protestato pacificamente contro la legge della Repubblica Islamica che obbliga le donne ad indossare il velo (Hijab) in pubblico. Sotoudeh era stata arrestata nel 2010 con l’accusa di diffondere propaganda e cospirare contro la sicurezza dello Stato. Nel 2011 fu condannata a 11 anni di carcere e sospesa dal lavoro per 20 anni. La sentenza fu poi ridotta in appello a sei anni e il divieto di lavoro di avvocato a 10 anni.

Tra il 2010 e il 2013 la donna ha trascorso tre anni in prigione per “azioni contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro il regime” ed è interdetta dal rappresentare casi politici o lasciare l’Iran fino al 2022. Sotoudeh ha difeso giornalisti e attivisti tra cui il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi e diversi dissidenti arrestati durante le proteste di massa nel 2009 contro la contestata rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad.

In prigione, ha sostenuto due scioperi della fame per protesta alle condizioni di Evin, il famigerato carcere di Tehran nonché le é stato vietato di vedere suo figlio e sua figlia.

Sotoudeh è stata rilasciata a settembre 2013 poco prima dell’elezione del presidente Hassan Rouhani, che aveva dichiarato nella campagna elettorale di migliorare diritti civili della popolazione. Cosa che poi non è avvenuta.

Di recente Nasrin, si era dichiarata contraria a un nuovo codice penale che consentiva solo a un piccolo numero di avvocati, solo 20 a Teheran, di rappresentare le persone accusate di reati di sicurezza dello Stato. Oggi le accuse a suo carico sono “collusione contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro lo Stato”, “istigazione alla corruzione e alla prostituzione”, ed “essere apparsa in pubblico senza hijab”.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 14 Marzo 2019

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