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MEMORIE

91 anni fa nasceva Bud Spencer. Così lo ricordava De Crescenzo

Identità | 31 Ottobre 2020

“Quando posso torno sempre con piacere nella mia Napoli. Sono nato e cresciuto nel quartiere Santa Lucia, in un palazzo di via Generale Orsini. Durante la guerra i miei genitori decisero di lasciare la città. Mio padre era un industriale, perse tutto con l’esplosione di una nave al porto. Bisognava ricominciare da zero e ci trasferimmo a Roma”. Così raccontò Bud Spencer quando fu insignito di un’oreficenza dal Comune di Napoli nel 2015, un anno prima di lasciarci.

Al civico 40 di via Generale Orsini nacque anche un altro grande di Napoli, Luciano De Crescenzo. Oggi che ricorrono i 91 anni dalla nascita di Mario Pedersoli, Bud Spencer, ci fa piacere offrirvi un suo ricordo dell’amico e vicino di casa, che racconta anche il loro quartiere, incollato al Pallonetto di Santa Lucia.

“A mio avviso la cosa più important eche c’è nellla vita non è il denaro ma la fortuna ed io credo di averla avuta. Ora, a parte la fortuna di essere riuscito a fare quello che più mi piaceva, ovvero lo scrittore  – raccontava del Crescenzo nella prefazione di Mangio Ergo Sum, un libro di Bud del 2014 scritto a 4 mani con Lorenzo De Luca – sono altri i motivi per i quali mi ritengo fortunato. La prima cosa che mi viene in mente è l’essere nato “uomo” e non animale, e non basta, soprattutto il non essere nato “donna”. La seconda invece è di aver avuto come amico, fin da quando ero piccolo, Carlo Pedersoli, oggi noto ai più come Bud Spencer. Ebbene perché si sappia io e Carlo siamo entrambi nati a Napoli. Non solo eravamo compagni di scuola, ma abitavamo anche nello stesso palazzo nel quartiere Santa Lucia: lui a un piano terra, io a un terzo piano. Ora, sempre se ben ricordo, io lo aiutavo coi tempi di italiano e lui, in cambio, mi faceva compagnia ogni qualvolta dovevo attraversa il quartiere del Pallonetto.

Ma che cos’era il Palloneto? Anzi, che cosa è il Pallonetto? Ebbene, per chi non lo sapesse, via Santa Lucia più che una strada può essere considerata una vera e propria zona di confine. In sequito ad un progetto urbanistico, infatti, le case dei pescatori che per anni e anni si erano affacciate direttamente sul mare, videro coprirsi la visuale del sorgere di un nuovo quartiere residenziale, detto “Il Rione Bellezza”.

Questi Palazzoni – scriveva ancora De Crescenzo – non fecero altro che dividere la zona mare da quella dei negozi più belli, quelli di via dei Mille, le case dei ricchi da quelle dei poveri, il Pallonetto per l’appunto. Io e Carlo abitavamo in uno dei palazzi in stile umbertino che affacciavano sul lungomare, ma ogni mattina, per andare a scuola, eravamo costretti ad attraversare il Pallonetto. “E che sarà stato mai” penserete. Quella passeggiata in realtà era molto più pericolosa di quanto possa sembrare. Tra gli abitanti dei nuovi palazzi e quelli del Pallonetto, infatti, non correva buon sangue. Sconfinare nel territorio altrui era considerata una provocazione alla quale rispondere dimostrando la propria superiorità e forza fisica. In poche parole, ogni mattina rischiavo di prendere le “mazzate. Ecco, sebbene Carlo avesse un animo gentile, era dotato di una stazza fisica da fare invidia a chiunque. Mi superava in altezza di almeno 10 centimetri e il solo averlo accanto era più che sufficiente a mantenere tutti a debita distanza perché metteva paura solo a guardarlo.

Da quando attraversavamo insieme il Pallonetto sono trascorsi molti anni, eppure, sebbene nella mia vita siano cambiate tante cose, l’amicizia con Carlo è una di quelle che invece è rimasta immutata. Se non è fortuna questa!”.

De Crescenzo parlava di Bud Spencer anche nel suo libro “Il caffè sospeso – saggezza quotidiana in piccoli sorsi”.

“Io nacqui al terzo piano di un palazzo con vista mare. Al primo piano del medesimo palazzo invece nacque il mio amico Carlo Pedersoli. Era gigantesco. A tredici anni mi superava di almeno 20 centimetri. Con lui accanto nessuno mi poteva toccare. Attraversavamo via Santa Lucia come e quando ci pareva. Fummo compagni di scuola alle elementari e alle medie, poi la vita ci divise: io divenni ingegnere e poi scrittore, lui invece prima campione di nuoto e poi attore. Oggi si chiama Bud Spencer. Un paio d’anni fa ho incontrato Carlo all’Hotel Vesuvio e gli ho proposto di andare a rivedere insieme il palazzo dove eravamo nati.  Senonchè per strada siamo stati fermati da due scugnizzi del Pallonetto. “Bud Spensèr quanto sì bello” disse uno dei due, mettendo – come di regola a Napoli, l’accento sulla seconda e del cognome Spencer. “Comme ce’ piacesse ave’ nu pate come Bud Spensér”. E l’altro “Te putimmo chiammà papà?”. Qui Carlo, che tutto è tranne quell’energumeno picchiatore che siamo abituati a vedere nei film, nel sentire due ragazzini che volevano chiamarlo “papà” stava lì lì per commuoversi, quando uno dei due gli disse: “Noi siamo orfani, nunn’o tenimmo ‘o papà”.  Lacrime negli occhi di Carlo Pedersoli e 50 euro a testa ai due scugnizzi che forse tutto erano tranne che orfani”.

La foto è tratta dalla pagina Fb “Così Parlò De Crescenzo”

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 31 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 31 Ottobre 2020

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